Rara Piol

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Isabella, il mio viaggio alla scoperta dell’affascinante Route 66

di Rara Piol

Isabella Maccallini

Isabella Maccallini

Isabella Maccallini, classe ‘89 e origini abbruzzesi, vive a Tivoli e sta per laurearsi in Giurisprudenza. Nata sotto il segno zodiacale del Toro, si definisce  determinata, generosa e solare, non sa resistere allo shopping, adora cucinare e ad una serata in discoteca preferisce senza dubbio una bella cena in compagnia dei suoi amici. Turista “fai da te”, per Isabella viaggiare significa immergersi nella meta che sceglie, lasciandosi conquistare dal fascino della scoperta e  dell’imprevisto. “Mi definisco una viaggiatrice bipolare – spiega  – amo sia il viaggio con ogni confort, sia quello avventuroso ma in ogni caso ai tour super organizzati, preferisco  affidarmi all’istinto e a ciò che la strada mi suggerisce”. Il suo viaggio dei sogni? On the Road in Canada da Vancouver a Toronto!

Ribattezzata nel ‘93 Historic Route 66 e nota anche come la strada madre d’America, la leggendaria highway statunitense è lunga 3.755 km e collega Chicago alle splendide spiagge di Santa Monica, offrendo ai suoi visitatori panoramiche mozzafiato e mete a cinque stelle, per un viaggio in puro stile on the road. Un tour per tutti i gusti quello scelto da Isabella Maccallini, 24enne di Tivoli che, dopo aver visitato la Grande Mela, ha sentito il bisogno di scoprire l’anima più “vera” dell’America, quella del Midwest e dei cowboys, quella più rurale ma anche industriale ed operaia, nell’agosto del 2011 insieme al suo fidanzato, a bordo di una Dodge Charger bianca a noleggio. “Ho scelto   la 66 – racconta – perché è un must che credo debba essere nel libro dei ricordi di ogni amante dei viaggi”. Scaldate i motori, dunque, e preparatevi a   sfrecciare con noi sulla mitica Route 66!

Partiamo dall’itinerario che avete scoperto in trenta giorni.DSC01347

Da Chicago  abbiamo fatto tappa in Indiana per visitare Gary, la città natale di Michael Jackson, e da lì abbiamo imboccato la Route 66 verso ovest e l’abbiamo seguita fino a Flagstaff, in Arizona. Dopo il Grand Canyon e la Death Valley, abbiamo visitato Las Vegas e Los Angeles, fino a giungere nella fredda ma affascinante San Francisco, passando per Big Sur, Santa Cruz e la Silicon Valley.

A parte la bellezza delle grandi città, avete ammirato un paesaggio naturale  strepitoso!

Proprio così. Nel tragitto fino all’ Arizona, abbiamo passato infinite distese verdi alternate alla terra rosso fuoco come quella dell’Oklahoma, siamo rimasti incantati da  scenari naturali senza eguali a Sedona, con i suoi boschi incontaminati e le rocce vermiglio, per non parlare del Grand Canyon e dell’Horseshoe Bend nei pressi di Page, posto difficilmente descrivibile a parole, ma di una bellezza disarmante. Anche se Big Sur, in California, è stato il luogo naturale più emozionante che abbia mai visto.  

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Horseshoe Bend, Arizona

Un panorama a picco sull’Oceano Pacifico e famoso anche per le sue suggestive nebbie…

Esatto, la vista è da un milione di dollari  e le sensazioni che regala sono indimenticabili. Nei mesi estivi, specialmente in agosto, la fitta nebbia che copre il litorale della California nelle prime ore della mattina regala uno spettacolo ancora migliore, in quanto sembra letteralmente di guidare sospesi tra le nuvole. In questo tratto di Costa un punto di sosta obbligato per i turisti è il piccolo ristorante il Nephente che serve deliziosi hamburger e che ha una terrazza dove è possibile pranzare su un bancone a picco sull’Oceano, godendo di una vista davvero mozzafiato.

A proposito di cibo, cosa hai mangiato di particolare?

