Rara Piol

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Giulia Vanni: “Ho cambiato tutto per seguire la mia vera passione”

di Rara Piol

Giulia Vanni

Giulia Vanni

Giulia Vanni, 30enne di Fonte Nuova, dopo aver iniziato un percorso nell’ambito delle Biotecnologie ha stravolto totalmente i suoi studi e si è laureata in Arti e scienze dello Spettacolo settore Cinema, con un diploma di Laurea triennale in Recitazione, Aiuto-regia e Pedagogia teatrale presso l’Accademia Internazionale di Teatro di Roma, titolo riconosciuto dalla UE, ma non in Italia.

Da una facoltà scientifica ad una umanistica. Perché?

La mia prima scelta è caduta, incredibilmente, su Biotecnologie, grosso errore. Per carità, percorso interessantissimo per una che è sempre stata appassionata di chimica, ma decisamente non faceva per me. Una scelta dettata da un connubio tra una mia curiosità per la materia e la convenienza di una facoltà scientifica. Dopo essermi diplomata all’Accademia di Recitazione, ho ripreso in mano i libri e ho deciso di iscrivermi ad Arti e Scienze dello Spettacolo, una strada intrapresa dapprima per la volontà di far piacere alla mia famiglia, lo ammetto, ma pian piano mi ha dato grandi soddisfazioni, quindi li ringrazio.

Hai parlato di “convenienza”, quali sono allora secondo te le facoltà più penalizzate?

Risposta scontata ma veritiera, gli indirizzi umanistici. Nelle facoltà scientifiche si ha maggiore possibilità di fare tirocini e esperienze formative all’interno del piano di studi, ma anche lì la vita non è facile: le facoltà sono più elitarie, i corsi di specializzazione sono ad accesso limitato… Mi consola il fatto che chi si avvicina ad una facoltà umanistica spesso lo fa per sincera passione dunque verrà sicuramente ripagato.

Quindi i giovani che stanno concludendo le scuole superiori in base a cosa dovrebbero scegliere l’università?

Il mio consiglio è quello di decidere autonomamente, scegliendo un percorso per passione e non per convenienza, perché l’arricchimento che ne deriva è fondamentale per formarsi prima come persone e poi come lavoratori.

Ma in Italia la vita da laureati sembra sempre più difficile.

Il problema è che l’università non è abbastanza formativa per il mondo del lavoro, troppa teoria e poche facoltà in cui si fanno dei tirocini pratici qualificanti, dunque quando ci si ritrova alla ricerca di un impiego è difficile che se ne abbiano le competenze. La maggior parte delle aziende non fa formazione perché non è incentivata a farlo, quindi se sei un neolaureato senza esperienze lavorative sei costretto a “formarti sul campo” che vuol dire pagare dei master/corsi di specializzazione con costi spesso proibitivi oppure lavorare in nero, o peggio gratis, con tutti i rischi e le fatiche che questo comporta. E’ degradante perché pur di mantenersi fuori dalla casa dei genitori si accettano impieghi di qualsiasi genere e di conseguenza si perde l’obiettivo di lavorare per quello che si è studiato.

Se fossi al posto di Renzi, cosa faresti per migliorare il sistema universitario e lavorativo dei giovani?

Ascolterei chi le facoltà le vive tutti i giorni e si ritrova sperduto alla ricerca di un impiego, darei voce agli studenti e ai neolaureati : è per loro che le università esistono! Darei più fiducia a chi, nonostante il tempo in cui viviamo, si “ostina” a studiare per formarsi, per conoscere, per alimentare la propria curiosità.

E tu, ad oggi, sei soddisfatta della tua scelta?

Sono molto soddisfatta. Non lavoro in quel campo specifico perché, come dicevo, è una di quelle facoltà molto teoriche e poco pratiche: non ti insegna veramente il mestiere del cinema, ma apre mondi inaspettati, soprattutto con i docenti giusti!

Lavori in due compagnie teatrali, si può vivere di teatro?

