Rara Piol

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Samantha Innocenti, da Miss a cantante e attrice. Il talento tiburtino passa per l’Inferno di Dante.

di Rara Piol

Samantha Innocenti (Foto di Beatrice Polizzi)

Samantha Innocenti (Foto di Beatrice Polizzi)

Samantha Innocenti vive a Tivoli ed è laureata in Tecnica della riabilitazione psichiatrica, ma il suo obiettivo nella vita è quello di diventare un’artista completa: infatti studia canto, pianoforte, dizione, doppiaggio e recitazione con il Maestro Elio Polizzi, noto compositore di musiche da film d’azione americani, nonché orchestratore sia nel classico che nella musica commerciale. Samantha ha partecipato a molteplici concorsi, come Miss Italia nel 2001, e vinto premi, tra cui nel 2009 il titolo “Una Ragazza per il Cinema”, nel 2011 Protagonista dei Fotoromanzi Grand Hotel, nel 2012 Miss Motorissima. Attualmente sta lavorando a diversi progetti discografici e cinematografici, tra cui un videoclip in spagnolo, che ha deciso di anticipare alla redazione di Tiburno.

Come ti sei avvicinata al mondo dello spettacolo?

È iniziato tutto cantando nel coro della Chiesa, incoraggiata dai miei genitori e soprattutto da papà che mi ha trasmesso questa grande passione per l’arte a tutto tondo. Certo, poi mi sono “specializzata” nei vari settori, prediligo il canto pop mentre nel ballo ho scelto il latino americano, vincendo i Campionati Italiani di Salsa e Bachata nel 2009.

Come hai capito che sarebbe diventato il tuo lavoro?

Forse grazie agli ultimi progetti che ho terminato di recente e che ora sono in fase di lavorazione. La casa di produzione cinematografica, televisiva, discografica ed editrice che mi segue è la Goldbeat Enterteinment Productions srl, e lavorare con loro mi ha per la prima volta chiarito la differenza tra professionista e dilettante.

Ha comportato alcune rinunce nel tuo quotidiano?

Assolutamente no, la musica e il cinema sono una parte fondamentale della mia vita, della mia anima, perciò non potrei minimamente pensare di vivere senza.

Cosa provi quando ti esibisci?

Credo che la musica sia l’espressione dei sentimenti dell’animo. Dall’apparenza può sembrare diversamente, ma io sono una persona molto riservata nella vita di tutti i giorni. Quando salgo su un palcoscenico però, prendo in mano il microfono o mi trovo davanti ad una telecamera pronta ad esibirmi, divento un’altra, mi trasformo.

C’è un’artista dalla quale trai ispirazione?

Il Maestro Polizzi mi ha mostrato e fatto ascoltare delle grandi artiste, ma tra tutte sono sempre rimasta affascinata dal savoir-faire e dall’eleganza espressiva di Anita’O Day (cantante jazz statunitense, famosa negli anni ’40 ndr).

Il mondo dello spettacolo è legato a un tipo di bellezza alquanto canonizzato, sei d’accordo?

Credo che la cura della propria immagine sia una cosa importante, soprattutto in questo settore. D’altro canto sono assolutamente contraria all’omologazione a tutti i costi, verso uno standard di artificiosità, tipica delle ultime generazioni e della scarsa autostima. Sento spesso dire che oggi avere un seno prorompente e perfetto sia fonte di orgoglio e sicurezza. Fortunatamente non avere la sesta non mi crea alcun problema psicologico, quindi come mi accetto io, devono farlo gli altri.

Un’anteprima dei progetti ai quali stai lavorando?

Ho cantato uno dei dieci brani dell’album “Musica divina”, composti dal Maestro Elio Polizzi, sui testi tratti dall’Inferno della Divina Commedia di Dante Alighieri, con lo scopo di facilitarne lo studio. Ho interpretato il testo tratto dal XXVI canto e nel video sono raffigurata come Nausica. L’album è in collaborazione con l’emittente televisiva Roma1, che ha promosso la divulgazione nel mondo degli altorilievi dello scultore Maestro Benedetto Robazza, rappresentanti appunto, l’Inferno dantesco. La mostra, di livello mondiale, è accompagnata dalle musiche del mio Maestro ed è patrocinata da RomaCapitale.

Quando verrà pubblicato?