Ho mangiato di tutto! Dai classici hamburger, molto più buoni di quelli che mangiamo qui, a piatti più particolari, come la “Ugly Croast Pie”, letteralmente torta dalla brutta crosta, un dolce a base di mele dalla forma un po’ strana ma gustosa, che preparano solamente in una tavola calda che si vanta di trovarsi nel punto di mezzo della Route 66. Poi la carne, che in Oklahoma ed in Texas è davvero squisita. Piatti della tradizione messicana in New Mexico e specialità di pesce, come il granchio, sulla costa californiana. Non mi sono piaciuti i Corn Dog, spiedini di würstel impastellati e fritti, che ho mangiato nel posto che si vanta di averli inventati, il Cozy Dog Drive Inn a Springfield in Illinois. Pesanti e unti, ve li sconsiglio!

Grand Canion National Park

Grand Canion National Park

Tornando ai luoghi, quale tappa merita il primo posto e quale lasceresti all’ultimo?

Medaglia d’oro per Santa Fé! Una cittadina splendida, piena di strutture in stile pueblo, con manifestazioni musicali praticamente ogni giorno e del cibo squisito. Non si trova sulla Route 66, ma occorre una breve deviazione che vale assolutamente la pena di fare. Bocciata senza dubbio St. Louis in Missouri. La zona del Gateway Arch è piacevole, ci sono molti turisti e l’arco è davvero imponente. Tuttavia appena ci si allontana un po’ la storia cambia, vi consiglio una sosta breve senza programmare di passarci la notte, non ne vale la pena.

Cosa ha lasciato dentro di te quest’avventura?

Tanti ricordi e un po’ di nostalgia.. I paesaggi che cambiano repentinamente durante i 7mila km percorsi e le persone che abbiamo incontrato durante questo viaggio sono stampati nella mia mente. Un viaggio del genere ti fa capire quanto il mondo sia grande e diverso da quello in cui vivi di solito.

Vuoi dire diverso dallItalia?

Santa Barbara, California

Santa Barbara, California

Sicuramente! Una discrepanza evidente sta proprio nelle persone che si incontrano nel Midwest rispetto a quelle italiane: tutti molto disponibili e gentili, ti fanno davvero sentire a casa. Per non parlare delle strade, che hanno almeno cinque corsie per senso di marcia, a volte anche di più. Certo in cucina vinciamo noi, sono un amante del cibo americano, ma non nascondo che dopo una decina di giorni diventa obbligatoria una tappa in un ristorante italiano. Negli Stati Uniti poi ci sono zone in cui non si incontrano paesi, auto o persone per molti e molti chilometri, e questo per chi come me è nato in Italia è qualcosa di abbastanza sconvolgente.

Da viaggiatrice istintiva, dove vedi il tuo futuro?

Ora sono impegnata a finire gli ultimi esami e a scrivere la tesi. Ancora non ho deciso bene cosa fare, ma voglio aprire più strade per capire quale è quella più giusta per me. Il mio sogno è di poter avere un lavoro che mi permetta di partire e di ripetere questa fantastica esperienza in altre parti del mondo!

Pubblicato su Tiburno l’11 marzo 2014

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Con Valeria dietro le quinte di New York!

di Rara Piol

IDENTIKITValeria Di Giuliano, classe ’84, è cresciuta a Marco Simone e da qualche anno vive a Roma dove, laureata in Lingue e traduzione, lavora come traduttrice, correttore e revisore di testi presso l’agenzia Tradocto. Si definisce determinata, sensibile e curiosa e nel tempo libero, oltre a tenersi in forma con il nuoto e lo spinning, ama passare ore in libreria o in compagnia dei suoi amici, al cinema o ad un concerto di buona musica. Grande amante del teatro, Valeria è attrice e ha iniziato il suo percorso artistico giovanissima a Guidonia con il maestro Franco Piol fino a fondare nel 2010 con altre due attrici l’Associazione teatrale ARS. Una passione che ne alimenta da anni un’altra, il viaggio: “In ogni luogo in cui mi dirigo – spiega – cerco sempre di ritagliarmi la mia parentesi teatrale, assicurandomi di poter assistere a uno o più spettacoli del luogo nel quale trascorro una vacanza.” Il suo sogno nel cassetto? Poter recitare sui palcoscenici di New York!