Per entrambe, oltre che come attrice, lavoro anche come formatrice, amministratrice, coordinatrice dei tour internazionali, organizzatrice, insomma, tutto quello che serve per fare in modo che le Compagnie crescano e sviluppino i loro progetti, sia in Italia che all’estero. Purtroppo non è facile, il mestiere dell’artista e, più in generale dell’operatore culturale, è un lavoro invisibile perché non riconosciuto a livello legislativo. Il circuito del teatro amatoriale funziona mille volte meglio del circuito professionale, e le compagnie di giovani professionisti, spesso autoprodotte, si trovano in un empasse poiché non sono amatoriali, ma non riescono ad entrare nei grandi circuiti professionali perché sono serrati.

Tornando indietro, rifaresti la stessa scelta o non ti iscriveresti all’università?

Rifarei tutto, tranne forse scegliere Biotecnologie in prima istanza. Andrei subito su Arti e Scienze dello Spettacolo, in modo da portare avanti l’università di pari passo con la scuola di teatro. Se l’avessi fatto all’epoca probabilmente ora avrei in tasca anche la laurea specialistica, ma posso sempre rimediare! Nonostante la responsabilità di un lavoro autonomo che non esiste, io posso dire di lavorare per dei progetti che ritengo eccellenti con tutto l’entusiasmo creativo che riesco a metterci, sono molto fortunata.

Progetti per il futuro?

Vorrei continuare a fare questo mestiere il più a lungo possibile, viaggiando per lavoro e per piacere. Il sogno di far si che questo mestiere abbia una dignità anche in Italia, presto naufragherà me lo sento… Dunque tra i progetti futuri metto anche il trasferimento all’estero. Dove sarò tra 10 anni? In scena, in Corea e in Brasile, contemporaneamente. Dovranno pur inventare una tecnologia che permetta questo no?

 

Pubblicato su Tiburno il 25 marzo 2014

Isabella, il mio viaggio alla scoperta dell’affascinante Route 66

di Rara Piol

Isabella Maccallini

Isabella Maccallini

Isabella Maccallini, classe ‘89 e origini abbruzzesi, vive a Tivoli e sta per laurearsi in Giurisprudenza. Nata sotto il segno zodiacale del Toro, si definisce  determinata, generosa e solare, non sa resistere allo shopping, adora cucinare e ad una serata in discoteca preferisce senza dubbio una bella cena in compagnia dei suoi amici. Turista “fai da te”, per Isabella viaggiare significa immergersi nella meta che sceglie, lasciandosi conquistare dal fascino della scoperta e  dell’imprevisto. “Mi definisco una viaggiatrice bipolare – spiega  – amo sia il viaggio con ogni confort, sia quello avventuroso ma in ogni caso ai tour super organizzati, preferisco  affidarmi all’istinto e a ciò che la strada mi suggerisce”. Il suo viaggio dei sogni? On the Road in Canada da Vancouver a Toronto!

Ribattezzata nel ‘93 Historic Route 66 e nota anche come la strada madre d’America, la leggendaria highway statunitense è lunga 3.755 km e collega Chicago alle splendide spiagge di Santa Monica, offrendo ai suoi visitatori panoramiche mozzafiato e mete a cinque stelle, per un viaggio in puro stile on the road. Un tour per tutti i gusti quello scelto da Isabella Maccallini, 24enne di Tivoli che, dopo aver visitato la Grande Mela, ha sentito il bisogno di scoprire l’anima più “vera” dell’America, quella del Midwest e dei cowboys, quella più rurale ma anche industriale ed operaia, nell’agosto del 2011 insieme al suo fidanzato, a bordo di una Dodge Charger bianca a noleggio. “Ho scelto   la 66 – racconta – perché è un must che credo debba essere nel libro dei ricordi di ogni amante dei viaggi”. Scaldate i motori, dunque, e preparatevi a   sfrecciare con noi sulla mitica Route 66!

Partiamo dall’itinerario che avete scoperto in trenta giorni.DSC01347

Da Chicago  abbiamo fatto tappa in Indiana per visitare Gary, la città natale di Michael Jackson, e da lì abbiamo imboccato la Route 66 verso ovest e l’abbiamo seguita fino a Flagstaff, in Arizona. Dopo il Grand Canyon e la Death Valley, abbiamo visitato Las Vegas e Los Angeles, fino a giungere nella fredda ma affascinante San Francisco, passando per Big Sur, Santa Cruz e la Silicon Valley.

