Rara Piol

Home » 2014 » febbraio

Monthly Archives: febbraio 2014

Martina Sorito: “Mia madre mi avrebbe voluto medico, a me piace stare a contatto con i bambini”

di Rara Piol

Martina Sorito

Martina Sorito

Martina Sorito, 24 anni di Fonte Nuova, ha conseguito la Laurea triennale in Scienze dell’Educazione e la Magistrale in Scienze pedagogiche ed educazione degli adulti, entrambe con la lode. Esigente e determinata, con la passione per il teatro, la lettura e la poesia, Martina fa parte di un  gruppo di ricerca, il MimesisLab all’Università Roma Tre, coordinato dal Dott. Gilberto Scaramuzzo, con incontri mensili al fine di strutturare e ideare un progetto pedagogico, volto alla creazione di momenti educativi per un’università nuova in cui gli studenti siano coinvolti appieno. Mamma casalinga e papà impiegato, Martina oggi lavora come assistente specialista presso una scuola superiore di Monterotondo, come supporto agli studenti e ai docenti in classi particolarmente problematiche.

Perché hai scelto questo tipo di percorso formativo?

Ho fatto questa scelta perché sentivo che mi avrebbe reso una “persona” migliore, più sensibile e attenta alle problematiche altrui, di qualsiasi tipo. Avrebbe affinato i miei sensi, resi più attivi, meno addormentati dal buio e dal sonno in cui ci stanno facendo vertiginosamente piombare le circostanze storiche, ambientali e culturali del presente. Sicuramente anche per la propensione naturale verso le discipline studiate, l’introspezione dell’altro, il poterlo scandagliare e comprendere per poi aiutarlo e sostenerlo nel suo percorso di vita. Se penso al momento effettivo della scelta dell’università nel 2008, all’età di 19 anni, in realtà provavo una forte attrazione verso il mondo dell’infanzia in generale, sapevo che lavorare con e per i bambini mi avrebbe dato grandi gioie.

Quali sono le tue ambizioni nel lavoro?

Vorrei lavorare al Ministero dell’Istruzione, ahimè se vogliamo grandi cambiamenti dobbiamo partire dall’altro! Vorrei anche viaggiare per poter conoscere e vivere ambienti scolastici diversi per arricchirmi. E chissà magari in futuro poter gestire una struttura educativa. Sto studiando la LIS, il corso per il linguaggio dei segni, quindi non escludo un futuro lavorativo come interprete o assistente alla comunicazione.

Hai deciso di non seguire le orme dei tuoi genitori, perché?

Onestamente non ci ho mai pensato, mia madre ha studiato per qualche anno medicina all’università ma poi ha interrotto gli studi. Lei avrebbe voluto che facessi il medico ma il mio carattere sensibile, coinvolto e partecipato in tutte le relazioni che instauro, sarebbe stato un impedimento troppo grande. Il medico non sarà il mestiere di mia madre ma è stata la sua aspettativa nei miei riguardi, forse proprio perché lei non è riuscita in questo intento. Mio padre mi ha sempre spronata a trovare un ambito che mi desse realizzazione e felicità, e mi ripeteva spesso che io avrei potuto pretendere di più, non perché denigrasse il lavoro di impiegato, tutt’altro! Credo che sia una delle poche persone che la mattina si reca al lavoro con piacere. Lo faceva affinché non mi adagiassi su qualcosa di già scelto, di confezionato per me da chi mi ha preceduto.

Cosa pensi significhi oggi “essere figlio di…” in ambito lavorativo?

Le classiche raccomandazioni nel nostro paese purtroppo hanno sempre avuto troppo peso. Questa “differenziazione”, per non usare il termine più forte di discriminazione, non è presente solo in ambito lavorativo, anzi è diffusa a macchia d’olio anche in tutti gli altri settori, quali la scuola, la vita privata, il tribunale, un concorso, una competizione di qualsiasi tipo. La meritocrazia non è proprio il nostro forte! Confido però in un miglioramento.