New York City, “la città che non dorme mai” sosteneva Frank Sinatra, con i suoi immensi grattacieli e le sue luci colorate, teatro metropolitano di ogni forma d’arte e spettacolo, è ancora oggi una delle mete turistiche più apprezzate, sogno intramontabile di ogni viaggiatore. Come Valeria, trentenne guidoniana, che ha visitato per la prima volta la Grande Mela nell’autunno del 2010 e vi ha fatto ritorno quest’inverno insieme al suo compagno, “per respirare ancora la città e soprattutto il teatro – racconta entusiasta – parte integrante della vita di un newyorkese e fulcro del soggiorno di molti turisti”. Viaggiatrice attenta e curiosa fino all’inverosimile, Valeria organizza i suoi tour nei minimi dettagli, per poter sfruttare tutto il tempo a sua disposizione e visitare più luoghi possibile. Non ci resta allora che goderci lo spettacolo… Ladies and gentlemen, che si apra il sipario: oggi in scena, New York!

Times Square

Times Square

Come si dice in gergo artistico, per te New York ha meritato il bis…
Assolutamente sì! Durante il primo viaggio ho visitato i principali luoghi turistici, musei come il MOMA, il Guggenheim, il MET, la Statua della Libertà, Central Park, il Bronx Zoo, lo stadio di baseball dei Mets, Brooklyn, Harlem e i luoghi panoramici più famosi come l’Empire State Building e il Top of the Rock. La seconda volta ho potuto vivere la città più a fondo, esplorandola non da turista, perdendomi tra le vie, i negozietti di dischi, e andando al cinema. Per caso ho scovato una sala in cui proiettavano “2001 Odissea nello spazio” e un’altra che aveva in programmazione persino “Il Sorpasso”, uno dei miei film preferiti. Entrambe le volte ho rifocillato lo spirito coccolandolo con l’arte di Broadway! Il teatro è uno dei motivi che mi fa amare così tanto questa città e che continua a spingermi a tornare.
Broadway, “residenza” del teatro per eccellenza. Qual è l’opera che hai apprezzato di più?
Entrare nei teatri di Broadway è stata un’emozione fortissima, ma ancor più intenso è stato assistere agli spettacoli: attori perfetti e interpreti eccellenti, con regie curate nel minimo dettaglio. Ne ho visti diversi, di prosa e musical, ma in particolare vorrei citare “Waiting for Godot”, di Samuel Beckett, uno dei miei testi teatrali preferiti. Recitavano Ian Mckellen and Patrick Stewart . Il pubblico ha partecipato e si è divertito molto e alla fine c’è stata un’ovazione entusiasmante che ha coinvolto tutto il teatro.
Cort Theatre a Broadway

Cort Theatre a Broadway

Cosa hai provato seduta in uno dei teatri più prestigiosi del mondo?

Poter vedere quest’opera recitata in lingua originale, in dizione perfetta, con una messa in scena fedelissima al testo dell’autore e con attori talmente bravi da farti dimenticare che erano attori, è stato il massimo. Per due ore sono stata lì, in quella terra sconosciuta, a soffrire e a ridere con i personaggi e ad aspettare Godot con loro… Insomma, immedesimazione totale! Gli attori sono sublimi ed erano lì, davanti a me. Avrei voluto rubare ogni attimo delle loro interpretazioni e della loro tecnica per poterle fare mie!
Hai scelto di tornare a New York in inverno. Qual è secondo te la stagione migliore per visitarla?
Per la prima volta sceglierei la primavera, godendo della città senza filtri e condizionamenti metereologici. Eviterei quindi sia l’estate che l’inverno! Nel primo caso fa troppo caldo, nel secondo si raggiungono temperature assurde, ci sono stati giorni in cui eravamo a -13 gradi ed io personalmente non sono abituata ad un freddo così intenso. All’inizio è stata dura, ma vivere New York con la neve e il gelo è anch’essa un’esperienza unica e particolare!
Top of the Rock con alle spalle l'Empire State Building

Top of the Rock con alle spalle l’Empire State Building

Pensando all’ultima volta negli States, qual è stato il momento più emozionante?

È stato senza dubbio lo scoccare della mezzanotte (ora locale) del mio compleanno mentre mi trovavo sull’Empire State Building. La serata era dominata da una timida luna, l’aria era tersa e il cielo privo di nuvole. Faceva molto freddo e sulla terrazza dell’Empire si poteva stare a malapena a causa del forte vento che tirava, ma il silenzio che c’era e che si poneva in contrasto con il caos della città ai miei piedi, è stata davvero un’emozione unica. Il bello del salire su un grattacielo è anche questo, arrivare così in alto e immergersi in questa bolla ovattata dalla quale osservare la metropoli che si muove ignorando che tu sia lassù ad scrutarla.
Central Park con alle spalle il Guggenheim

Central Park con alle spalle il Guggenheim

Cosa ha lasciato dentro di te questo viaggio?