Questo ancora non posso dirlo, ma nell’attesa saluto con piacere altri due originali artisti che hanno partecipato alla realizzazione dell’album: Federico Belfiori e Claudio Spampinato, campione del mondo di scioglilingua, che effettua una performance incredibile “rappando” il testo di Lucifero a velocità supersoniche.

Sei stata anche protagonista di un videoclip in spagnolo.

Esattamente, si tratta di un brano dance che si intitola “No quiero llorar” (Non voglio piangere ndr). Ora è in fase di montaggio, credo concluderemo entro agosto o metà settembre, quindi passerò volentieri la mia estate negli studi della Goldbeat.

Prossimi obiettivi?

Oltre a quanto già detto, sempre per il Maestro Polizzi, sto partecipando come attrice ad una sua interessante trasmissione televisiva, della quale però non posso anticipare nulla. Proprio in questi giorni sto registrando il videoclip di una canzone con l’istruttore di Kickboxing campione del mondo, M°Italo Mancini. Incrocio le dita!

Un consiglio alle ragazze che oggi vogliono avere successo nel mondo dello spettacolo?

Come mi ha insegnato il mio Maestro, la forza e la sicurezza per sentirsi al di sopra di tutti è quella di seguire la fatidica frase del filosofo Bacone: “L’uomo vale quanto sa”… Ma per aggiornare la frase ai tempi nostri direi che “Anche la donna vale quanto sa”.

 

Pubblicato su Tiburno il 29 luglio 2014

 

Dal lavoro in Metro nasce il libro “Italian Underground” del giovane Alessio Fabrizi

di Rara Piol

Alessio Fabrizi, esperto di comunicazioni

Alessio Fabrizi, esperto di comunicazioni

Alessio Fabrizi, classe 1980 di Mentana, è laureato in Scienze della Comunicazione e ha frequentato la scuola di giornalismo della Fondazione Basso (sez. internazionale). Dopo un periodo lavorativo all’Atac, scrive il suo primo romanzo “Italian Underground”, edito nel 2011 da Meligrana Editore, che ha avuto una seconda edizione ed è stato presentato al Salone del Libro di Torino. Ha conosciuto il teatro e il lavoro in radio e attualmente è progettista ed esperto di comunicazione: promuove eventi, campagne e prodotti legati all’innovazione e alla sostenibilità ambientale, in particolare attraverso i canali dei social network. In questo momento è a Tallinn, in Estonia, per l’Etourism 2.0, progetto finanziato da un programma europeo di partnership tra aziende.

Perché hai scelto di laurearti in scienze della comunicazione?

Finito il liceo scientifico a Monterotondo, la Facoltà di Scienze della Comunicazione si presentava come una delle più interdisciplinari e affascinanti, e questa scelta mi ha donato quella libertà di movimento e indipendenza che stavo cercando nel mio percorso di studi.

Dalla vita universitaria a quella lavorativa, come sei finito all’Atac?

Ho capito ben presto che la facoltà che ho scelto non mi ha formato quanto avrebbe dovuto, soprattutto nel settore lavorativo propriamente legato ai mezzi di comunicazione e agli uffici stampa. Appena laureato, per circa 3-4 mesi sono stato “fermo”, senza soldi, né sbocchi lavorativi concreti. Fino a quando non ho trovato casualmente su un giornale l’annuncio di un concorso per addetti di stazione alle metropolitane di Roma. Mi sono sempre piaciuti i treni, sono andato a fare il concorso, e stranamente, l’ho vinto.

Com’è stato lavorare “sotto terra”?

Lavorare in metropolitana mi ha dato la possibilità concreta di conoscere più a fondo la città, dai suoi angoli più periferici, penso a Battistini o al deposito della Magliana, fino al centro, con piazza Barberini che si sveglia pian piano o con l’alba a Trinità dei Monti, mentre mi trovavo ad aprire i cancelli della stazione di Piazza di Spagna. Ho scoperto anche cos’è un contratto a tempo indeterminato, quali sono i diritti di un lavoratore, la malattia, le ferie pagate, l’aspettativa, tutte tutele della persona che, facendo comodo al pensiero dominante, oggi vengono considerate dei privilegi.

Così nel 2011 scrivi “Italian Underground”.

