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Anni ’50: Rosa Parks e le marce per i diritti civili. Italia 2016: #unionicivili, finalmente un primo passo. Quanto tempo ancora per raggiungere la civiltà?

unioni civilidi Rara Piol

Ieri è stato approvato il DDL sulle unioni civili: 372 voti a favore, 51 contrari e 99 astenuti. Un primo passo molto importante. Possibile, però, che nel 2016 dobbiamo ancora parlare di passi?

Ricordo che da piccola quando ho letto la storia di Rosa Parks (l’attivista statunitense per i diritti civili, che nel 1955 non aveva voluto cedere il posto sull’autobus a un ragazzo bianco e per questo era stata arrestata e incarcerata) non mi spiegavo il perché dell’accaduto. Avevo capito benissimo la logica perversa della questione, sia chiaro. Per quanto mi sforzassi però di comprenderne il senso, non ci riuscivo. Rosa era una persona come tante in quel bus, perché avrebbe dovuto alzarsi? Ah no, Rosa era nera. Era diversa. Sì, ma diversa da chi?

Unioni civili, i punti principaliNonostante le battaglie, le marce, le manifestazioni per difendere i diritti di tutti, dopo oltre sessant’anni stiamo ancora combattendo. Oggi il problema non è più se Rosa sia nera e al contempo seduta in metropolitana (per quanto si continua a storcere il naso quando un extracomunitario non cede il posto a un italiano). Il problema, oggi, è che Rosa ami Paola, e che voglia addirittura sposarla e ufficializzare il loro amore di fronte alla legge, con i diritti e i doveri che legano due coniugi. E, per bacco, costruirsi una famiglia con lei. Ed ecco che un esercito di ipocriti si riversa nelle piazze per “difendere i valori della famiglia tradizionale”. Eh? Quali valori? Quale famiglia tradizionale? Quella in cui il marito uccide la moglie perché, si sa, è roba sua? Quella in cui il padre abusa dei figli, la madre lo sa e resta in silenzio? Oppure quella che durante il divorzio trascina i bambini in una guerra senza pietà nei tribunali o tra le mura domestiche? Si fanno paladini di princìpi che non reggono, quando in realtà sono solo schiavi di dogmi studiati ad hoc e imposti dalla società alla società stessa. E ci si sbatte per impedire che Rosa e Paola abbiano gli stessi diritti di due eterosessuali regolarmente sposati, impedendo però al contempo anche a Rosa e, supponiamo, Giuseppe, di vivere il loro amore al di fuori del matrimonio. Sì perché questo DDL che ha fatto tanto discutere, vorrebbe tutelare anche i diritti di chi decide di non sposarsi, le cosiddette convivenze di fatto.

Oggi come allora, continuo a non capire il senso. Perché io tra Rosa e Paola, e Rosa e Giuseppe, non vedo alcuna differenza. Perché quelli che ce la vedono, pensano esista solo la loro idea di famiglia. Ed è proprio questo concetto retrogrado, che non ha mai portato a niente di buono, che deve cambiare. Deve cambiare la pessima abitudine di credere che il nostro modo di vedere il mondo sia l’unico possibile. Qualche giorno fa ho partecipato a un seminario molto interessante su Europa 2020, il futuro dell’Unione e la sovranità condivisa nell’età dell’euro. Tra gli interlocutori c’era anche Thierry Vissol, consigliere speciale media & comunicazione presso la Rappresentanza in Italia della Commissione europea, nonché economista e storico. Non ha dipinto un quadro roseo di quella che è la situazione in Europa e, sottolineando quanto sia importante ricordare il passato per il futuro di un paese, ha affermato che abbiamo perso il senso di solidarietà, parola chiave proprio dei trattati sull’unione europea. La frase che più mi ha colpita e rattristata però, riconducibile anche alla questione del Cirinnà, è questa: “Il Medioevo ci insegna che nell’arco di due/tre generazioni si può tornare alla barbarie. E noi siamo molto vicini, io credo”.

Ecco, Vissol ha ragione. Guardandoci indietro, credevamo di esserci evoluti. Invece la civiltà è ancora parecchio lontana. Noi continuiamo a muovere un passo alla volta. E ogni passo è una vittoria, intendiamoci. Però siamo tremendamente lenti. Un passo alla volta non è sufficiente. Ha ragione Vissol. Siamo più vicini alla barbarie, mentre dovremmo correre verso il lato opposto.