A parte la bellezza delle grandi città, avete ammirato un paesaggio naturale  strepitoso!

Proprio così. Nel tragitto fino all’ Arizona, abbiamo passato infinite distese verdi alternate alla terra rosso fuoco come quella dell’Oklahoma, siamo rimasti incantati da  scenari naturali senza eguali a Sedona, con i suoi boschi incontaminati e le rocce vermiglio, per non parlare del Grand Canyon e dell’Horseshoe Bend nei pressi di Page, posto difficilmente descrivibile a parole, ma di una bellezza disarmante. Anche se Big Sur, in California, è stato il luogo naturale più emozionante che abbia mai visto.  

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Horseshoe Bend, Arizona

Un panorama a picco sull’Oceano Pacifico e famoso anche per le sue suggestive nebbie…

Esatto, la vista è da un milione di dollari  e le sensazioni che regala sono indimenticabili. Nei mesi estivi, specialmente in agosto, la fitta nebbia che copre il litorale della California nelle prime ore della mattina regala uno spettacolo ancora migliore, in quanto sembra letteralmente di guidare sospesi tra le nuvole. In questo tratto di Costa un punto di sosta obbligato per i turisti è il piccolo ristorante il Nephente che serve deliziosi hamburger e che ha una terrazza dove è possibile pranzare su un bancone a picco sull’Oceano, godendo di una vista davvero mozzafiato.

A proposito di cibo, cosa hai mangiato di particolare?

Ho mangiato di tutto! Dai classici hamburger, molto più buoni di quelli che mangiamo qui, a piatti più particolari, come la “Ugly Croast Pie”, letteralmente torta dalla brutta crosta, un dolce a base di mele dalla forma un po’ strana ma gustosa, che preparano solamente in una tavola calda che si vanta di trovarsi nel punto di mezzo della Route 66. Poi la carne, che in Oklahoma ed in Texas è davvero squisita. Piatti della tradizione messicana in New Mexico e specialità di pesce, come il granchio, sulla costa californiana. Non mi sono piaciuti i Corn Dog, spiedini di würstel impastellati e fritti, che ho mangiato nel posto che si vanta di averli inventati, il Cozy Dog Drive Inn a Springfield in Illinois. Pesanti e unti, ve li sconsiglio!

Grand Canion National Park

Grand Canion National Park

Tornando ai luoghi, quale tappa merita il primo posto e quale lasceresti all’ultimo?

Medaglia d’oro per Santa Fé! Una cittadina splendida, piena di strutture in stile pueblo, con manifestazioni musicali praticamente ogni giorno e del cibo squisito. Non si trova sulla Route 66, ma occorre una breve deviazione che vale assolutamente la pena di fare. Bocciata senza dubbio St. Louis in Missouri. La zona del Gateway Arch è piacevole, ci sono molti turisti e l’arco è davvero imponente. Tuttavia appena ci si allontana un po’ la storia cambia, vi consiglio una sosta breve senza programmare di passarci la notte, non ne vale la pena.

Cosa ha lasciato dentro di te quest’avventura?

Tanti ricordi e un po’ di nostalgia.. I paesaggi che cambiano repentinamente durante i 7mila km percorsi e le persone che abbiamo incontrato durante questo viaggio sono stampati nella mia mente. Un viaggio del genere ti fa capire quanto il mondo sia grande e diverso da quello in cui vivi di solito.

Vuoi dire diverso dallItalia?

Santa Barbara, California

Santa Barbara, California

Sicuramente! Una discrepanza evidente sta proprio nelle persone che si incontrano nel Midwest rispetto a quelle italiane: tutti molto disponibili e gentili, ti fanno davvero sentire a casa. Per non parlare delle strade, che hanno almeno cinque corsie per senso di marcia, a volte anche di più. Certo in cucina vinciamo noi, sono un amante del cibo americano, ma non nascondo che dopo una decina di giorni diventa obbligatoria una tappa in un ristorante italiano. Negli Stati Uniti poi ci sono zone in cui non si incontrano paesi, auto o persone per molti e molti chilometri, e questo per chi come me è nato in Italia è qualcosa di abbastanza sconvolgente.

Da viaggiatrice istintiva, dove vedi il tuo futuro?