383876_2429089579083_896936854_nSì, il libro è ambientato appunto nella metropolitana di Roma ai giorni nostri e descrive quel che accade, con il particolare punto di vista offerto da un addetto ai lavori, o se vogliamo, quasi da “un dietro le quinte”: un operatore di stazione che guarda mostrarsi, dalla sua postazione, nel suo splendore e nel suo abbrutimento, la vita e la sua città. Volevo creare una relazione tra i tanti mondi paralleli ed è stato anche una specie di giustificazione “dovuta” verso la mia scelta sofferta di lasciare quel lavoro in cerca di altro…

Oggi il lavoro e’ un tasto dolente, soprattutto per i giovani. Come vivi questo momento?

Con grande fatica. Nonostante i tanti progetti e potenzialità che il momento attuale offre non posso non risentire della mancanza di tutele sociali e delle occasioni che non si possono cogliere poiché non supportati economicamente.

E quale pensi sia la soluzione al problema della disoccupazione?

Senza dubbio un altro stato sociale, funzionante e che permetta il cambiamento e la mobilità mantenendo le stesse garanzie contrattuali. Non penso che occorra diminuire i diritti di chi lavora in cambio di maggiore occupazione. Penso che se il reddito minimo di cittadinanza esiste in quasi tutta Europa, non capisco perché qui non si dovrebbe adottare.

Cosa dovrebbe fare un giovane oggi in Italia?

Penso che ciascuno di noi abbia per necessità e aspirazioni “doveri” differenti. Premesso ciò, penso che realizzare un proprio percorso lavorativo indipendente possa essere la migliore delle soluzioni in questo momento. E in particolare scoprire le opportunità offerte dai programmi europei.

Come l’Etourism 2.0?

Esattamente! Sto realizzando insieme al “Mullihotell”, realtà estone, una ricerca cercando di creare un network europeo di piccole e medie imprese del settore dell’accoglienza, legate alla sostenibilità e a una diversa concezione del turismo. Il Mullihotell è una innovativa forma di campeggio: si tratta di bolle trasparenti della grandezza di una stanza che consentono di immergersi completamente nella natura. Perfino la BBC gli ha dedicato un servizio. Ora sono in partenza dei nuovi progetti che per prudenza dovuta al “lancio” ancora non posso anticipare.

Se e quando tornerai in Italia, cosa farai?

La mia intenzione è quella di promuovere le realtà pubbliche e private, produttive e non profit del territorio. Ho sempre lavorato per la salvaguardia e la cura del territorio dove ho vissuto e che ho a cuore, per questo abbiamo costituito Ecobaleno, associazione culturale e ambientale. Sto cercando di utilizzare le opportunità offerte dall’Unione Europea per poter lavorare in Italia, anche se non so cosa potrà riservare il futuro.

Hai avuto esperienze anche in radio e a teatro…

Credo che la radio sia lo strumento di comunicazione più bello, poiché con la tua voce puoi riempire la vita di qualcun altro, puoi avere un rapporto che per quanto sia oggettivo e distaccato rimane pur sempre intimo. Il linguaggio è diretto, senza fronzoli, è lì che scopri quanta potenzialità c’è nella parola in sé. Il teatro è senza dubbio stata un’esperienza formativa molto importante: durante gli anni di liceo, con Giancarlo Zagni e suo figlio Daniel, che tenevano un laboratorio teatrale, ho potuto apprendere tanto, soprattutto di me stesso. Proprio ultimamente con l’Associazione Daniel Zagni Lab ho rimesso piede su un palcoscenico, quello del teatro Ramarini di Monterotondo.

Alessio, progetti per il futuro?

Dal 2006 mi occupo di tematiche ecologiche, con il laboratorio della decrescita di Roma e in questo momento stiamo redigendo un libro, tra il saggio e il manuale di istruzioni, sulla nostra esperienza in questo campo. In cantiere ci sono idee per altri due romanzi e una serie di racconti. Per quanto riguarda il lavoro l’obiettivo è creare una start-up di turismo sostenibile… Per il futuro stiamo collaborando all’avviamento di innovativi progetti riguardanti la tematica dei rifiuti e in più nei prossimi mesi ci struttureremo come realtà di supporto alla progettazione e al reperimento di fondi europei.

 

Pubblicato su Tiburno il 22 luglio 2014