“Cronache metropolitane” di Cristiana Bullita: come il caso può stravolgere la vita di una prof amareggiata

di Rara Piol

bullita 1Librinfestival ha dato il benvenuto al 2016 con la presentazione del libro “Cronache metropolitane” di Cristiana Bullita (Watson Edizioni), presso la libreria Mondadori di Monterotondo, nella serata di venerdì 8 gennaio: il sesto incontro della maratona letteraria in corso è stato condotto da Selene Gagliardi e intervallato dalle letture dell’attrice Anna Boccolini.
 
L’autrice
Cristiana Bullita è nata a Roma nel 1963 e insegna Storia e Filosofia presso il Liceo “G. Peano” di Monterotondo. Da qualche anno ha deciso di assecondare un’antica vocazione per la scrittura, pubblicando tre opere: il primo romanzo “Il sapore della prugna selvatica” è stato edito nel maggio 2011, mentre il secondo, “Il latte versato”, nel luglio 2012 e presentato al Salone internazionale del libro di Torino, entrambi pubblicati dalla casa editrice DEd’A. Il terzo romanzo, “Cronache metropolitane”, è stato pubblicato dalla casa editrice Watson Edizioni nel giugno 2015.
 
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La trama
Maria, un’insegnante di liceo di mezza età, è una donna chiusa nei suoi rituali quotidiani come in una tana, avvelenata da una solitudine di vecchia data e dai principi del capitalismo scolastico: valutazione e competizione. Ma, a dispetto di tutto, è molto ironica, soprattutto quando sfoga la sua frustrazione sul suo diario segreto. Si intreccia con la vita di Maria la storia drammatica di una famiglia di immigrati moldavi.
L’opera racconta di come il caso, declinato in una delle sue infinite possibilità, arrivi a travolgere un’esistenza comune, e di come a volte l’imprevisto più avverso possa condurre ad esiti decisamente sorprendenti.
 
 
Una protagonista delusa e scorbutica, introversa e affetta da ansia sociale: chi è Maria e quanto l’elemento autobiografico invade l’opera?
“Molto più di quanto io sia disposta ad ammettere e il racconto rende tangibile l’esperienza. Maria è una donna sulla cinquantina che insegna latino, spigolosa e molto acuta, in costante disaccordo con i colleghi, con una visione della scuola alquanto tradizionale: credo fortemente che oggi ci sia una pedagogia ‘modaiola’ che tende a scardinare la struttura della didattica di un tempo in favore di metodi appunto ‘alla moda’. Io, nonostante abbia un rapporto speciale con i miei allievi, ai quali tra l’altro è dedicato il libro, sono per lezioni tradizionali, alla vecchia maniera”.
 
Un’analisi socio-politica della società in cui viviamo: dal capitalismo alle vecchie ideologie, Maria riversa la sua visione critica del mondo nel suo diario segreto.
“Il disturbo sociopatico della protagonista la porta a rivolgersi a una terapista che le suggerisce di sfogare la sua frustrazione scrivendo una sorta di diario. L’opera ha dunque una duplice natura: la prima, quella narrativa, in cui assistiamo a quanto accade nella vita dell’insegnante di lettere, la seconda, se vogliamo più ironica, ferma la narrazione e concede alla protagonista un momento di analisi critica. Ecco, qui si colloca il diario, che riporta riflessioni a tutto tondo, dalla crisi economica al capitalismo, dalla relazione tra Nilde Iotti e Palmiro Togliatti al disappunto verso quel vecchietto che in auto si ostina a occupare la carreggiata senza far passare gli altri automobilisti”.
 
In uno di questi sfoghi si parla di “addestramento alla bastardaggine”, una dura critica al sistema scolastico basato sulla competizione.
“Sì, c’è un giudizio molto negativo nei confronti di questa società malata di competizione, che tutto consuma e che mette gli essere umani gli uni contro gli altri, avallando il motto ‘Mors tua, vita mea’: dal compito in classe in cui è proibito aiutare il compagno in difficoltà all’omissione di opportunità che potrebbero giovare il singolo, dunque meglio tenerle per sé. Credo fortemente che siamo molto più alienati dell’uomo che descriveva Marcuse (filosofo, sociologo e politologo tedesco ndr)”.
 
Silvia Di Tosti, Cristiana Bullita, Giusy Radicchio e Selene Gagliardi
Silvia Di Tosti, Cristiana Bullita, Giusy Radicchio e Selene Gagliardi

Nell’opera vengono toccati temi delicati e importanti, quali la violenza sulle donne e l’immigrazione: la storia della moldava Vira e della sua famiglia.
“Vira è una donna moldava che ha perso suo marito e che ha dovuto lasciare il suo paese per motivi economici. Arriva in Italia e deve condividere l’appartamento con un’altra famiglia, ma soprattutto lavorare come badante subendo ripetuti abusi da parte del datore di lavoro. Ma non è assolutamente un personaggio negativo, a lei è dedicato uno dei capitoli più intensi del romanzo, quello in cui parlo anche del meraviglioso ricordo dei delfini nel Mar Nero”.

 
Colleghi ostili, un datore di lavoro molesto e un ex compagno spiacevole: l’universo maschile ha un ruolo più che negativo in questo libro.
bullita 3“Sì, gli uomini sono satelliti ingrigiti vicino allo splendore titanico delle donne, consentitemelo. Diciamo che, oltre al marito di Vira, buon padre di famiglia, che però non ha grande spazio perché muore, c’è solo un uomo nel romanzo che li riscatta tutti: si tratta di Antonio, il compagno di liceo di Maria, con cui ha un bellissimo rapporto e del quale è da sempre innamorata”.
 
L’imprevisto salvifico è la sola speranza di Maria e di tutti gli esseri umani.
“La protagonista si chiede spesso il perché di ciò che accade e, francamente, me lo ripeto spesso anche io. Siamo soliti pensare agli imprevisti come a situazioni negative, mentre all’interno dell’intreccio l’inaspettato porta a esiti sorprendenti, diventa l’unica possibilità di salvezza. L’imprevisto che può salvare le generazioni future potrebbe essere il ritorno alla lettura, meglio ancora se del cartaceo. Questo è l’augurio che faccio a tutti i giovani”.
 
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