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#Dimartedì: Corrado Augias e quelle parole che pochi hanno compreso

di Rara Piol

augias-la7Ieri sera ero seduta tra il pubblico a Di Martedì, la trasmissione condotta da Giovanni Floris su La7. Tra gli ospiti c’era Bersani, che ha provato a spiegare le ragioni del suo sì al prossimo referendum sulla riforma costituzionale, anche se, dopo aver espresso diversi punti di disaccordo con la stessa, al conduttore è venuto spontaneo chiedere: “Allora perché vota sì?”, trovando l’approvazione degli spettatori presenti. La Gruber, che ha parlato del suo libro “Prigionieri dell’Islam” (edito da Rizzoli), affermando che gli italiani siano, appunto, prigionieri del pregiudizio e dell’ignoranza nei confronti del popolo islamico e al contempo gli stessi musulmani siano vittime di un’interpretazione oscurantista e retrograda del Corano. C’era la Palombelli, l’Avv. Bertucci e Belpietro, che hanno parlato di truffe; la Rasio, Beha e il Prof. Spisni che hanno confermato quanto mandato in onda dai servizi: e cioè, in sintesi, che quando mangiamo le patatine fritte in busta tra gli ingredienti manca quello principale, la patata; quando laviamo i piatti con il detersivo ingeriamo roba chimica che resta sulle stoviglie e che, quando scegliamo di comprare il parmigiano e lo facciamo grattugiare al supermercato, ci portiamo a casa diversi tipi di batteri e stafilococchi. Morale della favola, dovremmo imparare a nutrirci di foglie e forse nemmeno di quelle. C’era Cazzola e l’Alessandrucci sul tema del prestito pensionistico e l’arrivo della famosa busta arancione.

ImmagineE poi c’era Augias. E quelle parole su Fortuna Loffredo e il delitto di Caivano che hanno scatenato una bufera di commenti sui social. “La guardi bene… guardi com’è atteggiata, e com’era pettinata, e come sono i boccoli che cadono…” – dice lo scrittore. E ancora: “Questa è una bambina che a 5-6 anni si atteggiava come se ne avesse 16”. È chiaro che a un ascolto superficiale sia facile cadere in un’interpretazione errata. Credo sia abbastanza ovvio però che Augias non volesse in alcun modo giustificare le violenze subite dalla bambina, né affermare che un atto del genere possa essere, o essere stato, provocato. Penso che volesse rifarsi a un discorso molto più generale. Lo chiarisce, secondo me, la frase con cui conclude il suo pensiero: “Questo stridore mi fa capire che anche lì si erano un po’ persi i punti di riferimento”. E cioè che oggi i bambini sono figli di una società che gli toglie l’innocenza prima del tempo, che li fa crescere a pane e televisione, imponendo loro i modelli sbagliati. Parlo di società, badate bene. Non voglio entrare nel merito genitoriale della questione di Caivano, sia chiaro. Una società distratta e allo stesso tempo manipolatrice, che alle torte di terra e acqua che facevamo in giardino sostituisce i selfie e un lucidalabbra alla moda.

Perché quella di Augias potrà essere anche stata una gaffe, però è ben lontana dall’interpretazione che il popolo del web ha voluto dare. La tv e ancora di più il mondo di internet corrono sempre più veloce e ci vogliono superficiali. Non lo siamo. Fermiamoci a riflettere su quello che leggiamo, ascoltiamo, vediamo.

#Referendum sulle trivelle, io c’ero: niente quorum, ma manco cervello

di Rara Piol

Un seggio elettorale per consentire la consultazione sul referendum abrogativo sulla durata delle trivellazioni in mare, Roma, 17 aprile 2016. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Foto di MASSIMO PERCOSSI

Ieri, come solo pochi sanno a quanto pare, c’è stato il referendum popolare abrogativo sulle trivelle. Ho avuto la possibilità di partecipare come scrutatore, dalle sei e trenta del mattino alla mezzanotte passata: una giornata piacevole, trascorsa per lo più in compagnia di sconosciuti, dal collega di seggio alle persone di altre sezioni, dal maresciallo agli elettori stessi. Peccato insomma per la sensazione che è maturata a un certo punto e che non mi ha abbandonato fino alla chiusura delle votazioni: e cioè che non avremmo raggiunto il quorum. E pare che agli italiani questo non importi. Ero perfettamente consapevole che non sarebbe stato facile e forse manco possibile, soprattutto per come è stato diffuso (poco) e spiegato (male) l’obiettivo del referendum. Tuttavia, da quando ho ritirato la mia tessera elettorale circa dieci anni fa, ho sempre creduto che non solo fosse un mio diritto votare, ma che fosse anzitutto un dovere. E ieri, come tutte le volte che me ne è stata data l’occasione, sono entrata nella cabina e ho espresso la mia opinione. E, come tutte le volte, mi sono sentita fiera.

