Rara Piol

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“Sottrazione” di Carlo Sperduti, una tanfastica raccolta di strade letterarie: da quelle più affollate a quelle meno battute

di Rara Piol

IMG_9301Si è tenuto nella serata dello scorso 6 maggio, il dodicesimo incontro di Librinfestival, presso la libreria Ubik di Monterotondo: oggetto della presentazione il libro “Sottrazione” di Carlo Sperduti, una raccolta di racconti edita da Gorilla Sapiens Edizioni. Ha condotto l’evento Alessia Fedeli, giurata, e Silvia Di Tosti, organizzatrice della maratona letteraria insieme a Giusi Radicchio e Selene Gagliardi. Era presente anche Valentina Presti, editrice del libro in concorso.

IMG_9304L’autore

Carlo Sperduti è nato a Roma nel 1984. Suoi racconti sono apparsi in antologie edite da CaratteriMobili, Zero91, Gorilla Sapiens Edizioni. Ha pubblicato, con Intermezzi Editore, “Caterina fu gettata” (2011), “Valentina controvento” (2013), “Ti mettono in una scatola” (2014); con CaratteriMobili “Le cose inutili” (2015); con Gorilla Sapiens Edizioni “Un tebbirile intanchesimo e altri rattonchi” (2013) e, a quattro mani con Davide Predosin, “Lo Sturangoscia” (2015).

sottrazione_cover_defLa raccolta

Come in un labirinto, come tra le pareti di una catacomba, come in una casa affollata di presenze e di vuoti, di cose e discorsi sospesi e di fenomeni inquietanti, in questo libro lo spazio si deforma e restringe, allestisce tranelli, sottrae scalini, nega vie di fuga. Questi 34 racconti, disposti in ordine decrescente di lunghezza, esprimono le infinite possibilità della narrativa breve e brevissima, a dimostrazione empirica del fatto che “scrivere per sottrazione è una moltiplicazione”. Copertina di Andrea Mongia. Prefazione di Fabio Viola.

Scrivere per sottrazione è una moltiplicazione: quando la qualità del racconto non dipende dalla quantità delle sue parole

Nell’ultima opera di Sperduti l’ordine dei racconti segue il criterio della decrescita: dal testo con un maggior numero di battute a quello che ne conta appena 163 (riportate nell’indice dopo ogni titolo ndr). Eppure il risultato, nonostante la parola sottrazione sembri toglierci qualcosa, è sempre supplementare. “È vero che man mano che si scorrono le pagine i racconti si accorciano – spiega l’autore – è anche vero però che, procedendo appunto per sottrazione, si moltiplicano i modi di scrivere e aumenta il numero di storie da inserire nel libro”.

“Non cercate il pero nell’uomo”: l’arte di giocare con i vocaboli e il taglio ironico di uno stile pittoresco

Una delle sue opere, edita dalla Gorilla Sapiens Edizioni nel 2013, si intitola Un tebbirile intanchesimo e altri rattonchi: non è difficile intuire il legame profondo che Sperduti instaura con le parole, tutt’altro che confuso come potrebbe apparire a uno sguardo superficiale. E così, anche in Sottrazione, nel racconto “Unità di misura”, c’è l’intento di rendere formalmente uno spaesamento temporale e sentimentale, mescolando i verbi in un turbinio drammatico e pensieroso.  “Ho da sempre nutrito un forte interesse per la lingua italiana – racconta – e così mi diverto a intrecciare e ribaltarne i suoi termini, come nel caso della mia fiaba dislessica (che recita abilmente a memoria per i presenti in libreria ndr). Non c’è alcuna volontà di lanciare messaggi politici o sociali – conclude – e i sentimenti ci sono, certo, ma filtrati da una dose massiccia di razionalità”.

