Rara Piol

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Monthly Archives: marzo 2016

“Ombre pagane”, il giallo di Franco Mieli: le indagini del maggiore Cerci e il maresciallo Coletta nella Roma antica e sotterranea

di Rara Piol

IMG_8550Si è tenuto nel tardo pomeriggio dello scorso venerdì 11 marzo, il decimo incontro di Librinfestival, con la presentazione dell’opera “Ombre pagane” di Franco Mieli (MonteCovello Edizioni), presso Arte in circolo a Monterotondo. Ha condotto la presentazione la giurata Laura Di Tosti insieme a Giusi Radicchio, una delle organizzatrici del concorso letterario, tra le immagini suggestive dei siti archeologici visitati dall’autore.

 

IMG_8553L’autore

Franco Mieli, nato a Roma nel 1961, dal 2009 ha ripreso a scrivere dopo aver abbandonato per lungo tempo questa sua passione giovanile. Ha frequentato i corsi di scrittura creativa dell’ Università Popolare Eretina di Monterotondo e a Farfa nell’ ambito della manifestazione “Liberi sulla Carta”. Coltiva la passione per l’ archeologia, il mare e le escursioni in montagna, di cui ha trasferito le esperienze nei suoi racconti. Questo è il suo secondo romanzo dopo l’esordio con i due racconti noir raccolti nel volume “Lupi nella nebbia” edito da Montecovello.

Copertina-ombre-paganeTrama

Una Roma sconosciuta e sotterranea e una montagna insolita e misteriosa fanno da sfondo alle indagini del maggiore Cerci, aiutato dal maresciallo Coletta. I due investigatori dell’Arma precipitano in un incubo popolato di crudeli divinità e delitti efferati. Nelle notti senza luna, nel nome di una sanguinaria dea dell’antichità, si celebrano tra le rovine dei templi pagani, gli antichi riti di una setta risorta dalle sue ceneri. Siti archeologici fanno da sfondo alle indagini cui partecipano un frate archeologo e una giornalista di cronaca nera. In un crescendo di follia, persino l’amore trova spazio per arrivare a toccare il cuore di Massimo Cerci che nel frattempo rimette insieme i pezzi del suo tragico passato. Il monte Soratte, la montagna sacra e inquietante che si erge solitaria a poche decine di chilometri da quella che fu la capitale del mondo antico, sarà testimone sia dell’epilogo della vicenda umana del maggiore Cerci che della terribile verità sul vero obiettivo della spietata organizzazione. Il romanzo chiude il cerchio con le avventure del tormentato ufficiale dei Carabinieri iniziate con il racconto contenuto nel volume “Lupi nella nebbia-Zanne”.

Il tempio di Diana e il giallo: quando l’archeologia diventa lo scenario di misteriosi omicidi irrisolti

…una sanguinaria Dea venuta dal passato semina una scia di sangue nella Roma del 2012: siamo nel Tempio di Diana, a Nemi, e tra i reperti archeologici di un sito romano ancora da riportare del tutto alla luce, comincia la storia scritta dalla penna di Mieli. “Sono un impiegato con la passione per la scrittura e, una volta cresciuti i figli, ho cominciato a dare sfogo alla mia creatività – spiega l’autore – In vent’anni di pendolarismo ho letto moltissimo e mi sono avvicinato soprattutto al giallo e al thriller, così mescolando questi generi narrativi all’amore per la montagna e l’archeologia, è nato questo romanzo. Avevo già in mente il personaggio, poi i luoghi suggestivi che ho visitato hanno ispirato tutto il racconto. Ho rivestito il Tempio di marmi e l’ho popolato dei miei personaggi”.

Stile e ambientazione: un thriller che fa del dettaglio la sua arma vincente

Ogni capitolo si apre con il giorno, l’ora e la location, niente è lasciato al caso e il lettore, come da una guida turistica, è accompagnato in questo viaggio enigmatico dalle descrizioni fedelissime che l’autore fa dei luoghi, tanto la suscitare in chi lo legge il desiderio di visitarli. “Qualcuno ha visto in questo libro un testo simile a una sceneggiatura – racconta Mieli – certamente il cinema ha influenzato molto il mio stile, uno dei film che più ho apprezzato è I fiumi di porpora diretto da Mathieu Kassovitz e tratto dall’omonimo romanzo di Jean-Christophe Grangé, ne ho tratto alcune scene molto cupe”. Uno stile incalzante, un’epigrafe che nasconde diversi indizi e un sottotitolo in copertina che preannuncia il tema del romanzo, l’antico che rivive nel moderno, sono tutti elementi che rendono l’intreccio narrativo ben funzionante.