Tanta arte, tanta adrenalina e voglia di fare. Eccitazione allo stato puro! Ed è per questo che voglio tornarci presto. Il teatro e il viaggio sono per me “medicine” molto simili tra loro e infatti spesso si fondono. Del resto si effettua un percorso con più o meno ostacoli in entrambi i casi, ci si prepara attentamente prima di partire, si studia, l’adrenalina sale, si vive l’esperienza sul posto e si torna alla base più ricchi e completi di prima, con un bagaglio colmo di esperienze, sia positive che negative.
Impegni futuri?
Sto preparando uno spettacolo che andrà in scena a Roma dal 19 al 25 maggio, una commedia inedita molto divertente. In progetto c’è sicuramente un viaggio in America Latina, Brasile in particolare. Vorrei girare il mondo e visitare quanti più luoghi possibili insieme alla mia metà, prima di chiudere gli occhi per l’ultima volta.
Pubblicato su Tiburno l’11 marzo 2014

Danilo e Michela, in Thailandia “mangia, prega, ama”!

di Rara Piol

Michela Storelli e Danilo Rusciano

Michela Storelli e Danilo Rusciano

Danilo Rusciano, classe ’87, cresciuto a Fonte Nuova, ora vive a Roma e lavora come guardia giurata. Carattere allegro, spensierato e sempre positivo, anche se a volte un po’ pigro, sogna in futuro di aprire un pub. Nel tempo libero ama leggere, ascoltare buona musica e dedicarsi al Viet vo dao, l’insieme delle arti marziali e dei metodi di cultura del corpo di origine vietnamita, caratterizzati da un fine educativo, tanto fisico quanto morale. Meta dei sogni: America on the road!

Michela Storelli, classe ’85 è di Fonte Nuova e lavora come commessa. Nata sotto il segno dell’acquario, è una ragazza solare, estroversa e molto emotiva. Si definisce una persona altruista, qualche volta forse un po’ permalosa, con il desiderio sempre vivo di conoscere il mondo e le sue culture. Il suo sport è il nuoto e nel tempo libero ama dedicarsi alla lettura. Viaggio dei sogni: Maldive!

“Mangia, prega, ama”. Il titolo del famoso film americano, con Julia Roberts protagonista, calza a pennello per descrivere l’esperienza dei nostri viaggiatori nell’affascinante terra della Thailandia. Un paese che custodisce tradizioni così diverse dalle nostre, comprese quelle culinarie, che invita  interiormente ad una riflessione spirituale e che diventa straordinariamente romantico con i suoi suggestivi paesaggi naturali.

E proprio mossi dallo spirito di conoscenza e da una forte curiosità per le culture orientali, sono partiti Danilo e Michela che, oltre alla loro storia d’amore che va a gonfie vele da oltre cinque anni, condividono la loro grande passione per i viaggi. “Viaggiare è sempre una grande emozione” confessa lei, “Provo un forte senso di libertà ogni volta” aggiunge lui. Tra uno scatto con le tigri e le tipiche danze drammatiche chiamate Lakhon, ci raccontano la loro meravigliosa avventura in Thailandia, teatro di antichità e scrigno di bellezze naturali uniche,  vissuta in due settimane.

1455156_10200142310919421_591199964_n Come scegliete le mete dei vostri viaggi, e perché proprio la Thailandia?

Di solito ci facciamo un’idea generale sui paesi che ci piacerebbe visitare considerando il periodo di partenza e il budget di viaggio. La Thailandia in questi mesi esce dal periodo delle piogge e visto che non avevamo mai visitato un paese con il fascino e la cultura orientale, ci è sembrato il momento giusto per farlo.

Quali luoghi prevedeva il vostro tour?

Siamo atterrati a Bangkok, poi abbiamo visitato le province di Chiang Mai e Chiang Rai, visitato la bellissima antica capitale di Ayutthaya, fino a raggiungere il triangolo d’oro e alla fine siamo riscesi a Phuket per una meritatissima settimana di mare e relax.

Dove avete alloggiato? Come vi spostavate?