A prescindere da quale poteva essere il risultato, chi ieri non si è presentato alle urne ha mancato verso se stesso, verso chi gli è strettamente vicino e anche verso tutti gli elettori che invece hanno votato. Quello che più mi ha stupito è stata l’assenza dell’elettorato giovanile, almeno nel nostro seggio. Sono arrivati anziani, anche con disabilità, famiglie, donne e uomini sulla quarantina. Ma dove stavano i giovani? Possibile che oggi tutto ciò che conta per loro sia l’ultimo modello di Iphone e il televoto di Amici di Maria De Filippi? E non venite a dirmi che i ragazzi sono disillusi, che non ci credono, che troppe volte il sistema li ha traditi. Perché queste sensazioni le ho provate anche io, ma non ho smesso di esercitare un mio diritto/dovere. E non posso pensare che si possa lasciare agli altri il compito di decidere per noi quando, ebbene sì, possiamo dire la nostra. Non abbiamo scelto gli ultimi tre presidenti del consiglio e di questo passo, se smettiamo di presentarci ai seggi elettorali, lasceremo agli altri la libertà di scegliere per noi su tutto. E a me questa cosa non solo fa ribollire il sangue, mi terrorizza proprio.

Nel mio seggio sono venute a votare 274 persone su 1007. Pochi, dunque. Ogni elettore che varcava la soglia della nostra aula veniva accolto con un grande sorriso. Io personalmente ero proprio contenta, mi sembrava di vedere acqua nel deserto, tanto era desolata quella scuola. Ed è stato così fino alle 22:57, quando è arrivato il cosiddetto “votante dell’ultimo minuto”. Beh, grazie. Grazie a tutte quelle persone che ieri si sono presentate anche a una manciata di minuti dalla chiusura delle votazioni. Sì, perché ieri non sarebbe cambiato molto, ma la prossima volta potrebbero fare la differenza. Il mio modesto consiglio, nella giungla caotica che è diventato il nostro Paese, è quello di informarvi senza aspettare che lo facciano gli altri. Senza permettere che chi è al potere vi strumentalizzi e approfitti dell’ignoranza. Interessatevi al mondo che vi circonda e informatevi bene, formulate delle idee e costruite, a partire da quelle, la vostra strada. Prendete coscienza. Siate cervelli pensanti, per favore. E soprattutto non rinunciate ai vostri diritti.

Il prossimo referendum, quello sulla riforma costituzionale, è previsto per il prossimo ottobre. Cominciate a leggere e fatevi un’idea. Informatevi, ripeto. E poi andate a votare. Tutti.

 

Un secolo e mezzo fa c’era Matilde Serao, oggi c’è Selvaggia Lucarelli: grazie italia.