IMG_9298“La morte: una recensione”. I titoli improbabili e un genere fantastico, che però non è fantasy, e saggistico, su cose che però non esistono

Al termine della presentazione l’autore distribuisce ai partecipanti un menu letterario e li invita a scegliere un racconto che lui stesso leggerà: si susseguono sulla carta una serie di titoli che, già singolarmente, fanno l’opera: “Istruzioni per Lucio”, “Lutto sommato” , “Il gusto sta nel mezzo”. E ancora scrivere della morte come fosse un film o un personaggio. “Mi è stato rimproverato di prendere in giro i lettori – dichiara Sperduti – perché magari cerco di allontanarmi da una struttura commerciale che predilige lo schema ‘inizio-svolgimento-fine’. Io credo invece di coinvolgere attivamente chi mi legge, lo esorto a partecipare. Cerco sempre di pensare a come un testo possa attivare me”. E pare che funzioni, perché la sala ride divertita.

Da Calvino a Davide Predosin, passando per Edgar Allan Poe: ecco le letture che ispirano il giovane autore romano

È difficile, leggendo Sperduti, identificare uno schema narrativo ben preciso, proprio perché l’autore rifugge ogni tipo di struttura imposta dagli standard letterari. E le sue parole, come ben esprime la copertina di Sottrazione realizzata da Andrea Mongia, sono pezzi di uno spazio frammentato che non rispondono alla linearità della logica comune. E che non vogliono assolutamente farlo. Uno stile, il suo, influenzato dalle letture di Calvino, i racconti di Poe, ma anche da autori contemporanei, come Davide Predosin, autore di “Alcuni stupefacenti casi tra cui un gufo rotto” e con il quale pubblica nel 2015 “Lo sturangoscia” (sempre per la Gorilla Sapiens Edizioni ndr). E ancora Gero Mannella, che Sperduti definisce un genio e che intervista sul suo blog, con le opere “Non gettate i cadaveri dal finestrino” o “Il killer di querty”.

“Panni” dall’opera Sottrazione, senza aggiungere altr

Giusto, mi son detto, questo signore ha proprio ragione: bisognerebbe mettersi nei panni di tutte le cose e chiederci cosa faremmo noi al posto loro, come ci sentiremmo. Ci andrebbe bene tutto o solo qualcosa o niente? Invertire i ruoli, insomma, una volta tanto, per capire o per provarci. Poi magari si rimane uguali, con le opinioni di sempre, ma almeno con cognizione di causa. Mettersi nei panni di un aspirapolvere, lei, ci ha mai provato?, mi chiede il signore. No, dico io, e lei? Io sì, faccio parte di un gruppo. Non di aspirapolvere, ma di gente che si mette nei panni. Un mio amico del gruppo si è messo nei panni dei panni. Da allora non si veste più. Io, pur essendo stato un aspirapolvere, non ho cambiato stile di vita. Ognuno ha le sue reazioni. Un altro si è messo nei panni di un lampione e non vuole più star fermo. Dorme saltellando, glielo posso assicurare. Per far parte del gruppo, chiedo al signore, che bisogna fare? Nulla, mi dice, solo mettersi nei panni, noi del gruppo ci si incontra per caso e ci si riconosce. La vede quella ragazza, al tavolo in fondo? Si è messa nei suoi stessi panni e ora è serena. Lo si capisce dalla posizione della testa: non c’è atteggiamento, solo testa e posizione. Lei, mi chiede, nei panni di cosa vorrebbe mettersi? Be’, gli faccio, io le case proprio non so come facciano a tirare avanti. Intendo: qualcuno ci abita dentro, alle case. Mica normale che qualcuno ti abiti dentro. Vorrei provare, una volta, a essere abitato. Lei non si metterebbe nei panni di un inquilino, per facilitarmi le cose? Io farei la casa. Per uno del gruppo questo e altro, mi fa lui. Ed ecco che il signore è dentro di me.

Il prossimo incontro, martedì 24 maggio

Librinfestival ricorda l’ultimo libro in concorso “Non con un lamento” di Giorgio Di Vita, con la presentazione martedì 24 maggio presso la Casa della Pace Angelo Frammartino, in P.zza Angelo Frammartino a Monterotondo, alle ore 19.