Sopratutto in alberghi e resort, il cambio favorevole ci ha consentito di scegliere buoni alloggi. Essendoci affidati ad un tour operator gli spostamentei erano interamente gestiti dalla società, avevamo un minibus che ci portava ad ogni meta del tour stesso.

529443_10200130704389265_1607584034_nCambio favorevole?

Sì, la conversione del denaro non è mai stato un problema, ci sono uffici di cambio ad ogni angolo di strada. Il costo della vita è talmente esiguo che con poche centinaia di euro puoi viverci tranquillamente una settimana.

Si sa, l’italiano ha una solida tradizione culinaria. Come vi siete trovati con il cibo?

Abbiamo assaggiato i piatti tipici della cucina Thailandese tra cui Khao Pad, del riso fritto che si mangia insieme a carne o verdure, il Tom Yam Kung, una minestra piccante con gamberi e verdure, e ovviamente tanto, tantissimo riso.

Il piatto che avete preferito? Quello che invece proprio non avete gradito?

Michela: Sicuramente i noodles sia con le verdure che con carne e pesce sono squisiti, mentre il baco da seta assaggiato al mercato è stato pessimo. Non vi siete persi niente!

Danilo: Avrei voluto assaggiare qualche grillo o cavallette,sfortunatamente non era la stagione adatta.

Paesaggio e clima, cosa dobbiamo aspettarci?

D: La componente paesaggistica è eccezionale, uno dei pochi posti al mondo in cui si trovano spazi di natura incontaminata ed è molto facile che passeggiando per qualche tratto di giungla si possano intravedere antiche rovine inesplorate.

M: Il clima ovviamente cambia da regione a regione, a Bangkok è caldo, e l’umidità la senti direttamente nei polmoni. Solo nella provincia di Ching Rai il clima diventa più gradevole.

IMG_2844Parliamo della loro cultura, quanto e in cosa è differente dalla nostra?

Il popolo Thai è molto attento alle tradizioni, rispettando molto gli anziani e i Monaci. Non amano molto manifestare le proprie emozioni in pubblico, soprattutto litigare in strada, per loro è inutile e porta solo a peggiori incomprensioni. Non si salutano stringendo la mano, ma usano il “Wei”, un saluto a mani giunte accompagnate da un leggero inchino che cambia a seconda della situazione sociale del ricevente.

Come sono le persone?

M: E’ un popolo molto gentile e accogliente, le persone sono sempre disponibili a dare una mano, non ho mai vissuto una situazione di disagio. E’ per questo che i Thailandesi sono chiamati “il popolo del sorriso.”

Sono luoghi in cui la componente spirituale è molto forte…

La religione è un aspetto fondamentale della vita di ogni Thailandese, è impossibile camminare per le vie del paese senza incontrare qualche piccolo altare o tempio. Grazie all’esiguo numero del nostro gruppo, abbiamo assistito a diverse funzioni religiose, ma l’esperienza più bella è stata nella provincia di Sukhothai, in un minuscolo tempio dove un Monaco Buddhista ci ha accolto nell’area privata dello stesso e ha fatto una piccola messa solo per noi.

1425651_10200142305679290_1824568390_nFarsi fotografare insieme alle tigri, cosa si prova?

M: Esperienza bellissima, vedere e toccare dei felini di quasi 400kg è una cosa che, quasi sicuramente, non farò mai più nella vita. E’ un emozione che non si racconta, bisogna viverla.

A proposito di animali, è noto che in Thailandia ci sia un fenomeno di maltrattamento.

D: Sì, ed è estremamente evidente dove circola il denaro. L’esperienza più brutta l’abbiamo vissuta a Chiang-Mai con l’escursione con gli elefanti dove quei poveri animali ricevevano percosse gratuite, attraverso un bastone con la punta acuminata, appena “disubbidivano” agli ordini delle guide. Per non parlare poi degli ambienti in cui erano costretti a vivere perennemente incatenati con uno spazio di movimento di appena poco più di un metro.

IMG_2759Altra macchia di questa nazione è il commercio sessuale. Quanto è evidente per un turista?

M: La prostituzione è più evidente nei luoghi turistici, sopratutto a Bangkok nel quartiere del mercato notturno dove bancarelle di merce contraffatta si mescolavano a ragazze, alcune senza dubbio minorenni, sedute fuori dall’entrata dei locali in cerca di potenziali clienti.

