Rara Piol

Home » 2016 » aprile

Monthly Archives: aprile 2016

“Italian Underground” di Alessio Fabrizi: gli scatti sotterranei dalla penna di un ferrotranviere per caso

di Rara Piol

Si è svolto lo scorso 8 aprile, presso le Cantine Amadio a Monterotondo scalo, dalle ore 18, l’undicesimo incontro della maratona letteraria eretina Librinfestival: protagonista Alessio Fabrizi, autore del libro “Italian Underground”, edito da Meligrana nel 2011. Ha condotto l’incontro Monica Patrizi, operatore sociale nonché giurata del concorso.

IMG_9144L’autore

Alessio Fabrizi, laureato in Comunicazione alla Sapienza, ha provato a fare: il “mercataro” (un’etica di libertà unita però al senso quotidiano della sopravvivenza, della precarietà), ha fatto lavoro d’ufficio (istituzione totalizzante che gli ha procurato un’ulcera e donato l’estetica del nonsenso), poi l’autoferrotranviere. Si interessa di ecologia e di tematiche ambientali e, dopo aver frequentato la Scuola di giornalismo della Fondazione Basso, ha lavorato per EcoRadio, curando due rubriche radiofoniche. Attualmente si occupa di promozione di eventi culturali per l’associazione Ecobaleno e collabora con riviste, siti–web e con E.R.I.C.A., società di comunicazione ambientale. “Italian underground” (2011 – brossura+ebook) è la sua opera d’esordio con la Meligrana.

La trama

cop_italian-undergroundMa cosa ha mai fatto di speciale questo Alessandro Bandini per meritarsi di essere il protagonista di un intero libro? Alessandro Bandini, giovane neolaureato in Scienze della Comunicazione, viene semplicemente assunto come autoferrotranviere dalle Metropolitane di Roma. Accetta il lavoro perché non ha reali alternative e perché, nella nostra realtà contemporanea, un contratto a tempo indeterminato non è ‘socialmente’ rifiutabile. Alessandro Bandini scopre così la solidarietà di categoria, gli altri come “nemico”, la sofferenza, cosa vuol dire lavoro, la follia delle logiche aziendali, il superuomo (e le superdonne) e i leccaculo. Scopre inoltre cosa significa essere al di fuori dei ritmi “normali” della società e la consapevolezza che da te, questi ritmi, dipendono: fare Natale e Capodanno a lavoro, telefonare alle 3:50 di mattina come fosse una cosa normale, bramare la pace e la quiete, la calma. Ma Alessandro, in questo strano posto di lavoro, che diventa un punto di riflessione privilegiato, scopre, o meglio, riscopre un innato istinto di autoconservazione e la capacità di riuscire a fuggire per amore o per quella scintilla di luce che c’è in tutti e, nonostante la follia della nostra quotidianità, continua a brillare. Questo ha fatto Alessandro Bandini di speciale…

Il lavoro in metro è diventato un libro: nell’acquario sotterraneo, nulla è veramente accaduto, ma tutto è assolutamente vero

Una laurea e, come accade sempre più spesso oggi, niente lavoro. Ecco perché quando si presenta l’occasione del tanto agognato “posto fisso”, rinunciarvi non è tra le opzioni da considerare, anche se questo significa fare un mestiere lontano dal proprio percorso di studi. “Ho scritto questo libro perché sentivo l’esigenza di condividere ciò che, grazie al mio ruolo (autoferrotranviere ndr) avevo la possibilità di osservare. Ho cercato di descrivere la realtà di una Roma metropolitana, invisibile ai più, da un punto di vista senza dubbio privilegiato. È un impiego che ti fa sentire forte il senso di categoria, ma anche di appartenenza a un gruppo. Ci sono stati momenti in cui l’ho sentito il mio lavoro e me ne sono vergognato: non per il tipo di mestiere sia chiaro, ma per quanto fossi lontano dalle mie passioni. Mi ha lasciato la consapevolezza dei diritti che abbiamo nel nostro lavoro e che dobbiamo imparare a richiedere”.

IMG_9135Alessandro Bandini è lo specchio di tanti giovani di oggi: poche opportunità e nessuna garanzia di futuro

Autore e protagonista del libro si somigliano molto: entrambi laureati in Scienze della Comunicazione, poi finisco a fare i ferrotranvieri. “Questo personaggio, molto autobiografico certo, è una persona semplice con qualcosa di speciale – spiega Alessio –  Gli si presenta questa grande occasione del posto fisso e non ha alternative, deve accettare il lavoro: scopre così un mondo fatto di turni, ansie e tempi sottratti, si smarrisce e poi si risolleva. Vive il conflitto che tutti conosciamo bene: se da una parte c’è (o forse c’era ndr) la sicurezza del contratto a tempo indeterminato, dall’altra c’è la sofferenza della non scelta, l’allontanamento dalle proprie passioni, per le quali si è studiato per anni. Il personaggio principale, catapultato in metro, resta fermo e vede il mondo muoversi intorno”.

La fotografia di una Roma nascosta: i pensieri del protagonista irrompono nella scena come scatti  

Uno stile asciutto, “soggetto – verbo – complemento”, un’istantanea, si potrebbe affermare. “Ho cercato di essere il più possibile oggettivo, senza troppi fronzoli grammaticali. Naturalmente utilizzo molto il romanaccio, d’altronde era la nostra lingua aziendale; parlare italiano avrebbe significato estraniarsi dal contesto, quasi come un’offesa verso chi lo abitava. Volevo raccontare la Capitale così come ho potuto osservarla io, autentica, ricca di umanità e mai scontata”. C’è una certa dinamicità nella scrittura di Alessio, un senso di profondità che rende le sue frasi corporee e perfino tangibili. Sullo sfondo tanti piccoli personaggi a colorare l’intreccio e l’immancabile storia d’amore: la fidanzata Eleonora, i colleghi, lo scocciatore… “Si respira comunque il presagio di una salvezza possibile, come a voler dire che c’è sempre una via d’uscita. Ecco allora che scrivere diventa un’esigenza, il punto di riferimento in un luogo, la metropolitana, dove tutto è buio”.

