“Il diciassettesimo conte” di Patrizia Marzocchi: un giallo che inchioda il lettore e, soprattutto, non ammazza l’ironia

di Rara Piol

Una ‘detective’, un’agenzia investigativa, un gatto, ma soprattutto un castello e una famiglia legata dal mistero di morti sospette. Gli elementi per un giallo che si rispetti ci sono tutti, ma “Il diciassettesimo conte” di Patrizia Marzocchi (edizioni Cento Autori) ha qualcosa in più. L’intreccio è avvincente e ben amalgamato, non si ha mai la sensazione di ‘aver perso un pezzo del puzzle’. Quello che lo ha reso una lettura piacevole, almeno per me che sono sempre un po’ diffidente quando affronto questo genere di libri, è il lato ironico che, come una sapiente spalla teatrale, condisce senza troppa invadenza tutto il romanzo.

Jolanda Marchegiani, la protagonista, è ufficialmente un’autrice di romanzi rosa; nella realtà invece gestisce l’agenzia investigativa L’Occhio di Sherlock al posto del cugino Johnny, vero autore dei romanzi che si vergogna di firmare. Sotto consiglio del medico, Jolanda si concede una vacanza in Slovenia per alleviare lo stress e cercare di perdere peso. Durante questo periodo ricreativo incontra Rodolfo che la introduce gradualmente alla storia della sua nobile casata, i Castelli della Torre.

Scopriremo in seguito che non si è trattato di un incontro casuale: in realtà l’uomo l’ha avvicinata perché sospetta che la recente morte del figlio di un noto ginecologo romano, avvenuta nella villa di famiglia, sia stata causata da una mano assassina. Ne è convinto anche il commissario Tommaso Pedroni, ‘amico/nemico’ di Jolanda, che vuole usare Rodolfo e l’investigatrice come talpe, per scoprire cosa sia davvero accaduto. Quello che le indagini porteranno alla luce è un segreto di famiglia tenuto nascosto per anni, per il quale qualcuno ha commesso più di un omicidio.

La storia è ricca di dettagli e scava in un passato lontano senza mai confondere il lettore (all’inizio del romanzo c’è addirittura una mappa dell’albero genealogico della famiglia dei Castelli della Torre, che aiuta a tenere a mente i legami di parentela). Ogni tassello si collega all’altro senza affanni, alternando l’intrigo del mistero al sarcasmo dei personaggi, soprattutto quello della protagonista. Quel “non prendersi troppo sul serio” che alleggerisce il racconto, quel tono a volte canzonatorio che dà agli attori del libro una connotazione quasi da ‘commedia nera’.

Patrizia Marzocchi, insegnante di Lettere in una scuola media, conosce bene l’importanza di utilizzare un linguaggio fluido e scorrevole: il testo, infatti, consente una lettura gradevole priva di incomprensioni. Ci sarà un nuovo caso da risolvere per Jolanda Marchegiani? L’autrice non lo rivela ma, personalmente, sarebbe un peccato chiudere la saracinesca di questa anomala agenzia investigativa.

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