IMG_8536Il maggiore Cerci: il protagonista del romanzo e l’alter ego dell’autore

“Quando descrivo i miei personaggi, almeno nell’aspetto esteriore, mi affido al mio quotidiano: può essere l’uomo che mi siede di fronte sul treno, una collega, un vecchio professore del liceo – spiega. Il maggiore Cerci è un amante della natura, un carattere tormentato, con le sue fobie (attacchi di panico ndr) e i problemi con il corpo dei carabinieri. Nonostante sia antipatico gli uomini intorno a lui lo rispettano e le donne lo trovano estremamente affascinante. Diciamo che è quello che avrei voluto essere nei suoi aspetti migliori, e quello che sono nei suoi lati peggiori”.

Un omaggio alla natura e soprattutto a Roma, con la sua storia e le sue ombre

La Capitale non fa solo da sfondo all’opera, ne è protagonista: i siti archeologici, la galleria Alberto Sordi, via del Teatro di Marcello… “Ho lavorato a Roma per una vita e posso dire di esserci cresciuto e di averla amata nel bello e nel cattivo tempo, le sue aree antiche sono meravigliose ma i trasporti pubblici sono l’inferno, lenti e faticosi. In questo libro ho voluto raccontare i luoghi più importanti, quelli storici, ma anche i quartieri più in periferia come il Prenestino, dove sono nato e dove, d’altronde, ha avuto i natali anche il maresciallo Coletta. Ora tornandoci mi rendo conto che è tutto cambiato: ci sono molti più negozi, sono scomparsi quelli che vendevano giocattoli, ricordo con gioia che c’era il carbonaro”.

Il prossimo incontro, venerdì 8 aprile

Giunti quasi al termine, Librinfestival vi dà appuntamento a venerdì 8 aprile, ore 18, presso la Cantina Amadio, in via Col di Lana 18 a Monterotondo Scalo, per la presentazione del libro di Alessio Fabrizi “Italian Underground” (Editore Meligrana).

Un secolo e mezzo fa c’era Matilde Serao, oggi c’è Selvaggia Lucarelli: grazie italia.

di Rara Piol
Presentazione standard1Il 7 marzo del 1856 nasceva Matilde Serao, la prima giornalista donna che fondò e diresse un quotidiano in Italia (Il Mattino, con Edoardo Scarfoglio, che vide il suo primo numero uscire il 16 marzo del 1892). Oggi, sempre in Italia, noi abbiamo Selvaggia Lucarelli.
Da giorni circolano diversi articoli (troppi, direi) sui diverbi televisivi tra Selvaggia Lucarelli e alcuni partecipanti di “Ballando con le stelle”, il talent show di Rai Uno condotto da Milly Carlucci da oltre dieci anni.
Ma chi è Selvaggia Lucarelli? Fino a ieri queste erano le informazioni in mio possesso: un’opinionista che crede di fare satira sparando stronzate su tutto e tutti, infilando ovviamente un termine sofisticato della lingua italiana qua e là, perché si sa ‘fa figo’; una che, a detta di molti, è “solo una stronza antipatica”. È chiaro che si tratta di scarsi elementi per farsi un’idea di chi sia veramente questa persona, insomma uno vuole continuare a sperare che, per essersi fatta un nome, qualcosa sappia pur fare. Non fraintendetemi. Sempre fino a ieri, non avevo alcun interesse a sapere chi fosse.
Così il primo sito che ho consultato è stato Wikipedia e, onestamente, non ho aggiunto dati così rilevanti a quanto già sapevo. Vediamo. Il primo trafiletto recita: “Selvaggia Lucarelli (Civitavecchia, 30 luglio 1974) è un’opinionista, conduttrice televisiva, blogger, conduttrice radiofonica e scrittrice italiana”. Ok, un sacco di cose insomma. Ma andiamo avanti, approfondiamo. Biografia: non pervenuta. Per quanto abbia cercato il suo percorso di studi, niente. Non che questo conti sempre, sia chiaro. Tralascerei l’attività teatrale, ininfluente a mio parere. Arriviamo subito al boom, nel momento in cui il suo nome comincia a circolare. Diventa nota al pubblico nel 2002 per il suo blog “Stanza Selvaggia” (avevo circa quindici anni e un computer in casa, nonostante ciò non avevo la più pallida idea di chi o cosa fosse) e, senza alcun titolo, comincia a scrivere su testate giornalistiche. D’altronde in Italia funziona così, c’è un mucchio di gente che occupa posizioni professionali senza averne le qualifiche.