IMG_9140Niente è lasciato al caso nell’opera di Fabrizi: dalla copertina, alle citazioni, alle illustrazioni interne

Se lo stile fa pensare a una fotografia, l’influenza cinematografica è altrettanto evidente, non a caso le tre citazione che aprono il libro appartengono alle firme del mondo del cinema italiano e straniero (Nimród Antal, Francesco Rosi e Francis Ford Coppola ndr). Ogni dieci capitoli compare un francobollo, realizzato da Eugenio Fabrizi, grafico e illustratore, nonché artista e street writer: i due fratelli hanno già realizzato una nuova opera letteraria, in cerca di editore: una fiaba illustrata con immagini da colorare. La copertina, che ritrae l’autore seduto nel mezzo di Via Livorno, è stata realizzata dalla fotografa Giulia Natalia Comito. Anche le bandelle, una bianca e una nera, vogliono significare i due lati del protagonista e, in fondo, quelli che albergano in ogni essere umano: uno luminoso, l’altro più oscuro. Così come la quarta di copertina.

Il prossimo incontro, venerdì 6 maggio

Librinfestival si avvicina al termine e vi dà appuntamento venerdì 6 maggio, alle ore 18:30, presso la libreria Ubik, in Via Adige 2, a Monterotondo: oggetto della presentazione l’opera di Carlo Sperduti, “Sottrazione”.

#Referendum sulle trivelle, io c’ero: niente quorum, ma manco cervello

di Rara Piol

Un seggio elettorale per consentire la consultazione sul referendum abrogativo sulla durata delle trivellazioni in mare, Roma, 17 aprile 2016. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Foto di MASSIMO PERCOSSI

Ieri, come solo pochi sanno a quanto pare, c’è stato il referendum popolare abrogativo sulle trivelle. Ho avuto la possibilità di partecipare come scrutatore, dalle sei e trenta del mattino alla mezzanotte passata: una giornata piacevole, trascorsa per lo più in compagnia di sconosciuti, dal collega di seggio alle persone di altre sezioni, dal maresciallo agli elettori stessi. Peccato insomma per la sensazione che è maturata a un certo punto e che non mi ha abbandonato fino alla chiusura delle votazioni: e cioè che non avremmo raggiunto il quorum. E pare che agli italiani questo non importi. Ero perfettamente consapevole che non sarebbe stato facile e forse manco possibile, soprattutto per come è stato diffuso (poco) e spiegato (male) l’obiettivo del referendum. Tuttavia, da quando ho ritirato la mia tessera elettorale circa dieci anni fa, ho sempre creduto che non solo fosse un mio diritto votare, ma che fosse anzitutto un dovere. E ieri, come tutte le volte che me ne è stata data l’occasione, sono entrata nella cabina e ho espresso la mia opinione. E, come tutte le volte, mi sono sentita fiera.

A prescindere da quale poteva essere il risultato, chi ieri non si è presentato alle urne ha mancato verso se stesso, verso chi gli è strettamente vicino e anche verso tutti gli elettori che invece hanno votato. Quello che più mi ha stupito è stata l’assenza dell’elettorato giovanile, almeno nel nostro seggio. Sono arrivati anziani, anche con disabilità, famiglie, donne e uomini sulla quarantina. Ma dove stavano i giovani? Possibile che oggi tutto ciò che conta per loro sia l’ultimo modello di Iphone e il televoto di Amici di Maria De Filippi? E non venite a dirmi che i ragazzi sono disillusi, che non ci credono, che troppe volte il sistema li ha traditi. Perché queste sensazioni le ho provate anche io, ma non ho smesso di esercitare un mio diritto/dovere. E non posso pensare che si possa lasciare agli altri il compito di decidere per noi quando, ebbene sì, possiamo dire la nostra. Non abbiamo scelto gli ultimi tre presidenti del consiglio e di questo passo, se smettiamo di presentarci ai seggi elettorali, lasceremo agli altri la libertà di scegliere per noi su tutto. E a me questa cosa non solo fa ribollire il sangue, mi terrorizza proprio.

Nel mio seggio sono venute a votare 274 persone su 1007. Pochi, dunque. Ogni elettore che varcava la soglia della nostra aula veniva accolto con un grande sorriso. Io personalmente ero proprio contenta, mi sembrava di vedere acqua nel deserto, tanto era desolata quella scuola. Ed è stato così fino alle 22:57, quando è arrivato il cosiddetto “votante dell’ultimo minuto”. Beh, grazie. Grazie a tutte quelle persone che ieri si sono presentate anche a una manciata di minuti dalla chiusura delle votazioni. Sì, perché ieri non sarebbe cambiato molto, ma la prossima volta potrebbero fare la differenza. Il mio modesto consiglio, nella giungla caotica che è diventato il nostro Paese, è quello di informarvi senza aspettare che lo facciano gli altri. Senza permettere che chi è al potere vi strumentalizzi e approfitti dell’ignoranza. Interessatevi al mondo che vi circonda e informatevi bene, formulate delle idee e costruite, a partire da quelle, la vostra strada. Prendete coscienza. Siate cervelli pensanti, per favore. E soprattutto non rinunciate ai vostri diritti.

Il prossimo referendum, quello sulla riforma costituzionale, è previsto per il prossimo ottobre. Cominciate a leggere e fatevi un’idea. Informatevi, ripeto. E poi andate a votare. Tutti.