D: E’ impossibile non accorgersene, molte volte è il turista stesso la causa di questo fenomeno. Già dall’aeroporto in Italia senti persone, per la maggior di età avanzata, scambiarsi consigli sui luoghi dove il costo delle prestazioni è minore.

Prossima meta, ci avete già pensato?

Non ancora definitivamente, si pensava al Sud America.

Progetti di coppia?

Il prossimo passo è andare a vivere insieme, mettere su famiglia e poi chissà, portare qualche pargoletto in giro per il mondo.

 Pubblicato su Tiburno il 14 gennaio 2014

Aurora, in viaggio con papà alla scoperta delle meraviglie di Tokyo

di Rara Piol

Lino insieme a sua figlia Aurora

Lino insieme a sua figlia Aurora

Lino Sorrentino, 47 anni, nato ad Amsterdam e cresciuto in Campania, oggi vive a Colleverde dove gestisce una doppia attività, Artemis: un salone di bellezza e un outlet di mobili di lusso. È felicemente sposato con Marina ed ha un ottimo rapporto con le sue tre   figlie :Alessia, Maria Cristina e la piccola Aurora .   Vip Hair Stylist per la nota azienda Matrix, Lino ama viaggiare e, quando gli capita di farlo per lavoro, è felice di poter vivere realtà diverse dalla sua, respirare l’odore di altre città e condividere questi attimi con le persone che ama. Aurora, “la piccolina di casa” ha 12 anni ed è una bambina creativa e molto curiosa, con una grandissima passione per la musica, soprattutto per la cantante e attrice americana Selena Gomez.  

“È stata un’esperienza indimenticabile, non avevo mai fatto un viaggio così lontano e sola con mio padre… Partire per Tokyo è stata un’emozione indescrivibile” racconta Aurora, la piccola di casa Sorrentino, 12 anni, appassionata di musica e pronta per iniziare l’ultimo anno delle scuole medie di Colleverde, portando nel cuore ancora intatti i ricordi del suo meraviglioso viaggio in Giappone con il papà durante la prima settimana di luglio. Aurora e Lino sono stati protagonisti di un intenso viaggio “a tutto oriente”, che ha consolidato ancora di più il loro splendido rapporto, condividendo momenti di puro svago come la giornata al Tokyo Disneyland insieme ai protagonisti delle più belle fiabe di tutti i tempi e la gita agli Universal Studios di Osaka, ma anche attimi di meditazione e spiritualità durante la visita suggestiva al Grande Buddha di Kamakura a Yokohama. “Aurora – confessa Lino – è stata davvero la compagna di viaggio ideale”!

Questo è il primo viaggio che fate insieme. Perché proprio a Tokyo?   

Presso gli Universal Studios, Osaka.

Presso gli Universal Studios, Osaka.

Aurora: E’ quasi un anno che chiedo a papà di viaggiare insieme solo noi due e finalmente siamo riusciti ad organizzare. Certo non mi aspettavo di andare così lontano… E’ stata una bellissima sorpresa!

Lino: Mi hanno chiesto di far parte della giuria tecnica di una gara internazionale di acconciature e tagli, eravamo sei parrucchieri provenienti da tutto il mondo. Potevo portare con me una persona e Aurora era la compagna di viaggio ideale, con la sua curiosità e il suo carattere vivace, e soprattutto con la sua voglia di vedere e condividere. E’ stata davvero all’altezza del viaggio, che tra il fusorario e il programma intenso, rischiava di essere pesante per una bambina di 12 anni.

Aurora cosa ti lega al tuo papà e rende il vostro rapporto così speciale?

C’ è qualcosa di molto profondo che in particolare mi fa adorare tanto il mio papà. Innanzitutto per il suo altruismo, per lui vengono sempre prima i suoi familiari, sempre prima il mio divertimento e poi il suo! Poi la sua generosità, ad esempio quando viaggia per lavoro al ritorno mi porta tantissimi regali! Papà   riesce a rendere simpatica ogni situazione, anche quando non lo è  e con la sua vivacità e la sua capacità di coinvolgermi riesce a rendermi curiosa di tutto ciò che mi circonda.

Ti fai consigliare rispetto alla moda?