Se i tuoi genitori avessero svolto una professione inerente al tuo settore, avresti approfittato della loro presenza per inserirti?

Se fosse stata una semplice facilitazione sì. Mi spiego, vivendo a contatto con persone che hanno svolto il nostro stesso mestiere siamo certamente facilitati, perché l’ambito familiare, i libri presenti in casa, i programmi televisivi che si guardano, gli amici e gli ambienti che si frequentano, certamente avranno una notevole influenza sul nostro essere in toto, e di conseguenza anche in ambito lavorativo. Comunque io oggigiorno non critico più chi si avvale di “agevolazioni”, perché nella situazione disperata in cui versa il nostro paese sarebbe solo un atto di sopravvivenza. Detto ciò naturalmente auspico ad un sistema che dia opportunità lavorative a chi dimostra davvero di avere le qualità necessarie a ricoprire quell’incarico.

Perché secondo te un giovane sceglie il mestiere dei propri genitori?

Non credo sia sempre un ripiego, un affidarsi ad una certezza in luogo di un’incertezza. Ci sono persone che fanno questo tipo di scelta per autentica passione. Poi ci sono quelli che non vogliono si vogliono costruire un futuro con le proprie forze perché ne hanno uno già preconfezionato, senza neanche assumersi la responsabilità di sceglierlo. Altri magari lo fanno perché, pur avendo ambizioni diverse, vivono in un periodo di così grande instabilità che sono portati per necessità a scegliere il certo piuttosto che l’incerto.

Quanto questo “tramandarsi” il posto di lavoro uccide la meritocrazia?

In alcuni casi è bello vedere come un genitore possa trasmettere al figlio la passione e la dedizione per il proprio mestiere e come questo a sua volta possa metterle in pratica. Non la vedo una “tendenza ” sbagliata o insana in generale, certamente è troppo diffusa la pratica di offrire posti di lavoro a figli, parenti e conoscenti piuttosto che a chi avrebbe le competenze idonee per svolgere quella mansione. Il problema risiede nel fatto che ognuno dovrebbe svolgere seriamente e con passione il proprio lavoro, qualunque esso sia. L’uomo per vivere ha bisogno di un altro uomo, è una catena imprescindibile. Siamo legati, i mestieri sono strettamente interconnessi e dovremmo solo esercitarli con cura verso noi e verso l’altro. Ma, che utopia!

Come vedi il tuo futuro lavorativo in un quadro come quello italiano?

Lo vedo critico, sfuggente, poco chiaro, evanescente. Sono una persona determinata e piena di speranze, mi impegnerò nel mio piccolo a renderlo accettabile. Per ora ho in progetto di andare a vivere insieme al mio fidanzato Enrico, di compiere uno o più viaggi all’estero per formarmi nel mio ambito e perfezionare la conoscenza delle lingue straniere, per confrontarmi con luoghi, menti e culture diverse. La diversità in tutte le forme mi ha sempre affascinato, incuriosito e attratto fortemente. Vorrei sperimentarla, viverla per poi, spero, uscirne arricchita.

Pubblicato su Tiburno il 25 febbraio 2014

Annunci

Chi dice HoMi, dice casa!

La fiera dell’arredo si trasforma e lancia la sua 1° edizione a Milano dal 19 al 22 gennaio

di Rara Piol

homi-nuovo-macef-milanoDopo cinquant’anni di successi la fiera dell’arredo cambia volto e nome, diventando sempre più internazionale, con appuntamenti a Mosca, Singapore e negli Stati Uniti: il Macef cede il posto a HoMi, il nuovo salone dedicato agli stili di vita, lanciato da Fiera Milano, che ha chiuso la prima edizione con 94mila visitatori professionali, di cui il 15% esteri. Quattro giorni, dal 19 al 22 gennaio scorso, sotto le vele di Fuksas a Milano-Rho erano presenti 1.500 espositori, un concet espositivo nuovo diviso in 10 satelliti: Living Habits, Home Wellness, Frangrances & Personale Care, Fashion & Jewels, Gifts & Events, Garden & Outdoor, Kid Style, Home Textiles, Hobby & Work.  E in ogni settore due macro-declinazioni: HoMi Sperimenta, dedicata alla ricerca e alla sperimentazione, con idee e proposte giovani, e HoMi Special, area aperta a iniziative e eventi unici.