di Rara Piol
Presentazione standard1Il 7 marzo del 1856 nasceva Matilde Serao, la prima giornalista donna che fondò e diresse un quotidiano in Italia (Il Mattino, con Edoardo Scarfoglio, che vide il suo primo numero uscire il 16 marzo del 1892). Oggi, sempre in Italia, noi abbiamo Selvaggia Lucarelli.
Da giorni circolano diversi articoli (troppi, direi) sui diverbi televisivi tra Selvaggia Lucarelli e alcuni partecipanti di “Ballando con le stelle”, il talent show di Rai Uno condotto da Milly Carlucci da oltre dieci anni.
Ma chi è Selvaggia Lucarelli? Fino a ieri queste erano le informazioni in mio possesso: un’opinionista che crede di fare satira sparando stronzate su tutto e tutti, infilando ovviamente un termine sofisticato della lingua italiana qua e là, perché si sa ‘fa figo’; una che, a detta di molti, è “solo una stronza antipatica”. È chiaro che si tratta di scarsi elementi per farsi un’idea di chi sia veramente questa persona, insomma uno vuole continuare a sperare che, per essersi fatta un nome, qualcosa sappia pur fare. Non fraintendetemi. Sempre fino a ieri, non avevo alcun interesse a sapere chi fosse.
Così il primo sito che ho consultato è stato Wikipedia e, onestamente, non ho aggiunto dati così rilevanti a quanto già sapevo. Vediamo. Il primo trafiletto recita: “Selvaggia Lucarelli (Civitavecchia, 30 luglio 1974) è un’opinionista, conduttrice televisiva, blogger, conduttrice radiofonica e scrittrice italiana”. Ok, un sacco di cose insomma. Ma andiamo avanti, approfondiamo. Biografia: non pervenuta. Per quanto abbia cercato il suo percorso di studi, niente. Non che questo conti sempre, sia chiaro. Tralascerei l’attività teatrale, ininfluente a mio parere. Arriviamo subito al boom, nel momento in cui il suo nome comincia a circolare. Diventa nota al pubblico nel 2002 per il suo blog “Stanza Selvaggia” (avevo circa quindici anni e un computer in casa, nonostante ciò non avevo la più pallida idea di chi o cosa fosse) e, senza alcun titolo, comincia a scrivere su testate giornalistiche. D’altronde in Italia funziona così, c’è un mucchio di gente che occupa posizioni professionali senza averne le qualifiche.

 

Dalla carta stampata approda alla televisione, con ospitate nei reality show, sempre nel ruolo di opinionista: programmi di alto livello culturale insomma. Nel 2006 partecipa anche a uno di questi, il più becero, “La fattoria”, condotto su Canale5 da un altro ‘male’ della nostra società: la D’Urso. L’Arnoldo Mondadori Editore e la Rizzoli le pubblicano due libri, uno comico, l’altro inserito nella categoria romanzi. Un’altra “fottitura” (passatemi il termine) tutta all’italiana: quando invii il tuo manoscritto alle case editrici, se e qualora esse decidano di rispondere, si prendono dai quattro ai sei mesi di tempo solo per leggerlo. Questo è quello che dicono, poi chissà se lo faranno mai. Altre manco lo sfogliano e ti spediscono un bel pacchettino di offerte per pubblicare la tua opera a caro prezzo, promettendo promozione e pubblicità. È un inganno, diffidate.
Tornando alla brillante ascesa della Lucarelli, dopo la radio e programmi su gossip e luoghi di tendenza, diventa giurata prima di “Notti sul ghiaccio” e poi di “Ballando con le stelle”. Solo che i concorrenti di quest’anno, tra cui Platinette e Asia Argento, proprio non subiscono l’opinionista di Civitavecchia e non lo nascondono, tacciandola di analfabetismo e di non avere le credenziali per poter, appunto, giudicare.
Ora, cercando questo genio della penna su Google, dopo la pagina di Wikipedia c’è il suo blog. Io ho provato a leggere per intero uno dei suoi post, giuro. Ci ho provato sul serio. Sono tra il noioso e lo spocchioso, l’insulso e l’arrogante. Uno però l’ho terminato, quello sulle presentazioni dei libri e gli otto personaggi che si incontrano solitamente a questi eventi. Beh, l’incipit vince: “Se fate parte di quel due per cento di italiani che non ha ancora scritto un libro, sappiate che vi state privando di un’esperienza indimenticabile”. Esatto, proprio a sottolineare che oggi in Italia tutti scrivono un libro, ma proprio tutti. Compresa te, mia cara Selvaggia. E dovresti ringraziare il santo che ti permette di poterli descrivere quegli otto tipi di persone che, ancora non mi spiego come, erano presenti agli incontri con te.
Fra cinque minuti tornerò a disinteressarmi della Lucarelli e ad associare a questo cognome personaggi e amici che reputo brillanti persone. Ah, dimenticavo. Selvaggia Lucarelli scrive per Il Fatto. Sì. Perché che scriva su Libero onestamente non mi sorprende e manco mi dispiace. Ma sul Fatto. Cazzo, sul Fatto no. C’è sempre meno spazio per le Matilde Serao, e sempre troppo invece per le Selvaggia Lucarelli, Barbara D’Urso & co. Grazie italia.