Quando siamo fuori e non posso andare al suo negozio gli chiedo di farmi acconciature, trecce e chignon. Per quanto riguarda l’abbigliamento non molto, in questo preferisco affidarmi a mia madre e alle mie due sorelle, ma ogni volta che papà parte per un viaggio mi porta sempre qualche vestito e la maggior parte delle volte riesce ad indovinare i miei gusti.

Tornando al viaggio, avete visitato il Grande Bhudda di Kamakura. Cosa ha significato condividere questa esperienza spirituale insieme?

Presso il Grande Bhudda di Kamakura

Presso il Grande Bhudda di Kamakura

A: Credo che non dimenticherò mai quella giornata… Appena arrivati ognuno ha lavato le mani dell’altro, poi ci siamo guardati ed è stato molto emozionante. Mi sono sentita davvero vicina a papà… Si usa inoltre scrivere alcuni pensieri personali su piccoli fogli di carta che si legano a delle aste e si affidano così al Bhudda. A fine serata erano piene!

L: La statua è imponente e l’atmosfera davvero suggestiva. Anche se non si è vicini alla religione si sente il desiderio di raccogliersi in preghiera e l’energia che si respira è positiva e sacra.Come ha detto mia figlia è stato un momento di condivisione che ci ha uniti ancora di più.

Settembre è arrivato e con lui l’inizio della scuola. Come affronterai l’ultimo anno delle scuole medie?

Mi piace studiare  e non ho mai avuto problemi! Quest’anno mi impegnerò sicuramente di più anche perché ho l’esame e ho promesso ai miei genitori un buon voto così per premio forse ci sarà un altro viaggio!  Intanto tra una settimana andremo a Milano per il concerto di Selena Gomez e sono già emozionatissima!

 

Pubblicato su Tiburno il 10 settembre 2013

Aldo Salucci, “Una settimana fuori dal mondo nell’Oasi di Siwa”

di Rara Piol

Oasi di Siwa - Egitto

Oasi di Siwa – Egitto

Aldo Salucci, 46enne di origini romane, è un uomo con una forte personalità, dal carattere magnetico e affabile, è difficile distogliere l’attenzione dai suoi racconti. Laureato in Farmacia all’Università di Perugia e specializzato in Nutrizione clinica e dietetica, ama prendersi cura del suo aspetto e, grande appassionato di sport, pratica il nuoto, il surf  e come può raggiunge le piste innevate per fare una bella sciata. Oggi Aldo è titolare della nota Farmacia Salucci di Fonte nuova, e convive felicemente trascorrendo le giornate tra le sue passioni sportive, gli amici e il lavoro. Una delle sue più grandi passioni è viaggiare e tra le mete che ha visitato ricorda volentieri l’Egitto, l’Argentina, il Brasile e la California, senza però dimenticare l’Italia con le sue città meravigliose come Palermo e Agrigento.

Laghi e boschi di olivi che si alternano a dune di sabbia e palme: è un altro volto dell’Egitto, lontano dal caos delle città come può essere Il Cairo o dalle classiche mete famose per il mare come Sharm el Sheik o Mars Alam. A pochi chilometri da Marsa Matruh si trova quella che viene descritta come un vero paradiso egiziano, ovvero l’Oasi di Siwa. Una terra di sabbia e sale dove non esiste elettricità e la parola d’ordine è riposo e serenità. Così Aldo, titolare della Farmacia Salucci a Fonte Nuova, due anni fa, ha trascorso sette giorni di assoluto relax tra le dune libiche, alloggiando in un villaggio illuminato dalle candele, in cui ci si veste di compagnia e ci si nutre di conoscenza dell’altro. Un nuovo modo di “vedere” che Aldo ci racconta, portandoci per qualche istante con la fantasia in quell’oasi nel deserto, dove il silenzio e le stelle regnano indisturbati…

Siwa, oasi egiziana poco conosciuta immersa nel deserto libico. Perché questa meta?  

Aldo Salucci

Aldo Salucci

Un carissimo amico egiziano mi ha contattato invitandomi a partecipare a questo viaggio all’oasi di Siwa che aveva organizzato con un gruppo di persone, e amante dei viaggi quale sono, ho accettato volentieri. All’inizio è stato quasi traumatico perché siamo arrivati di notte in questo villaggio completamente al buio, accompagnati dai beduini e potevamo ascoltare solo le nostre voci. Immaginate un gruppo di persone che non si conoscono arrivare in un luogo inabissato nel nulla e senza elettricità! Ricordo che tra una parola di francese e una di italiano, ho conosciuto una ragazza che è diventata nel tempo una grande amica.