 

Dalla carta stampata approda alla televisione, con ospitate nei reality show, sempre nel ruolo di opinionista: programmi di alto livello culturale insomma. Nel 2006 partecipa anche a uno di questi, il più becero, “La fattoria”, condotto su Canale5 da un altro ‘male’ della nostra società: la D’Urso. L’Arnoldo Mondadori Editore e la Rizzoli le pubblicano due libri, uno comico, l’altro inserito nella categoria romanzi. Un’altra “fottitura” (passatemi il termine) tutta all’italiana: quando invii il tuo manoscritto alle case editrici, se e qualora esse decidano di rispondere, si prendono dai quattro ai sei mesi di tempo solo per leggerlo. Questo è quello che dicono, poi chissà se lo faranno mai. Altre manco lo sfogliano e ti spediscono un bel pacchettino di offerte per pubblicare la tua opera a caro prezzo, promettendo promozione e pubblicità. È un inganno, diffidate.
Tornando alla brillante ascesa della Lucarelli, dopo la radio e programmi su gossip e luoghi di tendenza, diventa giurata prima di “Notti sul ghiaccio” e poi di “Ballando con le stelle”. Solo che i concorrenti di quest’anno, tra cui Platinette e Asia Argento, proprio non subiscono l’opinionista di Civitavecchia e non lo nascondono, tacciandola di analfabetismo e di non avere le credenziali per poter, appunto, giudicare.
Ora, cercando questo genio della penna su Google, dopo la pagina di Wikipedia c’è il suo blog. Io ho provato a leggere per intero uno dei suoi post, giuro. Ci ho provato sul serio. Sono tra il noioso e lo spocchioso, l’insulso e l’arrogante. Uno però l’ho terminato, quello sulle presentazioni dei libri e gli otto personaggi che si incontrano solitamente a questi eventi. Beh, l’incipit vince: “Se fate parte di quel due per cento di italiani che non ha ancora scritto un libro, sappiate che vi state privando di un’esperienza indimenticabile”. Esatto, proprio a sottolineare che oggi in Italia tutti scrivono un libro, ma proprio tutti. Compresa te, mia cara Selvaggia. E dovresti ringraziare il santo che ti permette di poterli descrivere quegli otto tipi di persone che, ancora non mi spiego come, erano presenti agli incontri con te.
Fra cinque minuti tornerò a disinteressarmi della Lucarelli e ad associare a questo cognome personaggi e amici che reputo brillanti persone. Ah, dimenticavo. Selvaggia Lucarelli scrive per Il Fatto. Sì. Perché che scriva su Libero onestamente non mi sorprende e manco mi dispiace. Ma sul Fatto. Cazzo, sul Fatto no. C’è sempre meno spazio per le Matilde Serao, e sempre troppo invece per le Selvaggia Lucarelli, Barbara D’Urso & co. Grazie italia.