Autoscan, l’apparecchio che rileva i veicoli irregolari, in arrivo anche a Fonte Nuova

di Rara Piol

Il Comandante della Polizia Locale Carlo Rinaudo

Il Comandante della Polizia Locale Carlo Rinaudo

Si chiama Autoscan ed è il nuovo sistema di controllo dei veicoli in transito, uno strumento in grado di rilevare e identificare le vetture che circolano in modo irregolare: senza assicurazione e/o revisione, sottoposte a fermo amministrativo o addirittura rubate. Come funziona? Perché i comuni se ne avvalgono? Quali sono i vantaggi e quali invece le sue criticità? Ce lo spiega il Comandante della Polizia Locale di Fonte Nuova, Carlo Rinaudo, che prevede l’arrivo di questo apparecchio per la fine del mese di novembre anche nelle zone di Tor Lupara e Santa Lucia.

 

 

Perché è necessario dotarsi di Autoscan e come funziona?

E’ uno strumento molto efficace e importante, soprattutto dal 18 ottobre scorso, cioè da quando non è più obbligatorio esporre il contrassegno relativo all’assicurazione del veicolo. La targa diventa dunque la carta d’identità del mezzo di trasporto e grazie ad Autoscan le forze dell’ordine potranno verificarne in modo immediato la regolarità. L’operazione richiede la presenza di almeno 4 persone, dunque due pattuglie: la prima sarà posizionata vicino l’apparecchio, la seconda invece a una distanza di circa 500 metri. Una volta rilevata la targa, il congegno, collegato a tutte le banche dati, trasmetterà in un secondo circa le informazioni dedicate, alla squadra collocata più lontana dal dispositivo che dovrà fermare la vettura ed effettuare le verifiche di prassi, dando la possibilità al conducente di contestare l’eventuale infrazione. Ci tengo a sottolineare che il coinvolgimento degli agenti di polizia locale significa che, anche nel 2015, la macchina non sostituisce l’uomo, anzi, sarebbe un bene per la comunità potenziare il corpo della municipale aumentando gli addetti sul territorio.

 

autoscanCosti ed efficienza dell’apparecchio?

Sul mercato ci sono molti modelli diversi, quello che abbiamo scelto noi ha la visione notturna ed è a colori proprio per garantire una migliore riuscita dell’operazione, per un costo superiore ai 10mila euro più iva. In dotazione, oltre allo strumento, sarà necessario un computer/tablet con router per trasmettere i dati. È chiaro che c’è sempre un margine d’errore, le macchinette non sono impeccabili, ma in linea di massima l’affidabilità è molto alta. Il problema che si può presentare è in realtà legato a quelle macchine che, nonostante la segnalazione, non riusciamo a fermare: ecco perché si crea una black list che torna utile quando facciamo i posti di controllo. Poi se dal rilevamento tramite Autoscan e il secondo controllo il conducente avesse ottemperato alle mancanze precedenti, meglio così. Si potrebbe addirittura pensare di comunicare i dati del veicolo irregolare ai colleghi delle zone limitrofe, con questo tipo di collaborazione l’efficienza del servizio sarebbe senz’altro migliore.

 

Per le vetture con targa straniera invece?

In quel caso lo strumento non funziona, perché dovremmo essere connessi con le banche dati estere e ancora non abbiamo questo tipo di collegamento, perciò dobbiamo necessariamente fermarle tutte, facendo fede a quanto riporta l’articolo 207 del Codice della strada, relativo ai veicoli immatricolati all’estero o muniti di targa EE: “Quando con un veicolo immatricolato all’estero o munito di targa EE viene violata una disposizione del presente codice da cui consegue una sanzione amministrativa pecuniaria, il trasgressore è ammesso ad effettuare immediatamente, nelle mani dell’agente accertatore, il pagamento in misura ridotta previsto dall’art. 202. L’agente trasmette al proprio comando od ufficio il verbale e la somma riscossa e ne rilascia ricevuta al trasgressore, facendo menzione del pagamento nella copia del verbale che consegna al trasgressore medesimo”.