Ora sono impegnata a finire gli ultimi esami e a scrivere la tesi. Ancora non ho deciso bene cosa fare, ma voglio aprire più strade per capire quale è quella più giusta per me. Il mio sogno è di poter avere un lavoro che mi permetta di partire e di ripetere questa fantastica esperienza in altre parti del mondo!

Pubblicato su Tiburno l’11 marzo 2014

Fonte Nuova – L’attesa è valsa la pena, con il Carnevale arriva la Primavera

di Rara Piol
 
Associazione Orma - Il carro di Robin Hood

Associazione Orma – Robin Hood

Dopo la pioggia e il rinvio della settimana scorsa, domenica 9 marzo il Carnevale di Fonte Nuova ha portato a tutti i cittadini una ventata di primavera. Sì perché a sfilare insieme ai carri sulla via Nomentana è stato soprattutto il sole, regalando ai numerosi partecipanti un magnifico pomeriggio di maschere e divertimento.

Shanti School - Cattivissimo me

Shanti School – Cattivissimo me

Ad aprire la parata carnevalesca il carro “Romeo e Giulietta” dell’Associazione Liberamente Santa Lucia, in una fedele ricostruzione del famoso balcone veronese e una Giulietta insolita e alquanto mascolina.

Donne Elvis e uomini Pin Up per un tuffo nei mitici “Anni ‘50”, così in un vortice di coriandoli e rock‘n‘roll l’Associazione Sagra delle rose ha coinvolto i partecipanti lungo la via, mescolandosi alla folla tra balli e risate.
"Liberamente" Santa Lucia - Romeo e Giulietta

“Liberamente” Santa Lucia – Romeo e Giulietta

Le cooperative sociali Lanterna di Diogene e L’Aquilone hanno puntato sul tema della diversità in una chiave piuttosto ‘dolce’ con il carro “Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato” realizzato insieme ai ragazzi del laboratorio “Costruiamo… Ponti tra noi”.

 
La Lanterna di Diogene e L'Aquilone - Willy Wonka

La Lanterna di Diogene e L’Aquilone – Willy Wonka

Sfilata danzante per il Bar Capriccio e il Gruppo Allegria che quest’anno hanno portato i fontenuovesi nella “Allegra giungla di Tarzan e Jane”, con una coinvolgente coreografia dei gorilla in gonnellino. Un telecomando formato gigante ha introdotto il carro de “Le iene” creato dal gruppo Amici della piazza Federico Zeri e Area 52, riproduzione indovinata del programma di denuncia in onda su Italia1.

 
La magia del caraibe

La magia del caraibe

Anche quest’anno a chiudere la sfilata sono stati i ragazzi dell’Associazione Orma nelle vesti dei famosi personaggi di “Robin Hood”, originali e compatti come sempre hanno trasformato la via principale in un fiabesco scorcio della leggendaria foresta di Sherwood.

Bar Capriccio e Gruppo Allegria - Tarzan e Jane

Bar Capriccio e Gruppo Allegria – Tarzan e Jane

Versione danzante del cartone animato “Cattivissimo me” per la scuola Shanti school, cappelli scintillanti e mascherine colorate per le ragazze della scuola di ballo La magia del Caraibe. Musica e animazione hanno rallegrato piazza Padre Pio in festa grazie alla spumeggiante coppia artistica Sergio e Dina Show.
 
Associazione Sagra delle rose - Gli anni '50

Associazione Sagra delle rose – Gli anni ’50

Le Majorette e l’Associazione bandistica di Fonte Nuova hanno accompagnato la parata, dalla rotonda dell’Elite fino a piazza Varisco, dove lo stand dell’Associazione Ansi nella figura del presidente Antonio De Pari, ha offerto a tutti i partecipanti un piccolo rinfresco e, ai più piccini, coriandoli e stelle filanti.

Amici della Piazza Federico Zeri e Area 52 - Le iene

Amici della Piazza Federico Zeri e Area 52 – Le iene

 
Per la sicurezza dei cittadini erano presenti sul territorio le forze dell’ordine, la Croce Rossa Italiana, i Vigili del fuoco, le Guardie volontarie di Fonte Nuova, la protezione civile e lo Staff del Carnevale. A conclusione, la premiazione di tutti i carri con l’appuntamento al prossimo anno.
 
