Rara Piol

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“Con le sembianze di un clown” di Alessandro Martorelli: la narrativa sul palcoscenico diventa una pièce teatrale

di Rara Piol

(con la collaborazione di Selene Gagliardi)

12687927_880668645383866_5349208598099125794_nUna performance teatrale ha aperto l’ottavo incontro di Librinfestival lo scorso giovedì 4 febbraio, presso Rockarolla, a Monterotondo: “Con le sembianze di un clown”, di Alessandro Martorelli, è il titolo dell’opera in concorso oggetto della presentazione, condotta da Chiara Calò, proprietaria della libreria eretina Ubik. Erano presenti anche l’editrice Claudia Valletta e il musicista compositore della colonna sonora del libro Alessandro “Pepé” Porrini, entrambi di origini abruzzesi.
 
L’autore
Alessandro Martorelli, classe’76, vive ad Avezzano, in provincia dell’Aquila. Lavora come Responsabile delle Risorse Umane in una società di servizi alle imprese. Appassionato anche di teatro e musica, è attore e autore di testi teatrali, nonché co-fondatore della compagnia “Teatranti Tra Tanti”, con cui calca le scene da più di un decennio. Nel 2008 ha pubblicato il suo primo libro di racconti “Come nascoste da una notte senza luna” e nel 2012 è uscito il suo romanzo “Anche i Pink Floyd possono sbagliare” (Ed. Montag) da cui ne ha tratto un monologo con musica dal vivo che ha ricevuto consensi di critica e pubblico. “Con le sembianze di un Clown” è il suo secondo romanzo, a cui seguirà l’omonima pièce teatrale.
Copertina-fronte_per-sitoLa trama
Alberto si sveglia con un sussulto, chiuso in una stanza, legato ad una sedia. Il suo cervello cerca di ricordare cosa sia successo, chi possa averlo rinchiuso in quella che sembra la dispensa di una cucina. Piccoli indizi e i ricordi della sua vita, atti vigliacchi, tradimenti e menzogne che hanno causato tante sofferenze a vittime incolpevoli, lo spingono a formulare diverse ipotesi. Ma chi è quel clown che lo guarda con aria cattiva? E quella donna che non riesce a mettere a fuoco? E perché qualcuno continua a drogarlo e a fargli perdere contatto con la realtà? Un romanzo con colonna sonora, composta dal maestro Alessandro Pepè Porrini e scaricabile gratuitamente.
Con le sembianze di un attore: Martorelli “va in scena” e delizia i presenti con una pièce teatrale
L’incontro inizia con una performance teatrale dell’autore, legato e rinchiuso in una stanza poco illuminata e senza via d’uscita: d’improvviso comincia a urlare chiedendo che qualcuno lo liberi e si rivolge a un tale Dottor Caligari, lo stesso che l’ha rinchiuso e al quale il protagonista deve aver rubato la formula per una preziosa medicina da lui inventata. Dopo diversi tentativi, riesce a liberarsi da solo e trova sul pavimento della sua “prigione” la fede nuziale dell’ex moglie. Crede dunque che anche lei sia coinvolta nel suo rapimento e inizia a imprecare anche nei suoi riguardi. Infine, nella stanza entra un uomo truccato da clown, impassibile e immobile, che strozza il protagonista fino a farlo svenire. “Citando De Gregori, definirei questo libro un ‘incubo riuscito’ – ha dichiarato Chiara Calò, conduttrice dell’incontro, sottolineando l’audacia dell’editrice Claudia Valletta nell’aver scelto di pubblicarlo – nonostante il suo essere fuori dagli schemi”.
Stephen King e Luigi Pirandello, i modelli di riferimento: l’influenza letteraria dell’autore passa dall’Italia e arriva oltreoceano
Di King non si può non citare il noto romanzo horror “It”, che non a caso ha per protagonista un clown: “Prima di arrivare a King – ha spiegato l’autore – sono passato per Pirandello, del quale ho letto tutto e che ho amato molto, soprattutto per la coralità delle sue opere. Dell’autore statunitense apprezzo soprattutto la capacità di raccontare per 600 pagine la semplice storia di una donna chiusa in una stanza senza uscita. In generale – conclude Martorelli – cerco di rubare qua e là idee e stilemi da altri scrittori, sia italiani che non”.