 

Pubblicato su http://www.tiburno.tv

CANCELLARE IL GRIGIORE DELLA CITTA’ IN RICORDO DI MAURIZIO “TROMH”

di Rara Piol

image.phpGrande partecipazione lo scorso 25 ottobre alla V edizione del “Ciao Tromh”, l’evento in ricordo del Writer Maurizio Maurizi, scomparso nell’agosto 2011, all’età di 36 anni. La manifestazione, che si è tenuta presso piazza Falcone e Borsellino a Monterotondo, ha visto protagonista l’arte in tutte le sue forme, riversata nei colori saturi dei murales e dei graffiti tutto intorno al piazzale, o riecheggiare nelle note della musica di sottofondo.

image.phpkkTogliere il grigio dai muri della città: era proprio questo l’obiettivo di Maurizio, il teschio verde eretino, un punto di riferimento per tantissimi giovani del territorio, che nel 2010 aveva fondato insieme a Katia Cugini l’associazione culturale Robba de Strada, con l’intenzione di organizzare eventi che colorassero le strade di Monterotondo, come il Circus Jam e il Water Jam, dove la street art, in particolar modo il writing, era il cuore della manifestazione. “Condividevamo la stessa visione di sviluppo territoriale – racconta Eugenio Battaglini, presidente dell’associazione Calde correnti chimiche – volevamo combattere il degrado urbano. Uno degli ultimi ricordi che ho con lui fu alla fine di un evento che organizzammo insieme: ci abbracciammo forte, soddisfatti, come a dire che avremmo fatto grandi cose per il nostro paese. Mi manca”.

image.phpllTantissimi i Writers che hanno ricordato Maurizio così come lui avrebbe voluto, riempiendo le pareti di colori sgargianti e frasi come “Chi Tromh un amico, Tromh un tesoro”. Erano presenti disegnatori di Monterotondo, come Eugenio Fabrizi, detto Er Cicala, che racconta di aver conosciuto il teschio verde durante i primi anni del liceo e di come questo incontro abbia arricchito la sua vita: “Ho sempre amato disegnare e, dopo aver stretto amicizia con lui, mi sono appassionato anche al writing. Ci ha lasciato una grande eredità – prosegue – era in grado di unire moltissime persone di estrazioni sociali diverse e oggi, in questa piazza, continuiamo a essere uniti grazie a lui. Un’opportunità di scambio e confronto – conclude – che non ci sarebbe stata senza la sua grande personalità”. Ma anche artisti di Roma, come Pietro Maiozzi in arte Bol23, che iniziò 25 anni fa prendendo in prestito i treni romani come tele, con la presenza ricorrente nei suoi graffiti di un pappagallo con il berretto: “Ci piaceva dipingere insieme – racconta – con lui era sempre festa, portava colore e allegria”.

lllStand di creazioni artigianali, esibizioni di Hip Hop, break dance e ginnastica acrobatica nel primo pomeriggio, concerti di band del territorio e non solo dalle 18 in poi: una vera e propria festa per grandi e piccini, patrocinata dal Comune di Monterotondo e organizzata con l’aiuto delle associazioni locali, come Calde Correnti Chimiche, Folias, Fronte sonoro, Centro Ginnastica, il Cantiere. “Da un paio di anni abbiamo dato molto spazio ai bambini – spiega Katia Cugini – con laboratori, trucca-bimbi ed esibizioni di danza, perché se vogliamo che il ricordo di Maurizio duri nel tempo, loro sono l’unico modo, affinché Tromh possa continuare a vivere non solo sui muri ma nei cuori di molti. Tutte le persone che collaborano all’evento – continua – lo fanno assolutamente a titolo gratuito e ciò che viene guadagnato durante l’evento viene riutilizzato l’anno seguente per ripetere la manifestazione, che è sempre più ricca di ospiti e performance. Ma per noi – conclude – l’ospite d’onore rimane sempre Erminia, la madre di Maurizio”.

Elena Zavoli, la mamma Erminia e Katia Cugini

Elena Zavoli, la mamma Erminia e Katia Cugini

E proprio la mamma racconta commossa di quando un giorno tornando a casa, trovò un murales sulla parete della sua camera da letto: “C’era scritto Grazie Mamma, come avrei potuto arrabbiarmi? – sorride – Era una ragazzo sempre attivo, mi coinvolgeva e mi chiedeva spesso se mi piacessero i suoi disegni. Ora che non c’è più nemmeno suo padre e sono rimasta con mia figlia Rosita, a volte mi sento sola. Però poi penso a giorni come questi e mi rendo conto che quella che Maurizio mi ha lasciato è una vera e propria famiglia”. E al collo mamma Erminia indossa un ciondolo d’argento a forma di teschio verde, realizzato a mano da Elena Zavoli proprio per l’evento.