Pubblicato su Tibirno l’11 marzo 2014
 

Con Valeria dietro le quinte di New York!

di Rara Piol

IDENTIKITValeria Di Giuliano, classe ’84, è cresciuta a Marco Simone e da qualche anno vive a Roma dove, laureata in Lingue e traduzione, lavora come traduttrice, correttore e revisore di testi presso l’agenzia Tradocto. Si definisce determinata, sensibile e curiosa e nel tempo libero, oltre a tenersi in forma con il nuoto e lo spinning, ama passare ore in libreria o in compagnia dei suoi amici, al cinema o ad un concerto di buona musica. Grande amante del teatro, Valeria è attrice e ha iniziato il suo percorso artistico giovanissima a Guidonia con il maestro Franco Piol fino a fondare nel 2010 con altre due attrici l’Associazione teatrale ARS. Una passione che ne alimenta da anni un’altra, il viaggio: “In ogni luogo in cui mi dirigo – spiega – cerco sempre di ritagliarmi la mia parentesi teatrale, assicurandomi di poter assistere a uno o più spettacoli del luogo nel quale trascorro una vacanza.” Il suo sogno nel cassetto? Poter recitare sui palcoscenici di New York!

New York City, “la città che non dorme mai” sosteneva Frank Sinatra, con i suoi immensi grattacieli e le sue luci colorate, teatro metropolitano di ogni forma d’arte e spettacolo, è ancora oggi una delle mete turistiche più apprezzate, sogno intramontabile di ogni viaggiatore. Come Valeria, trentenne guidoniana, che ha visitato per la prima volta la Grande Mela nell’autunno del 2010 e vi ha fatto ritorno quest’inverno insieme al suo compagno, “per respirare ancora la città e soprattutto il teatro – racconta entusiasta – parte integrante della vita di un newyorkese e fulcro del soggiorno di molti turisti”. Viaggiatrice attenta e curiosa fino all’inverosimile, Valeria organizza i suoi tour nei minimi dettagli, per poter sfruttare tutto il tempo a sua disposizione e visitare più luoghi possibile. Non ci resta allora che goderci lo spettacolo… Ladies and gentlemen, che si apra il sipario: oggi in scena, New York!

Times Square

Times Square

Come si dice in gergo artistico, per te New York ha meritato il bis…
Assolutamente sì! Durante il primo viaggio ho visitato i principali luoghi turistici, musei come il MOMA, il Guggenheim, il MET, la Statua della Libertà, Central Park, il Bronx Zoo, lo stadio di baseball dei Mets, Brooklyn, Harlem e i luoghi panoramici più famosi come l’Empire State Building e il Top of the Rock. La seconda volta ho potuto vivere la città più a fondo, esplorandola non da turista, perdendomi tra le vie, i negozietti di dischi, e andando al cinema. Per caso ho scovato una sala in cui proiettavano “2001 Odissea nello spazio” e un’altra che aveva in programmazione persino “Il Sorpasso”, uno dei miei film preferiti. Entrambe le volte ho rifocillato lo spirito coccolandolo con l’arte di Broadway! Il teatro è uno dei motivi che mi fa amare così tanto questa città e che continua a spingermi a tornare.
Broadway, “residenza” del teatro per eccellenza. Qual è l’opera che hai apprezzato di più?
Entrare nei teatri di Broadway è stata un’emozione fortissima, ma ancor più intenso è stato assistere agli spettacoli: attori perfetti e interpreti eccellenti, con regie curate nel minimo dettaglio. Ne ho visti diversi, di prosa e musical, ma in particolare vorrei citare “Waiting for Godot”, di Samuel Beckett, uno dei miei testi teatrali preferiti. Recitavano Ian Mckellen and Patrick Stewart . Il pubblico ha partecipato e si è divertito molto e alla fine c’è stata un’ovazione entusiasmante che ha coinvolto tutto il teatro.
Cort Theatre a Broadway

Cort Theatre a Broadway

Cosa hai provato seduta in uno dei teatri più prestigiosi del mondo?