clown 2La colonna sonora accompagna la lettura: ecco allora un libro “laboratoriale”, un progetto artistico più vasto
“Il romanzo – specifica l’autore – è l’allestimento di un progetto di più ampio respiro: è nata prima la storia, si è sviluppato l’intreccio, poi, solo in un secondo momento, ho chiesto a un amico musicista di realizzare una colonna sonora per lo spettacolo teatrale che avevo in mente di fare in seguito alla pubblicazione del romanzo. Poi ho pensato, perché non dotare il libro stesso di una sua musica? Così Alessandro Pepè Porrini ha realizzato un brano per ogni capitolo del libro (18 in tutto, di cui 15 inediti e 3 cover di Beatles, Radiohead e Coldplay ndr)”. L’intero album è scaricabile gratuitamente da internet. “È stata la prima volta che mi è capitato di trasformare le emozioni di un libro in emozioni acustiche, musicali – ha spiegato il musicista – Per fortuna conosco da trent’anni Alessandro, il che ha reso più facile il lavoro di trascrizione”.
Scrittura narrativa e teatrale si mescolano nell’opera: l’autore spiega qual è la differenza tra le due
“Sono molto differenti – dichiara – poiché le sceneggiature si basano principalmente sui dialoghi, è un tipo di scrittura più veloce. Nel romanzo, invece, ci sono componenti che rallentano il ritmo, come le descrizioni per esempio; ciononostante, ho tentato di velocizzare anche la scrittura narrativa e di limitare al massimo le digressioni, anche perché cerco sempre di mantenere uno stile ben riconoscibile in tutti i miei scritti, siano essi romanzi o pièce teatrali. Credo comunque – conclude – che ci siano storie nate esclusivamente per il palcoscenico e altre che dovrebbero rimanere all’interno di un libro, storie cioè che non è possibile trasporre da un tipo di scrittura a un altro senza snaturarle”.
clown 3Scrivere per raccontare e raccontarsi: quando la letteratura diventa un’esigenza
“Ogni scrittore mette sempre qualcosa di personale nei propri libri – dichiara Martorelli – e anche io dunque non mi sono potuto sottrarre a questo rito: l’opera è piena di citazioni musicali di gruppi e cantanti che amo, rimandi al mio vissuto quotidiano… Certo, confesso che nella mia vita non mi è mai capitato di essere rinchiuso in una stanza senza uscita! Non scrivo per insegnare qualcosa agli altri – continua – e, personalmente, odio chi lo fa. Scrivo perché ho sempre avuto molta fantasia, sin da piccolo, ho sempre avuto tante storie e personaggi in mente, che poi prendono vita nei miei spettacoli e nei miei libri, che diventano ‘amici’ che vivono con me. Scrivere è terapeutico – conclude – soprattutto per sé stessi. La mia è necessità di creare dei mondi paralleli con la fantasia”.
L’opera non nasce sulla scrivania dell’autore ma dalla fucina dell’editore: il consiglio di Claudia Valletta
“C’è tanto lavoro prima della pubblicazione di un libro – dichiara l’editrice Claudia Valletta – In particolare, la selezione dei manoscritti che arrivano: avviene in maniera molto personale e devo seguire il mio istinto. Poi ovviamente diventa un’emozione vedere come dal manoscritto nasca il libro, dopo una fase di editing e di correzione. Ricordate che per la selezione di un manoscritto è importante che la trama sia avvincente, ma è fondamentale anche che lo scritto trasmetta emozioni: è l’unica cosa di cui non si può fare a meno, il resto si può sistemare in redazione”.
Il prossimo incontro, venerdì 26 febbraio, ore 18:30
Librinfestival dà appuntamento a tutti il prossimo venerdì 26 febbraio, ore 18:30, presso Sala 14, in Via Bellini 14 a Monterotondo: verrà presentata l’opera di Franco Piol, “Poetesie in concerto” (Fabio Croce Editore), con la lettura di alcuni brani tratti dalle raccolte.