 

Pubblicato su Tiburno, martedì 28 ottobre 2015

Tutte le foto sono di Vittorio Moriconi

Il Pediatra Risponde: “Come aiutare i nostri bambini a tornare a scuola carichi di energia?”

di Rara Piol

Il pediatra, Dott. Ennio Carrara

Il pediatra, Dott. Ennio Carrara

Il Dottor Ennio Carrara, Medico specialista pediatra di Fonte Nuova, ci spiega come meglio affrontare il rientro a scuola dei nostri bambini, facendo attenzione a tutti quegli aspetti importanti che contribuiscono alla loro crescita e formazione.

Riposo, favorite il giusto ritmo del sonno

È chiaro che le ore di riposo notturno necessarie debbano essere otto, poi, ovviamente, ogni bambino vive una situazione diversa. In vacanza gli orari sono più elastici, dunque è bene regolarizzarli qualche tempo prima della ripresa scolastica. Durante la settimana è consigliabile andare a letto presto, così da favorire la giusta ricarica energetica che serve al corpo per affrontare la giornata a scuola. E il riposino pomeridiano? Beh, diciamo che a partire dalle scuole elementari il bambino dorme sempre meno il pomeriggio, perché occupato a svolgere i compiti o magari un’attività sportiva. Qualora si sentisse stanco può sicuramente fare un pisolino, senza esagerare però, altrimenti starà alzato durante la tarda serata .

Alimentazione, limitate gli snack extra

Durante l’estate le giornate sono più lunghe e le attività fisiche del bambino si moltiplicano: questo aumenta spesso il suo appetito e, sbagliando, si tende a concedergli troppi “extra”, come il gelato oltre la merenda. Pensate che la patologia infantile più riscontrata da noi pediatri è proprio l’obesità e l’estate l’infante è solito ingrassare. Per questo è importante non saltare alcun pasto e cominciare la giornata con una ricca colazione, se possibile insieme a mamma e papà, così da costruire una sana routine alimentare. Il mio consiglio, soprattutto se c’è una tendenza a prendere peso, è la classica dieta dissociata: a pranzo un primo piatto e la sera un secondo con contorno. E a merenda? Tanta frutta e, una tantum, un bel gelato!

Il vaccino, cosa c’è da sapere

È assodato che dalla scuola materna a quella elementare, nel periodo autunno/inverno, i bambini tendano ad ammalarsi, soprattutto al livello dei processi catarrali. Per questo suggerisco il vaccino anticatarrale: i “lisati batterici” vengono somministrati per circa tre mesi, mentre i “ribosomiali” per un tempo più prolungato. Entrambi introducono nell’organismo del bambino i germi o gli estratti de germi della malattia, favorendo la produzione degli anticorpi, senza alcun effetto collaterale. Quindi mio figlio non si ammalerà? Il vaccino non garantisce l’immunità dalla malattia, ma ci sarà meno incidenza di infezione e soprattutto meno intensità, perché proteggerà e rinforzerà il sistema immunitario.

Mal di pancia: realtà o finzione?

Quando l’infante lamenta una sofferenza asintomatica legata magari a un disagio scolastico è necessario osservarlo e capire come intervenire: se il malessere si presenta durante la fase di passaggio dalle scuole elementari alla scuola media, è chiaro che potrebbe essere dovuto al cambiamento e dunque trattarsi di un disagio momentaneo, che si supera dopo un paio di mesi generalmente. Se invece si protrae, sarà bene farlo visitare dal pediatra che, una volta escluse patologie quali indigestione, alterazione della flora intestinale e/o intolleranze alimentari, può avvalersi di una consulenza psicologica. Anche la stipsi è un aspetto psicosomatico? Sì, perché è difficile che il bambino sia stitico senza un motivo: per esempio nella fase in cui abbandona il pannolino, perde una sicurezza ed è facile che abbia difficoltà a defecare. Questo vale anche per la scuola ovviamente, perché il bambino lascia la sicurezza della casa per ritrovarsi in un ambiente nuovo al quale deve abituarsi.

Sport, è bene praticarlo regolarmente

Al giorno d’oggi è sempre più difficile vedere i bambini giocare in cortile o sul prato all’aria aperta, questo a causa purtroppo sia dei pericoli che la strada nasconde sia della tecnologia che comporta l’isolamento e, soprattutto, la sedentarietà. Per questo è fondamentale che l’infante scelga l’attività sportiva che più gli piace e la pratichi con regolarità durante la settimana: non solo aiuterà a rafforzare il suo corpo fisicamente, ma gli permetterà di scaricare lo stress psicologico, rendendolo un bambino più sereno e tranquillo.