“Poetesie in concerto” di Franco Piol: quando la poesia, linguaggio universale dell’anima, si veste di musica

di Rara Piol

IMG_8436Un omaggio allo scrittore e filosofo Umberto Eco, a una settimana dalla sua scomparsa, ha aperto il nono incontro di Librinfestival, che si è tenuto nel pomeriggio dello scorso 26 febbraio, presso Sala 14 a Monterotondo. Protagonista la poesia in musica, con la presentazione dell’opera “Poetesie in concerto” di Franco Piol (Edizioni Libreria Croce) arricchita dalle letture di Sacha Piol e l’accompagnamento del sax di Mauro Guidi. Hanno condotto l’incontro il critico letterario Selene Gagliardi e la musicoterapista Romana Perna, giurata, che ha reinterpretato alcuni brani della raccolta dopo un’attenta analisi musicale. È intervenuto l’Assessore alla cultura di Monterotondo Riccardo Varone.

IMG_8444L’autore
Franco Piol è nato a Roma nel 1942. È stato prima insegnante (1962), poi direttore regionale di un Centro di Formazione Professionale (1976) e poi ancora dirigente del Settore Spettacolo del Lazio (1992). Ha dedicato quaranta anni al mondo dell’infanzia in qualità di operatore socio-culturale e di animatore teatrale, fondando con Roberto Galve nel 1971 il “Gruppo del Sole”, con il quale ha pubblicato nel 1973 “Con i bambini nel quartiere” e per il quale, dal 1976, ha diretto la rivista Dal quartiere. È stato attore, autore e regista di teatro-ragazzi e non; scrittore di raccolte poetiche come “Cento poetesie” (1983) e “Le macchie nere del racconto” (1986); inoltre, come appassionato di atletica leggera, ha pubblicato numerosi libri rivolti all’atletica trevigiana di tutti i tempi. Ha partecipato con alcune sue liriche alle antologie edite dalle Edizioni Libreria Croce (Le opere e i giorni nel 2010; Poesie d’amore nel 2011). Attualmente è impegnato nell’elaborazione del progetto editoriale Gente del tempo che verrà, una raccolta di poesie e racconti brevi, e due romanzi ancora in cerca di editore: un romanzo su Roma sparita e una fiaba per ragazzi.
www.mondadoristore.itL’opera
Franco Piol è poeta visivo. Ogni componimento è un ritratto di ambiente: ora essenziale, litografico, volutamente asciutto; ora rarefatto ed evanescente, dai contorni sfumati o solo immaginati. Poetesie in concerto racchiude in sé entrambe le istanze dell’ispirazione poetica dell’autore: quella realistica che ambisce a imprigionare l’umano e il sociale in fotogrammi crudi e pungenti, senza compiacimenti lirici o retorici; quella evocativa, in cui la natura è filtrata dalla sensibilità idealizzante del poeta e la fotografia si trasforma in schizzo, il tratteggio nitido in impressioni, a tratti sfocate, gettate sulla pagina come tributo di amore alla vita che si osserva o come cicatrice di un dolore passato. Anche il linguaggio poetico è vario, adesso assume sonorità “antiche”, fatte di intrecci rimici, di equilibri sillabici e metrici, altre volte piega allo sperimentalismo jazz e cerca l’alterazione, l’asimmetria. E quando il movente compositivo si fa più viscerale, il concerto poetico (o poetesico) di Piol si chiude con un appassionato “canto della terra” che è ritorno alle radici, riscoperta dell’essenza.
Il teatro, l’insegnamento, la narrativa e la pittura: quando una persona scopre di essere un poeta?

Regista teatrale, attore, professore e scrittore di racconti e versi, nonché pittore, (la copertina e i disegni nell’opera sono stati realizzati dall’autore stesso ndr) Piol sembra essere nato con la penna in mano. “Credo che la parola sia un perfezionamento della poesia – spiega – che è già dentro ognuno di noi, penso sia un patrimonio di tutti. Forse la figura del poeta come la intendiamo noi oggi è quella del mestierante, e non essendo mai stato il mio mestiere, posso continuare a intendere questa particolare arte come un’esigenza. Questo non deve sminuirne il lavoro che c’è dietro; anche a teatro durante i laboratori parliamo di improvvisazione: la chiamiamo così ma in realtà è il prodotto di un grande studio dietro. Forse non scoprirai mai di essere poeta, ma puoi sempre scoprire la poesia che hai dentro”.