Poter vedere quest’opera recitata in lingua originale, in dizione perfetta, con una messa in scena fedelissima al testo dell’autore e con attori talmente bravi da farti dimenticare che erano attori, è stato il massimo. Per due ore sono stata lì, in quella terra sconosciuta, a soffrire e a ridere con i personaggi e ad aspettare Godot con loro… Insomma, immedesimazione totale! Gli attori sono sublimi ed erano lì, davanti a me. Avrei voluto rubare ogni attimo delle loro interpretazioni e della loro tecnica per poterle fare mie!
Hai scelto di tornare a New York in inverno. Qual è secondo te la stagione migliore per visitarla?
Per la prima volta sceglierei la primavera, godendo della città senza filtri e condizionamenti metereologici. Eviterei quindi sia l’estate che l’inverno! Nel primo caso fa troppo caldo, nel secondo si raggiungono temperature assurde, ci sono stati giorni in cui eravamo a -13 gradi ed io personalmente non sono abituata ad un freddo così intenso. All’inizio è stata dura, ma vivere New York con la neve e il gelo è anch’essa un’esperienza unica e particolare!
Top of the Rock con alle spalle l'Empire State Building

Top of the Rock con alle spalle l’Empire State Building

Pensando all’ultima volta negli States, qual è stato il momento più emozionante?

È stato senza dubbio lo scoccare della mezzanotte (ora locale) del mio compleanno mentre mi trovavo sull’Empire State Building. La serata era dominata da una timida luna, l’aria era tersa e il cielo privo di nuvole. Faceva molto freddo e sulla terrazza dell’Empire si poteva stare a malapena a causa del forte vento che tirava, ma il silenzio che c’era e che si poneva in contrasto con il caos della città ai miei piedi, è stata davvero un’emozione unica. Il bello del salire su un grattacielo è anche questo, arrivare così in alto e immergersi in questa bolla ovattata dalla quale osservare la metropoli che si muove ignorando che tu sia lassù ad scrutarla.
Central Park con alle spalle il Guggenheim

Central Park con alle spalle il Guggenheim

Cosa ha lasciato dentro di te questo viaggio?

Tanta arte, tanta adrenalina e voglia di fare. Eccitazione allo stato puro! Ed è per questo che voglio tornarci presto. Il teatro e il viaggio sono per me “medicine” molto simili tra loro e infatti spesso si fondono. Del resto si effettua un percorso con più o meno ostacoli in entrambi i casi, ci si prepara attentamente prima di partire, si studia, l’adrenalina sale, si vive l’esperienza sul posto e si torna alla base più ricchi e completi di prima, con un bagaglio colmo di esperienze, sia positive che negative.
Impegni futuri?
Sto preparando uno spettacolo che andrà in scena a Roma dal 19 al 25 maggio, una commedia inedita molto divertente. In progetto c’è sicuramente un viaggio in America Latina, Brasile in particolare. Vorrei girare il mondo e visitare quanti più luoghi possibili insieme alla mia metà, prima di chiudere gli occhi per l’ultima volta.
Pubblicato su Tiburno l’11 marzo 2014

Gaia e Antonio, “L’amore è magia…come il volo di una farfalla”

di Rara Piol

Gaia Durante e Antonio Prono

Gaia Durante e Antonio Prono

Gaia Durante, classe ‘87, fa la commessa in un negozio di articoli per feste e vive a Sant’Angelo Romano con il marito Antonio Prono, 28enne, militare, con cui è convolata a nozze il 16 settembre 2011 nella chiesa Santa Maria Assunta in Cielo a Ciciliano, paesino vicino Castel Madama. Lei, sposa altruista e generosa, si definisce una persona impulsiva e testarda, con la grande passione di creare oggettistica e bijoux e  il sogno nel cassetto di aprire un negozio di fai da te. Lui, marito paziente, estroverso ed ironico, è appassionato di collezionismo e giochi di ruolo dal vivo. Grandi amanti degli animali hanno fatto spazio in casa a due dolcissimi gatti, Birba di 12 anni e Nerone di 9 mesi. Quando Gaia pensa a suo marito non può che elogiarne la grande pazienza, anche se gli rimprovera un po’ di pigrizia. Antonio riconosce a sua moglie una grande dote, l’altruismo, “anche se a volte – confessa – è un po’ lunatica”!