“Storie di amori, ansie e allucinazioni”: i racconti di Roberto Fioravanti tra realistico e surreale

di Rara Piol

IMG_8216Si è tenuta durante il tardo pomeriggio dello scorso venerdì 22 gennaio, la settima presentazione prevista dal concorso letterario Librinfestival: nella Cantina Amadio a Monterotondo, protagonista dell’incontro è stato Roberto Fioravanti che, con la conduzione della giurata Valentina Ciliberti e le letture di Silvia Di Tosti, ha presentato al pubblico presente la sua opera “Storie di amori, ansie e allucinazioni” (Ater Ego edizioni, 2013).
 
L’autore
Roberto Fioravanti, classe ’77 e origini romane, si è laureato come Educatore Professionale di comunità presso l’Università Roma Tre e svolge questo lavoro presso un centro diurno per disabili. Ha iniziato a scrivere all’età di diciotto anni, dedicandosi prevalentemente alla poesia; negli ultimi anni si è avvicinato alla narrativa, debuttando con l’opera in concorso “Storie di amori, ansie e allucinazioni”. Già autore della raccolta di poesie “La terra di nessuno (Gruppo Albatros Il Filo, 2005).
 
La trama
fioravanti 2Storie di amori, ansie e allucinazioni è un compendio narrativo delle nevrosi e delle fragilità umane, esemplificato in momenti e in “occasioni” di vita che solo in apparenza spiazzano il lettore, ma che nascondono tutta la complessità e le difficoltà dell’uomo moderno. Venti racconti in cui, con originalità e competenza, Roberto Fioravanti sviscera, fino a scomporle, molte delle tematiche che formano il puzzle della nostra società e del nostro vivere quotidiano, fatto di sogni e liste della spesa, di problemi familiari e social network, di intimità e reality show. Il tutto con una prosa capace di passare dalla concretezza del linguaggio gergale all’evanescenza del sogno, con infinite sfumature intermedie. Un quadro post-moderno dunque, un melting pot mai scontato e banale, dove può accadere di tutto, esattamente come nella vita.
 
“Doppio gioco” apre l’opera e si rivolge direttamente al lettore: la chiave è il forte dualismo presente già nelle prime venti pagine
“Hey lettore, sono qui.”: queste le parole di apertura del prologo, che crea sin da subito un legame diretto con chi, entrando in libreria, sfoglia il libro indeciso se acquistarlo oppure no. “Mi sono chiesto – spiega l’autore – chi leggerà i miei racconti lo farà con occhi diversi dai miei? Così, sfidando chi legge a proseguire la lettura, immagino che riscriva le mie parole posandovi sopra i suoi pensieri e le sue interpretazioni”. Ecco allora che Fioravanti mescola prospettive sperimentalistiche in cui lo scrittore (che chiede di essere letto ndr) e il lettore (che acconsente a sfogliare le pagine del libro ndr) ricoprono ruoli che tendono a confondersi, giocando, appunto, su un forte dualismo narrativo.
 
IMG_8211“Il vuoto”: ansie e allucinazioni, quando le paure reali si traducono in incubi surreali
“…Con la consapevolezza di poter gestire gli eventi che riguardavano il mio sonno, decisi di sognare”: così dalla sua stanza il protagonista si ritrova in una strada di campagna, un’Alfa 147 nera gli sbarra la via e lo fa cadere a terra, sanguinante e spaventato. Dall’auto scendono due uomini e una donna, si avvicinano e lo sequestrano. Ripartono a tutta velocità, ignorano le grida della vittima, poi sull’orlo di un precipizio, finalmente il risveglio. “I personaggi sono degli antieroi e ciò che gli accade è sempre un’esperienza formativa, la realtà li cambia e li ridimensiona. Possono perdere l’identità (molti non hanno nome ndr) ed è l’azione che li descrive, in un gioco tra reale e surreale in cui i confini tra l’una e l’altra dimensione sono labili”. Eppure in strada davanti alla finestra del protagonista ormai sveglio, si intravede un’Alfa allontanarsi…
 
“Grande centro”: il talk show dei politici improbabili che ai giorni nostri rischia di rendere il paradosso una triste realtà
“I personaggi sono stereotipati e così anche il linguaggio, molto televisivo – spiega l’autore – e vede questi politici protagonisti su un palcoscenico e in diretta tv, discutere di banalità: il problema dell’inquinamento da ‘piscio’ nelle piscine è il fulcro, lasciando passare in secondo piano argomenti come il calo demografico e l’indipendenza della Città delle Donne”. Un ‘To be continued’ lascia presagire che ne leggeremo ancora.
 
