Rara Piol

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“10 giorni e mezzo” di Caterina Rinaldi: il percorso di un omino verso la consapevolezza di se stesso e del mondo

di Rara Piol

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Librinfestival ha chiuso l’anno con la quinta presentazione in concorso, quella di “10 giorni e mezzo” (Edizioni dell’Anthurium) di Caterina Rinaldi, lo scorso 18 dicembre presso “Arte in Circolo” a Monterotondo, dalle ore 19. L’Assessore ai Servizi sociali Antonella Pancaldi ha condotto l’incontro, intervallato dalle letture di Gloria Rosati, attrice e formatrice, nonché padrona di casa insieme a Chiara Surricchio, arte-terapeuta e guida turistica.

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L’autrice
Caterina Rinaldi, classe ’98, vive a Mentana e frequenta il Liceo Linguistico Gaio Catullo di Monterondo. Nel tempo libero si dedica alle sue passioni, quali il teatro, la mountain bike e la scrittura. Il romanzo “10 giorni e mezzo”, edito lo scorso gennaio, è il suo secondo lavoro letterario, nel quale sperimenta un nuovo stile, quello della favola per adulti, verosimile e realistica. La sua prima opera, “La spada di Adelaide” (Paolo Emilio Persiani editore, 2012), si rifaceva al genere fantasy: l’avventura di Snorry, protagonista del libro, sull’isola di Albatros, tra draghi, misteri e una magica spada. Crede che sceglierà la facoltà di architettura perché “se posso scrivere per i lettori una nuova realtà – dichiara – potrei anche costruirla”.

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La trama
“Un viaggio attraverso il quale un uomo scoprirà di essere tale, una consapevolezza maturata in cent’anni di vita che si dilungano in ben dieci giorni e mezzo” recita la bandella del libro. È la storia di una fabbrica che genera cose, ma anche omini, gli stessi che poi vi lavorano dentro. È la storia di uno di loro che un giorno cade nel mondo attraverso uno specchio, e per tutta la durata del romanzo, che il titolo ci ricorda, prende consapevolezza di sé, fisica e mentale. Ma l’omino, come tutti gli esseri che popolano il mondo, non è perfetto…

Scrivere per agire: così Caterina ha iniziato la sua carriera letteraria
Giovanissima, eppure già autrice di due romanzi, la Rinaldi racconta cosa l’abbia spinta a scrivere: “La curiosità – risponde – diciamo che invece di disegnare all’angolo dei libri, io scrivevo una parola, e poi un’altra e così via. Inoltre ho sempre letto molto grazie a mia madre che ha riempito la casa di libri. Questo secondo lavoro è stato un percorso di crescita, soprattutto dal punto di vista stilistico, credo che più scrivi più impari. È stato un po’ come lo studio di un personaggio a teatro: quando lo preparo devo conoscere tutto di lui, come respira, cammina, cosa mangia, pensa. Così per il romanzo: prima capisco cosa voglio scrivere, ne prendo coscienza, poi mi incastro con le parole. Scrivo per agire, come fosse una sceneggiatura teatrale”.  

I capitoli come dieci piccoli atti: quando il teatro influenza lo stile letterario
Scritto durante l’esperienza teatrale, il libro di Caterina potrebbe essere suddiviso in scene di una rappresentazione: cambia la forma del testo a seconda dei personaggi e il ritmo viene modulato come musica attraverso gli strumenti che l’autrice ha a disposizione: le parole. “Mi piace moltissimo giocare con i suoni che le lettere producono – spiega – e il teatro in questo mi ha molto condizionata. Per esempio l’altro giorno stavo scrivendo una poesia e mi sono incastrata con la parola ‘gorgoglio’, la ripetevo, la ripetevo… in tutta la sua ridondanza. E con il libro lo stesso, mi sono trovata più volte a utilizzare termini fonici, riempiendo periodi di ‘esse’ o ‘zeta’, rallentando il ritmo o enfatizzandolo. In alcuni casi è stato casuale, in altri decisamente voluto”.

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L’omino nasce, cade nel mondo e si scopre: la narrazione di un percorso metafisico
Sembra la storia di tutti gli esseri viventi e forse in parte lo è: il protagonista, 12.33, viene fabbricato, ha un legame con la madre, cresce e si evolve, conoscendo se stesso fisicamente ma anche emotivamente. Non solo scopre il suo corpo dunque, ma anche la sua mente, emettendo parole e comprendendone il significato, pur non avendole mai udite. Sperimenta l’abbandono, soffre, gioisce. Ha un difetto di fabbrica che lo rende speciale: “Il suo naso è rotto – spiega l’autrice – è crepato. E continua a crescere fino a che l’omino non riesce a vedere oltre. Poi però accade qualcosa che non posso svelare… Il romanzo descrive un percorso e, tutta questa esperienza, è stata altrettanto per me. Anzi, ancora lo è. Sono solo all’inizio del mio percorso”.

Giorno 10, scelte diverse dallo scopo iniziale: conta più la meta o il viaggio?
Scorrendo le pagine del romanzo, il protagonista cresce e prende decisioni lontane da quello che era il suo obiettivo al principio e soprattutto differenti da quelle prese dai suoi colleghi lavoranti. “A un certo punto – racconta Caterina – l’omino non sa più se raggiungerà la meta e si domanda se il suo reale scopo in realtà non fosse proprio il viaggio. Credo che la risposta si trovi in entrambi, nel viaggio e nella meta. Come vale nella vita reale in fondo”.  

Il prossimo incontro, venerdì 8 gennaio 2016, ore 18:30 Librinfestival, augurando a tutti buone feste, riprenderà le presentazioni dei libri in concorso con l’anno nuovo: l’8 gennaio alle 18:30 presso la libreria Mondadori a Monterotondo, con il romanzo “Cronache metropolitane” di Cristiana Bullita (Watson Edizioni).

Pubblicato su http://www.tiburno.tv