Anni ’50: Rosa Parks e le marce per i diritti civili. Italia 2016: #unionicivili, finalmente un primo passo. Quanto tempo ancora per raggiungere la civiltà?

unioni civilidi Rara Piol

Ieri è stato approvato il DDL sulle unioni civili: 372 voti a favore, 51 contrari e 99 astenuti. Un primo passo molto importante. Possibile, però, che nel 2016 dobbiamo ancora parlare di passi?

Ricordo che da piccola quando ho letto la storia di Rosa Parks (l’attivista statunitense per i diritti civili, che nel 1955 non aveva voluto cedere il posto sull’autobus a un ragazzo bianco e per questo era stata arrestata e incarcerata) non mi spiegavo il perché dell’accaduto. Avevo capito benissimo la logica perversa della questione, sia chiaro. Per quanto mi sforzassi però di comprenderne il senso, non ci riuscivo. Rosa era una persona come tante in quel bus, perché avrebbe dovuto alzarsi? Ah no, Rosa era nera. Era diversa. Sì, ma diversa da chi?

Unioni civili, i punti principaliNonostante le battaglie, le marce, le manifestazioni per difendere i diritti di tutti, dopo oltre sessant’anni stiamo ancora combattendo. Oggi il problema non è più se Rosa sia nera e al contempo seduta in metropolitana (per quanto si continua a storcere il naso quando un extracomunitario non cede il posto a un italiano). Il problema, oggi, è che Rosa ami Paola, e che voglia addirittura sposarla e ufficializzare il loro amore di fronte alla legge, con i diritti e i doveri che legano due coniugi. E, per bacco, costruirsi una famiglia con lei. Ed ecco che un esercito di ipocriti si riversa nelle piazze per “difendere i valori della famiglia tradizionale”. Eh? Quali valori? Quale famiglia tradizionale? Quella in cui il marito uccide la moglie perché, si sa, è roba sua? Quella in cui il padre abusa dei figli, la madre lo sa e resta in silenzio? Oppure quella che durante il divorzio trascina i bambini in una guerra senza pietà nei tribunali o tra le mura domestiche? Si fanno paladini di princìpi che non reggono, quando in realtà sono solo schiavi di dogmi studiati ad hoc e imposti dalla società alla società stessa. E ci si sbatte per impedire che Rosa e Paola abbiano gli stessi diritti di due eterosessuali regolarmente sposati, impedendo però al contempo anche a Rosa e, supponiamo, Giuseppe, di vivere il loro amore al di fuori del matrimonio. Sì perché questo DDL che ha fatto tanto discutere, vorrebbe tutelare anche i diritti di chi decide di non sposarsi, le cosiddette convivenze di fatto.

Oggi come allora, continuo a non capire il senso. Perché io tra Rosa e Paola, e Rosa e Giuseppe, non vedo alcuna differenza. Perché quelli che ce la vedono, pensano esista solo la loro idea di famiglia. Ed è proprio questo concetto retrogrado, che non ha mai portato a niente di buono, che deve cambiare. Deve cambiare la pessima abitudine di credere che il nostro modo di vedere il mondo sia l’unico possibile. Qualche giorno fa ho partecipato a un seminario molto interessante su Europa 2020, il futuro dell’Unione e la sovranità condivisa nell’età dell’euro. Tra gli interlocutori c’era anche Thierry Vissol, consigliere speciale media & comunicazione presso la Rappresentanza in Italia della Commissione europea, nonché economista e storico. Non ha dipinto un quadro roseo di quella che è la situazione in Europa e, sottolineando quanto sia importante ricordare il passato per il futuro di un paese, ha affermato che abbiamo perso il senso di solidarietà, parola chiave proprio dei trattati sull’unione europea. La frase che più mi ha colpita e rattristata però, riconducibile anche alla questione del Cirinnà, è questa: “Il Medioevo ci insegna che nell’arco di due/tre generazioni si può tornare alla barbarie. E noi siamo molto vicini, io credo”.