L’amore, che per l’autore non va in vacanza, è descritto sotto tutte le sue forme: la più inconsueta ce la racconta ne “Il sequestro”
Se siete scrittori e avete a che fare con la tecnologia del ventunesimo secolo, c’è un oggetto che amerete e proteggerete quasi fosse un essere umano: il vostro computer. Ciò che capita al protagonista del racconto “Il sequestro” è la sventura di lasciare il suo notebook (che ha anche un nome, Osvaldo ndr) in una pizzeria e di trovarsi vittima di un vero e proprio rapimento, con tanto di telefonate canzonatorie e maligne. “Oggi forse potremmo fare questo discorso con il cellulare – sorride Fioravanti – è chiaro che l’oggetto ha una forte componente umana, se così si può dire. Il proprietario tornerà in possesso del suo pc – conclude – ma con una sorpresa. Questo però lo lasceremo scoprire ai lettori”…
IMG_8212Il sentimento della trascuratezza: “La tribù dei figli dimenticati” chiude l’opera con gran fracasso
Ecco che il ruolo di educatore spicca palesemente nelle ultime pagine del libro, con un racconto che vuole e deve fare rumore: uno scrittore (probabilmente il Fioravanti stesso ndr), che fissa un foglio bianco, senza idee e disturbato dai bambini del piano di sopra, che giocano e dunque fanno baccano. Infastidito, decide di salire le scale e mettere fine al chiasso, quando sulla porta legge un cartello: “Benvenuti nel paese dove chi accetta un suo limite si dipinge montagna”. Nessun genitore, solo ragazzini soli, abbandonati da adulti troppo impegnati. “Una critica al popolo dei grandi che, oggi più che mai, trascurano i loro figli e ne affidano l’educazione alla tecnologia e alla tv” – spiega l’autore. Così prende avvio un vero e proprio processo contro l’inquilino del piano di sotto, con l’accusa di essere, anche lui, un adulto inadempiente.

“Cronache metropolitane” di Cristiana Bullita: come il caso può stravolgere la vita di una prof amareggiata

di Rara Piol

bullita 1Librinfestival ha dato il benvenuto al 2016 con la presentazione del libro “Cronache metropolitane” di Cristiana Bullita (Watson Edizioni), presso la libreria Mondadori di Monterotondo, nella serata di venerdì 8 gennaio: il sesto incontro della maratona letteraria in corso è stato condotto da Selene Gagliardi e intervallato dalle letture dell’attrice Anna Boccolini.
 
L’autrice
Cristiana Bullita è nata a Roma nel 1963 e insegna Storia e Filosofia presso il Liceo “G. Peano” di Monterotondo. Da qualche anno ha deciso di assecondare un’antica vocazione per la scrittura, pubblicando tre opere: il primo romanzo “Il sapore della prugna selvatica” è stato edito nel maggio 2011, mentre il secondo, “Il latte versato”, nel luglio 2012 e presentato al Salone internazionale del libro di Torino, entrambi pubblicati dalla casa editrice DEd’A. Il terzo romanzo, “Cronache metropolitane”, è stato pubblicato dalla casa editrice Watson Edizioni nel giugno 2015.
 
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La trama
Maria, un’insegnante di liceo di mezza età, è una donna chiusa nei suoi rituali quotidiani come in una tana, avvelenata da una solitudine di vecchia data e dai principi del capitalismo scolastico: valutazione e competizione. Ma, a dispetto di tutto, è molto ironica, soprattutto quando sfoga la sua frustrazione sul suo diario segreto. Si intreccia con la vita di Maria la storia drammatica di una famiglia di immigrati moldavi.
L’opera racconta di come il caso, declinato in una delle sue infinite possibilità, arrivi a travolgere un’esistenza comune, e di come a volte l’imprevisto più avverso possa condurre ad esiti decisamente sorprendenti.
 