HoMi Milano 2014

HoMi Milano 2014

Un modo nuovo di concepire il salone che ha, come missione, quella di mettere in relazione imprese, espositori, negozianti e buyer per aiutarli a interpretare in modo efficace e concreto i desideri dei nuovi compratori globali di oggi e di domani e conquistare nuovi mercati. Notevole l’abilità dell’architetto Alessandro Agrati, art director della manifestazione, che ha saputo mettere al centro la tradizione italiana del saper vivere declinata in un nuovo modo di guardare alla vita e ai consumi. La fiera, nel suo nuovo volto, si presenta al visitatore come una grande casa, una stanza dentro l’altra dove perdersi tra ambientazioni chic, mobili di design e oggetti misteriosi. “HoMi – spiega Agrati – è la prima manifestazione nel mondo che rappresenti lo stile di vita. Diverso e più funzionale è anche il modo di esporre i prodotti con una migliore visibilità. Un concept dedicato agli stili di vita di un pubblico multiculturale che offre nuove modalità e opportunità di fare business grazie alla realizzazione di aree speciali dedicate a ricerca e sperimentazione, alla creazione di network professionali per ogni singolo satellite di riferimento grazie ad ambienti progettati all’insegna dello stile e della convivialità italiana”. Concept e layout innovativi dunque, la casa e il negozio diventano gli ambienti cardine all’interno dei quali le attuali tendenze si manifestano e quelle future si costruiscono, in uno scenario in cui multiculturalità e ibridazione sono le parole chiave.

Villa D'Este Home Tivoli
Villa D’Este Home Tivoli
Ballarini

Ballarini

E quando si dice casa non si può fare a meno di pensare alla buona cucina e al momento dedicato alla tavola. Ecco allora che Ballarini presenta le sue novità con una batteria di pentole e padelle davvero innovative, ideali per poter cucinare con strumenti funzionali e all’avanguardia, senza dimenticare l’importanza dell’estetica.  Villa d’Este Home Tivoli propone la Collezione Ice Cream, la linea di coppette e cucchiaini per il gelato, realizzati in policarbonato, materiale sintetico, resistente e di grande attualità, che si distinguono per una trasparente lucentezza. Reduce dall’acquisizione da parte del marchio fiorentino Gucci, Richard Ginori presenta le collezioni Art de la table 2014, massima espressione del made in Italy e dell’esperienza degli artigiani fiorentini. Design di Wiel Arets per la nuova collezione Alessi, che ha presentato la sua versione sottile e affusolata delle posate, consentendo  di riporle impilandole agevolmente e suggerendo un nuovo e originale modo per apparecchiare il posto tavola.

Missoni Home

Missoni Home

Posate Alessi

Alessi

Dalla cucina alle altre stanze, ecco che i colori prendono il sopravvento con il cilindro pouf in cotone con stampa papaveri e maniglia logata in cuoio firmato MissoniHome, e il design prende forma con la lampada da terra in cartone tridimensionale by Kubedesign, parte superiore in polipropilene e struttura rivestita con materiale rigido antiurto nei colori bianco, nero, rosso, verde, blu o giallo. Particolare la serie “Fondamentali 2014” di Carlo Moretti, con vaso monofiore in 6 versioni in cristallo di Murano soffiato a bocca e rifinito a mano con applicazioni a caldo.