Ecco, Vissol ha ragione. Guardandoci indietro, credevamo di esserci evoluti. Invece la civiltà è ancora parecchio lontana. Noi continuiamo a muovere un passo alla volta. E ogni passo è una vittoria, intendiamoci. Però siamo tremendamente lenti. Un passo alla volta non è sufficiente. Ha ragione Vissol. Siamo più vicini alla barbarie, mentre dovremmo correre verso il lato opposto.

#Dimartedì: Corrado Augias e quelle parole che pochi hanno compreso

di Rara Piol

augias-la7Ieri sera ero seduta tra il pubblico a Di Martedì, la trasmissione condotta da Giovanni Floris su La7. Tra gli ospiti c’era Bersani, che ha provato a spiegare le ragioni del suo sì al prossimo referendum sulla riforma costituzionale, anche se, dopo aver espresso diversi punti di disaccordo con la stessa, al conduttore è venuto spontaneo chiedere: “Allora perché vota sì?”, trovando l’approvazione degli spettatori presenti. La Gruber, che ha parlato del suo libro “Prigionieri dell’Islam” (edito da Rizzoli), affermando che gli italiani siano, appunto, prigionieri del pregiudizio e dell’ignoranza nei confronti del popolo islamico e al contempo gli stessi musulmani siano vittime di un’interpretazione oscurantista e retrograda del Corano. C’era la Palombelli, l’Avv. Bertucci e Belpietro, che hanno parlato di truffe; la Rasio, Beha e il Prof. Spisni che hanno confermato quanto mandato in onda dai servizi: e cioè, in sintesi, che quando mangiamo le patatine fritte in busta tra gli ingredienti manca quello principale, la patata; quando laviamo i piatti con il detersivo ingeriamo roba chimica che resta sulle stoviglie e che, quando scegliamo di comprare il parmigiano e lo facciamo grattugiare al supermercato, ci portiamo a casa diversi tipi di batteri e stafilococchi. Morale della favola, dovremmo imparare a nutrirci di foglie e forse nemmeno di quelle. C’era Cazzola e l’Alessandrucci sul tema del prestito pensionistico e l’arrivo della famosa busta arancione.

ImmagineE poi c’era Augias. E quelle parole su Fortuna Loffredo e il delitto di Caivano che hanno scatenato una bufera di commenti sui social. “La guardi bene… guardi com’è atteggiata, e com’era pettinata, e come sono i boccoli che cadono…” – dice lo scrittore. E ancora: “Questa è una bambina che a 5-6 anni si atteggiava come se ne avesse 16”. È chiaro che a un ascolto superficiale sia facile cadere in un’interpretazione errata. Credo sia abbastanza ovvio però che Augias non volesse in alcun modo giustificare le violenze subite dalla bambina, né affermare che un atto del genere possa essere, o essere stato, provocato. Penso che volesse rifarsi a un discorso molto più generale. Lo chiarisce, secondo me, la frase con cui conclude il suo pensiero: “Questo stridore mi fa capire che anche lì si erano un po’ persi i punti di riferimento”. E cioè che oggi i bambini sono figli di una società che gli toglie l’innocenza prima del tempo, che li fa crescere a pane e televisione, imponendo loro i modelli sbagliati. Parlo di società, badate bene. Non voglio entrare nel merito genitoriale della questione di Caivano, sia chiaro. Una società distratta e allo stesso tempo manipolatrice, che alle torte di terra e acqua che facevamo in giardino sostituisce i selfie e un lucidalabbra alla moda.

Perché quella di Augias potrà essere anche stata una gaffe, però è ben lontana dall’interpretazione che il popolo del web ha voluto dare. La tv e ancora di più il mondo di internet corrono sempre più veloce e ci vogliono superficiali. Non lo siamo. Fermiamoci a riflettere su quello che leggiamo, ascoltiamo, vediamo.