Nessun tipo di comunicazione con l’esterno e all’orizzonte solo sabbia. Come ha vissuto questo distacco drastico dal resto del mondo?

In un viaggio di solito ci si distrae con la tecnologia, poi io sono un “internet dipendente”, quindi potete immaginare il disagio iniziale. Arriva un momento però in cui abbandoni le regole del mondo fatto di apparenza al quale sei abituato e ti disinteressi di cosa indossi o se i capelli sono in ordine. Porti agli altri solo te stesso e la voglia di comunicare e stare insieme.

Stare insieme, in che modo?

Bagni di Cleopatra

Bagni di Cleopatra

Nella maniera più tradizionale possibile, riuniti intorno a una tavola. Ricordo questi pranzi e cene interminabili in location sempre diverse, durante i quali tra una portata e l’altra, rigorosamente biologica e a base di verdure, passava un tempo indefinibile. E l’unica cosa che potevi fare era dialogare con i commensali, una sorta di “banchetto di conoscenza” senza fine. Tra un pasto e l’altro ci sono state gite nel deserto e momenti di assoluto relax presso i Bagni di Cleopatra, fonti naturali dove si potevano fare bagni rilassanti. La sera spesso ci riunivamo intorno al fuoco, a parlare per ore sotto le stelle.

Siwa raggiunge l’apice del suo splendore nei mesi di maggio e settembre. Come mai ha scelto di andare proprio a dicembre?

È vero, soprattutto agli inizi di settembre, il clima è stabile e le temperature non superano i 30 gradi. Inoltre piove raramente, perciò si ha la sicurezza di trascorrere giornate soleggiate e notti fresche. Io ho festeggiato lì il Capodanno, ma con un clima che viaggia intorno ai 24 gradi anche di inverno, può essere esate tutto l’anno!

Un viaggio che non si dimentica. Cosa ha lasciato dentro di lei quest’avventura?

Credo che ogni viaggio sia sinonimo di crescita e conoscenza. Siwa è un’oasi nel vero senso della parola, un luogo che sa trasmettere l’importanza e il valore dell’essere umano. Vivendo quest’esperienza, anche se solo per una settimana, ho capito che si può fare a meno di moltissimi artefici che nel quotidiano reputiamo fondamentali. E poi il deserto mi trasmetteva una situazione di pace, in grado di spingerti all’abbandono, al totale rilassamento del corpo e della mente.

A chi consiglierebbe questa meta?

A chi abbia bisogno di un angolo di paradiso dove trovare un po’ di pace e riposo. Durante la notte, nel silenzio assoluto e sotto un cielo di stelle, sei solo con i tuoi pensieri e non puoi ignorarti. È semplicemente meraviglioso!

Argentina, Brasile, California… E se dovesse suggerire una meta italiana?

Senza dubbio Palermo e Agrigento, città a dir poco meravigliose dove ho respirato i colori, i sapori e una gentilezza quasi “antica”, davvero difficile da trovare. Non perdetevi la Scala dei Turchi ad Agrigento, una scala di roccia affacciata sul mare, una vera bellezza della natura.

Con l’estate alle porte, quale sarà la sua destinazione?

Come ogni anno mi recherò in Grecia, più precisamente all’isola di Paros, ormai è come una seconda casa per me. Il mare è favoloso e gli abitanti sono semplici e gentili, senza dimenticare che i prezzi sono più accessibili, soprattutto nell’ultimo periodo.

E la meta dei sogni?

L’Oriente, sono davvero curioso di conoscere la loro cultura, completamente diversa dalla nostra. Mi affascina come destinazione e il prossimo viaggio cercherò di organizzarlo lì.

Consigli di viaggio

  • Portate con voi un paio di scarponcini alti, così da evitare che la sabbia, onnipresente e nota dolente del luogo, si infili nelle scarpe.
  • Nella valigia solo biancheria e vestiti comodi. Ricordate che a Siwa l’apparenza non conta, ma soprattutto che non ci sono prese elettriche, quindi niente phon e cellulari!
  • La marmellata di datteri è una delle loro specialità, non dimenticate di assaggiarla magari spalmata su una crepes.

Pubblicato su Tiburno il 16 luglio 2013