Così, in un momento di grave crisi economica che l’Italia sta attraversando, si è voluto rilanciare non solo il made in Italy ma soprattutto il modo di vivere del Bel Paese, appunto il lifestyle, partendo proprio dalla casa. Con risultati più che positivi: “La partecipazione di 94mila visitatori in questa prima edizione premia certamente il coraggio delle aziende che hanno creduto da subito nel progetto di HoMi e nelle sue potenzialità di sviluppo e di crescita – spiega Enrico Pazzali, amministratore delegato di Fiera Milano – Ora, insieme a loro e a quanti vorranno seguirci in Italia e all’estero, potremo affermare questa manifestazione come espressione di eccellenza dello stile di vita italiano nel mondo”.

HoMi +

HoMi +

Chiusa la prima edizione, si lavora già a quella di settembre, che si preannuncia ricca di novità perché precede l’anno di Expo Milano 2015. HoMi guarda al futuro così, oltre alle edizioni in Italia e quelle all’estero, la manifestazione sarà anche online, grazie a HOMI+, online a partire dal 3 febbraio 2014 per otto settimane.

Pubblicato su http://www.tiburno.tv il 26 febbraio 2014

HoMi, tra i marchi che reinventano la tavola e l’oggettistica anche Villa d’Este Home Tivoli

di Rara Piol

3Si è chiusa con grande successo la prima edizione di HoMi, la grande fiera dell’arredo e del lifestyle italiano, che si è tenuta a Milano dal 19 al 22 gennaio scorso. Al padiglione 4, settore “Tavola ed oggettistica” era presente anche  il marchio Villa d’Este Home Tivoli, solida realtà commerciale del gruppo Galileo S.p.A.  con esperienza ultraventennale nel settore e capace di reinterpretare i più comuni articoli di uso quotidiano, rendendoli unici, colorati e versatili. Ai responsabili del settore vendita abbiamo chiesto novità e ultime tendenze che si sono fatte strada nella fiera milanese.

E’ la prima volta che partecipate alla fiera?

Villa D’Este Home espone al Macef dal 2005 e, dopo quasi dieci anni di presenza, quest’anno abbiamo notato un maggiore affluenza rispetto alle passate edizioni, in particolare tra il pubblico di nazionalità straniera.

Quali sono le novità nel design e quali invece quelle nella tecnologia che avete riscontrato in fiera?

Nel design, ancora una grande presenza del tema “Gufo” accompagnato da un gusto vintage che richiama gli anni ’50, ’60, ’70, improntato sull’immagine della donna Pin-up, con scritte e font tipici di quel periodo storico, il tutto accompagnato da un’inclinazione cromatica ai colori caldi, soprattutto al giallo. Quanto all’aspetto tecnologico, proprio Villa D’Este Home si è resa protagonista con la presentazione della nuovissima cuoci patate fritte ad aria, senza aggiunta di grassi. Più in generale, la tecnologia si fa bella, colorata. Ogni oggetto utile e funzionale alla quotidianità oggi deve seguire anche la logica del design, un design caratterizzato da un desiderio di ritorno al passato.

HoMi promuove il lifestyle, come è cambiato il concetto di casa?

Il superfluo non attira più l’interesse del consumatore che si è visto ridurre in maniera drastica il suo potere di acquisto. Oggi tutto rientra nell’ottica dell’utile e bello inserito in un contesto casalingo segnato dal ridimensionamento dell’ambiente domestico in termini di metrature.

Da questo nuovo modo di fare fiera è davvero possibile un rilancio del Made in Italy?

Assolutamente sì! Le fiere, da sempre luogo di incontro tra domanda e offerta, possono svolgere egregiamente il compito di ambasciatrici del Made in Italy nel mondo. Proprio per questo motivo siamo intenzionati in futuro a partecipare a rassegne di questo genere organizzate anche negli altri paesi europei.

sale campPresentando i vostri prodotti, su quali tendenze e innovazioni avete puntato?