Il panismo di D’Annunzio e il paesaggio di Zanzotto: la natura nel suo rapporto viscerale con l’uomo e l’amore
IMG_8424Mentre guardavi il cielo o un’altra cosa, annusammo l’odor del grano bagnato di rigiade. Tu disegnavi lune su sterpaglie molli ed aquiloni spariti dietro i colli.(da “L’odore del grano”)
Come in D’Annunzio, nei versi bucolici di Poetesie si avverte una forte percezione del mondo esterno, che lo scrittore romano esalta connettendo l’elemento naturale a quello umano, legati da un’impercettibile “essenza”. Traspare un’evidente polemica ecologica, del tutto attuale, che lo collega ad Andrea Zanzotto, poeta veneto del secondo novecento, che vuole raccontare una natura in cui l’uomo non ha ancora operato, nei paesaggi collinari di Pieve di Soligo, luogo in cui Piol ha trascorso parte della sua infanzia. “Dell’amore meno se ne parla e meglio è, perché si rischia di guastarlo – spiega l’autore – non si discosta dalla poesia, è il respiro grazie al quale viviamo. Non è utopico, tutti ci proviamo. Perciò non credo esistano diversi tipi di questo sentimento: l’amore è per i figli, per il teatro, per l’amante, per l’arte, per la poesia. L’amore è un irradiamento”. In sottofondo il sax di Mauro Guidi musica le note di “My one and only love” del musicista britannico Guy Wood.

Il fanciullino di Pascoli e la briosità di Calvino: la fanciullezza dell’autore percorre tutta la raccolta poetica
Ed ora che il sole è una stella stanca, ora che l’ho visto con gli occhi giusti, cerco nella notte un motivo per lottare ancora, confuso nella macchia bianca del tuo corpo che non so più disegnar com’era allora. (da “Cugina infanzia”)
Cesare Pavese definì Calvino uno “scoiattolo della penna”, a sottolineare sì la sua velocità, ma soprattutto la gioia e la briosità dei suoi scritti: così i versi di Piol, leggeri, vivaci e al contempo profondi e ricchi di pathos, che invitano i lettori a dialogare col fanciullino che è in loro, proprio come il Pascoli dei “Pensieri e discorsi” del 1907. “Credo fortemente che – dichiara il poeta romano – la poesia, una volta scritta, non sia più mia. Appartiene a chi la legge. Quando ciò accade, avviene uno scambio di sensazioni così disparate che ti accorgi che i versi che hai scritto, cancellato e letto infinite volte, appaiono nuovi quando a leggerli sono altri occhi”. È così che allora, scorrendo le pagine dell’opera, si ritorna indietro al periodo della fanciullezza, vivendola ancora una volta con lo sguardo del bambino.

IMG_8402L’amore ha i suoi tempi: dal tono sincopato e poliritmico ai colori musicali della poetesia di Piol

Un quartiere, una città, il mondo intero sopra e sotto, come in un bicchiere l’oceano espanso tutto ha il suo alito di rose e tu non perdi l’occhio, tu scavi profondo dove il silenzio è il respiro dell’amante. (da “L’amante”)

Due stili si mescolano nel componimento “L’amante”, uno asciutto e l’altro più melodico, lasciando intuire una sorta di dualismo: si tratta forse di due donne? “Io direi forse due momenti – risponde l’autore – quello in cui ti lasci andare e vedi il pulsare energico della vita, e quello in cui rifletti, e senti che è il tuo cuore a pulsare. Si alternano dunque attimi più riflessivi e combattuti, a momenti, se così si possono definire, acerbi”. Una musicalità quella dei versi di Piol che si sposa perfettamente con il sound del sax del musicista in sala. “Credo che Franco sia – dichiara Romana Perna, musicoterapista – un jazzista della parola. Il ritmo si evince in ogni espressione, nelle ridondanze, nelle allitterazioni. Come nel componimento Treni di notte, per esempio: l’uomo che viaggia buttato in un vagone e che forse sta ancora viaggiando”.

Il prossimo incontro, venerdì 11 marzo
Librinfestival dà appuntamento a venerdì 11 marzo alle ore 19 presso Arte in circolo, in via Federici 137, a Monterotondo, con il decimo libro in concorso: “Ombre pagane” di Franco Mieli.