 
Una protagonista delusa e scorbutica, introversa e affetta da ansia sociale: chi è Maria e quanto l’elemento autobiografico invade l’opera?
“Molto più di quanto io sia disposta ad ammettere e il racconto rende tangibile l’esperienza. Maria è una donna sulla cinquantina che insegna latino, spigolosa e molto acuta, in costante disaccordo con i colleghi, con una visione della scuola alquanto tradizionale: credo fortemente che oggi ci sia una pedagogia ‘modaiola’ che tende a scardinare la struttura della didattica di un tempo in favore di metodi appunto ‘alla moda’. Io, nonostante abbia un rapporto speciale con i miei allievi, ai quali tra l’altro è dedicato il libro, sono per lezioni tradizionali, alla vecchia maniera”.
 
Un’analisi socio-politica della società in cui viviamo: dal capitalismo alle vecchie ideologie, Maria riversa la sua visione critica del mondo nel suo diario segreto.
“Il disturbo sociopatico della protagonista la porta a rivolgersi a una terapista che le suggerisce di sfogare la sua frustrazione scrivendo una sorta di diario. L’opera ha dunque una duplice natura: la prima, quella narrativa, in cui assistiamo a quanto accade nella vita dell’insegnante di lettere, la seconda, se vogliamo più ironica, ferma la narrazione e concede alla protagonista un momento di analisi critica. Ecco, qui si colloca il diario, che riporta riflessioni a tutto tondo, dalla crisi economica al capitalismo, dalla relazione tra Nilde Iotti e Palmiro Togliatti al disappunto verso quel vecchietto che in auto si ostina a occupare la carreggiata senza far passare gli altri automobilisti”.
 
In uno di questi sfoghi si parla di “addestramento alla bastardaggine”, una dura critica al sistema scolastico basato sulla competizione.
“Sì, c’è un giudizio molto negativo nei confronti di questa società malata di competizione, che tutto consuma e che mette gli essere umani gli uni contro gli altri, avallando il motto ‘Mors tua, vita mea’: dal compito in classe in cui è proibito aiutare il compagno in difficoltà all’omissione di opportunità che potrebbero giovare il singolo, dunque meglio tenerle per sé. Credo fortemente che siamo molto più alienati dell’uomo che descriveva Marcuse (filosofo, sociologo e politologo tedesco ndr)”.
 
Silvia Di Tosti, Cristiana Bullita, Giusy Radicchio e Selene Gagliardi

Silvia Di Tosti, Cristiana Bullita, Giusy Radicchio e Selene Gagliardi

Nell’opera vengono toccati temi delicati e importanti, quali la violenza sulle donne e l’immigrazione: la storia della moldava Vira e della sua famiglia.
“Vira è una donna moldava che ha perso suo marito e che ha dovuto lasciare il suo paese per motivi economici. Arriva in Italia e deve condividere l’appartamento con un’altra famiglia, ma soprattutto lavorare come badante subendo ripetuti abusi da parte del datore di lavoro. Ma non è assolutamente un personaggio negativo, a lei è dedicato uno dei capitoli più intensi del romanzo, quello in cui parlo anche del meraviglioso ricordo dei delfini nel Mar Nero”.

 
Colleghi ostili, un datore di lavoro molesto e un ex compagno spiacevole: l’universo maschile ha un ruolo più che negativo in questo libro.
bullita 3“Sì, gli uomini sono satelliti ingrigiti vicino allo splendore titanico delle donne, consentitemelo. Diciamo che, oltre al marito di Vira, buon padre di famiglia, che però non ha grande spazio perché muore, c’è solo un uomo nel romanzo che li riscatta tutti: si tratta di Antonio, il compagno di liceo di Maria, con cui ha un bellissimo rapporto e del quale è da sempre innamorata”.
 
L’imprevisto salvifico è la sola speranza di Maria e di tutti gli esseri umani.
“La protagonista si chiede spesso il perché di ciò che accade e, francamente, me lo ripeto spesso anche io. Siamo soliti pensare agli imprevisti come a situazioni negative, mentre all’interno dell’intreccio l’inaspettato porta a esiti sorprendenti, diventa l’unica possibilità di salvezza. L’imprevisto che può salvare le generazioni future potrebbe essere il ritorno alla lettura, meglio ancora se del cartaceo. Questo è l’augurio che faccio a tutti i giovani”.