Villa D’Este Home fa della tavola interpretata in maniera iper colorata e scomposta la sua innovazione principale. Noi siamo gli “scomposti a tavola”, coloro che hanno preso per mano il consumatore portandolo ad accettare un concetto di tavola in cui ogni posto è apparecchiato diverso dall’altro, ma pur sempre unito da un unico tema, un unico filo conduttore.

Il nostro impegno di ricerca di nuovi design ci consente ogni anno di presentare più di 20 modelli diversi, ai quali segue una produzione importante che ci permette di entrare nelle case degli italiani e non solo, soddisfacendo il gusto di diverse generazioni.

Pubblicato sul Tiburno l’11 febbraio 2014

http://www.tiburno.tv

Antonio Sansotta: “La salute psicologica al primo posto”

di Rara Piol

Sansotta Antonio 1Antonio Sansotta, preside dell’Istituto comprensivo Luigi Pirandello di Santa Lucia, ha cercato di fare maggiore chiarezza su un argomento complesso e molto dibattuto negli anni: la sindrome da deficit d’attenzione e iperattività. C’è chi ne ignora l’esistenza, chi ne rifiuta la diagnosi e chi combatte costantemente per trovare un percorso risolutivo adeguato.   

La sindrome Adhd. Quanto è facile sbagliare la diagnosi?

La difficoltà, appunto, sta proprio nel problema della specificità delle diagnosi per poter poi adottare strategie adatte. È una sindrome particolarmente complessa ed è necessario saper canalizzare l’attenzione su alcuni segnali. D’altro canto non è detto che questi vengano fuori immediatamente durante il periodo della scuola materna, a volte sopraggiungono durante quella primaria.

Chi dovrebbe accorgersi di questi segnali?

L’insegnante in questi casi è determinante. Tuttavia, credo fortemente che scaricare l’intera responsabilità sul corpo docente sia sbagliato, soprattutto perché chi sceglie questa professione per passione si fa carico spesso di oneri di cui non dovrebbe occuparsi. Sono sempre più convinto che ogni scuola dovrebbe essere munita di uno sportello psicologico, tanto per i bambini quanto per gli educatori, fornendo loro gli strumenti adatti ad un possibile intervento a seconda del caso preso in esame.

Voi dell’Istituto Luigi Pirandello a chi vi affidate?

Sicuramente all’esperienza dei nostri insegnanti e alla grande professionalità del personale dell’Associazione La lanterna di Diogene, che offre supporto psicologico ai ragazzi che presentano disabilità nel nostro istituto.

Quanti sono i casi di Adhd nella vostra scuola?

Non abbiamo un’analisi dettagliata per codici diagnostici. Vi posso dire che su 1050 alunni, 57 sono diversamente abili. Tra questi, ma questo è un dato approssimato, forse sei o sette presentano la sindrome ADHD.

Qual è la prassi quando ci si trova davanti ad un caso di Adhd?

Quando ci troviamo di fronte a certificazioni che richiedono sostegno, agiamo interpellando gli enti locali affiché ci forniscano gli strumenti necessari per intervenire, ovviamente in concordanza con le famiglie.

Molte volte però sono proprio i genitori a rifiutare la diagnosi.

Sì, è proprio così. Soprattutto se consideriamo che in America questa sindrome viene curata attraverso l’uso di psicofarmaci, è normale che le famiglie siano spaventate. Per questo noi cerchiamo sempre di fare un percorso insieme, supportando il bambino ma anche i suoi genitori, senza farli sentire mai soli durante la procedura.

Possiamo dunque rassicurare le famiglie che la sindrome Adhd si può affrontare con l’aiuto delle scuole?

Assolutamente sì, noi personalmente siamo a completa disposizione dei nostri alunni e interagiamo costantemente anche con le altre scuole del territorio proprio per valutare come affrontare casi come questi e simili. Mi batterò, ripeto, per l’istituzione dello sportello psicologico, che ogni scuola dovrebbe attivare.

 Pubblicato su Tiburno l’11 febbraio 2014