Vi è mai capitato di innamorarvi e provare quella meravigliosa sensazione? Sì, quel pizzico di magia che fa sentire le farfalle danzare nello stomaco… Gaia e Antonio   da quel battito d’ali si sono lasciati guidare fino all’altare.  Giovani, innamorati e con il futuro tutto da costruire,   hanno scelto un matrimonio tradizionale   dai toni del lilla, blu e bianco, con un tableau “al naturale”: un intreccio di rami e dei cartoncini appesi a indicare i tavoli, con tante farfalle, tema del ricevimento.421535_2878166227334_89465710_n

Insieme dall’aprile del 2009, si sono conosciuti grazie ad un’amica comune, e quasi all’istante hanno capito che il loro era vero amore. “Siamo due persone caratterialmente molto diverse – racconta Gaia – eppure ci siamo piaciuti sin da subito. Ci sappiamo coinvolgere anche nelle nostre differenti passioni.   Antonio ad esempio ama partecipare a rievocazioni medievali in costume ed io qualche volta lo seguo volentieri, anche questo è l’amore”! (“Le rievocazioni medievali sono dei giochi di ruolo dal vivo organizzati da associazioni con dei regolamenti ben precisi – spiega suo marito– dove   ognuno sceglie di interpretare un personaggio del passato, ovviamente inventato, e insieme ad altre persone si costruisce una storia che ti porta a conoscere durante il tuo cammino altri personaggi, ad imbattersi in guerre con finte armi, creare fratellanze…”). Dopo aver convissuto un anno, di comune accordo la coppia di Sant’Angelo Romano ha  deciso di fare il grande passo e oggi, a quasi tre anni dal giorno del fatidico sì, quando gli chiediamo il ricordo più bello della cerimonia rispondono così: “Amo le farfalle, per i loro colori e il senso di libertà che esprimono – spiega la sposa – tanto che le ho scelte come   tema del ricevimento.   Desideravo tanto farle volare al posto del classico lancio delle colombe bianche al termine della cerimonia, ma per ragioni di tempo non ero riuscita ad organizzare questo momento. Poi c’è stata la meravigliosa sorpresa! Alcune amiche di mia suocera all’uscita  dalla chiesa mi hanno consegnato un pacchetto contenente delle meravigliose farfalle adagiate sui dei fiori. E’ stato significativo per me, le farfalle mi ricordano i miei cari che non ci sono più… quando ho aperto la scatola una di queste splendide creature  si è posata sul mio dito e non se ne voleva andare… Nel cuore ho pensato fosse mia madre che era lì per me”! Per Antonio il momento più emozionante  è stato quello in cui Gaia ha percorso la navata. “Eravamo molto agitati – racconta – ci siamo guardati e lei è scoppiata a piangere per l’emozione”. 534936_4692649628285_1242448444_n

In un momento in cui sempre più giovani preferiscono la convivenza al matrimonio e il romanticismo è secondo alla praticità, viene da chiedersi, qual è il loro segreto? “Non c’è una chiave – spiega Gaia – basta non nascondersi nulla e quando si litiga, fare subito pace. Devo essere onesta, nella nostra coppia è sempre Antonio a fare il primo passo, anche se sono io la più romantica tra i due. Insomma, ci completiamo”! “La parola chiave è volontà – interviene lui – se uno vuole che continui si fa di tutto per far andare le cose per il meglio”. E come non farsi trascinare dall’amore che lega questa giovane coppia, che ancora crede nei valori di unione e famiglia e che sta progettando il proprio futuro con grande determinazione: “Stiamo ultimando una casa in campagna – raccontano  – e speriamo di andarci ad abitare presto. Vogliamo sicuramente dei figli, ma senza programmare quando, ogni momento è buono”! Il loro consiglio alle giovani coppie che stanno per sposarsi? “Sicuramente la vita da single è meno complicata, dopo il grande passo bisogna andare in due verso obiettivi comuni, si hanno molte responsabilità come ad esempio mantenere la casa, la famiglia… E’ importante  affrontare sempre tutto insieme. Non sarà tutti i giorni rose e fiori, ma con la volontà tutto si può superare”.

Pubblicato su Tiburno il 25 febbraio 2014