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Anni ’50: Rosa Parks e le marce per i diritti civili. Italia 2016: #unionicivili, finalmente un primo passo. Quanto tempo ancora per raggiungere la civiltà?

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unioni civilidi Rara Piol

Ieri è stato approvato il DDL sulle unioni civili: 372 voti a favore, 51 contrari e 99 astenuti. Un primo passo molto importante. Possibile, però, che nel 2016 dobbiamo ancora parlare di passi?

Ricordo che da piccola quando ho letto la storia di Rosa Parks (l’attivista statunitense per i diritti civili, che nel 1955 non aveva voluto cedere il posto sull’autobus a un ragazzo bianco e per questo era stata arrestata e incarcerata) non mi spiegavo il perché dell’accaduto. Avevo capito benissimo la logica perversa della questione, sia chiaro. Per quanto mi sforzassi però di comprenderne il senso, non ci riuscivo. Rosa era una persona come tante in quel bus, perché avrebbe dovuto alzarsi? Ah no, Rosa era nera. Era diversa. Sì, ma diversa da chi?

Unioni civili, i punti principaliNonostante le battaglie, le marce, le manifestazioni per difendere i diritti di tutti, dopo oltre sessant’anni stiamo ancora combattendo. Oggi il problema non è più se Rosa sia nera e al contempo seduta in metropolitana (per quanto si continua a storcere il naso quando un extracomunitario non cede il posto a un italiano). Il problema, oggi, è che Rosa ami Paola, e che voglia addirittura sposarla e ufficializzare il loro amore di fronte alla legge, con i diritti e i doveri che legano due coniugi. E, per bacco, costruirsi una famiglia con lei. Ed ecco che un esercito di ipocriti si riversa nelle piazze per “difendere i valori della famiglia tradizionale”. Eh? Quali valori? Quale famiglia tradizionale? Quella in cui il marito uccide la moglie perché, si sa, è roba sua? Quella in cui il padre abusa dei figli, la madre lo sa e resta in silenzio? Oppure quella che durante il divorzio trascina i bambini in una guerra senza pietà nei tribunali o tra le mura domestiche? Si fanno paladini di princìpi che non reggono, quando in realtà sono solo schiavi di dogmi studiati ad hoc e imposti dalla società alla società stessa. E ci si sbatte per impedire che Rosa e Paola abbiano gli stessi diritti di due eterosessuali regolarmente sposati, impedendo però al contempo anche a Rosa e, supponiamo, Giuseppe, di vivere il loro amore al di fuori del matrimonio. Sì perché questo DDL che ha fatto tanto discutere, vorrebbe tutelare anche i diritti di chi decide di non sposarsi, le cosiddette convivenze di fatto.

Oggi come allora, continuo a non capire il senso. Perché io tra Rosa e Paola, e Rosa e Giuseppe, non vedo alcuna differenza. Perché quelli che ce la vedono, pensano esista solo la loro idea di famiglia. Ed è proprio questo concetto retrogrado, che non ha mai portato a niente di buono, che deve cambiare. Deve cambiare la pessima abitudine di credere che il nostro modo di vedere il mondo sia l’unico possibile. Qualche giorno fa ho partecipato a un seminario molto interessante su Europa 2020, il futuro dell’Unione e la sovranità condivisa nell’età dell’euro. Tra gli interlocutori c’era anche Thierry Vissol, consigliere speciale media & comunicazione presso la Rappresentanza in Italia della Commissione europea, nonché economista e storico. Non ha dipinto un quadro roseo di quella che è la situazione in Europa e, sottolineando quanto sia importante ricordare il passato per il futuro di un paese, ha affermato che abbiamo perso il senso di solidarietà, parola chiave proprio dei trattati sull’unione europea. La frase che più mi ha colpita e rattristata però, riconducibile anche alla questione del Cirinnà, è questa: “Il Medioevo ci insegna che nell’arco di due/tre generazioni si può tornare alla barbarie. E noi siamo molto vicini, io credo”.

Ecco, Vissol ha ragione. Guardandoci indietro, credevamo di esserci evoluti. Invece la civiltà è ancora parecchio lontana. Noi continuiamo a muovere un passo alla volta. E ogni passo è una vittoria, intendiamoci. Però siamo tremendamente lenti. Un passo alla volta non è sufficiente. Ha ragione Vissol. Siamo più vicini alla barbarie, mentre dovremmo correre verso il lato opposto.

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