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Michela Baranello, da Monterotondo al palco dell’Ariston: “Emozione irripetibile”

di Rara Piol
Michela Baranello

Michela Baranello

A pochi giorni dalla finale del Festival di Sanremo, Tiburno.tv ha incontrato Michela Baranello, cantante 21enne di Monterotondo che ha partecipato alle selezioni delle giovani proposte con il suo inedito “E smettila di chiamarmi amore”.

Esperienza che si è conclusa senza successo, almeno per ora visto che Michela è un tipo “tosto” e la sua tenacia la porterà a riprovarci l’anno prossimo. Classe ’93 e grandi occhi espressivi, ha frequentato il Liceo Linguistico Catullo di Monterotondo e la scuola di canto per sei anni, ama il jazz e il blues, il teatro e la danza.  Oltre a farvi ascoltare il suo singolo nel video clip (realizzato con la partecipazione speciale dell’attore Federico Costantini, uno dei protagonisti della fiction “I liceali” ndr) vi parliamo di lei in questa intervista in cui non potevano mancare giudizi e pagelle sulle esibizioni del Festival.
 
Anche tu hai  calcato il palco dell’Ariston, ci racconti come è andata?

Sul palcoscenico dell'Ariston

Sul palcoscenico dell’Ariston

A settembre ho inviato il mio inedito per le nuove proposte e a ottobre mi hanno selezionata per fare la Sanremo Accademy, è stata un’esperienza indimenticabile. A novembre ho cantato davanti a Roby Facchinetti e Giusy Ferreri, purtroppo non sono passata ma è stata una grande soddisfazione ascoltare i loro pareri positivi, i complimenti per il pezzo, la voce e la presenza scenica. Entrare al teatro Ariston e cantare su quel palcoscenico, è stato un po’ come partecipare al Festival, un’emozione irripetibile. Il prossimo anno ci riprovo.
“E smettila di chiamarmi amore” è il titolo del tuo primo singolo
Sì, è il risultato di quasi un anno di lavoro e sono davvero soddisfatta. La musica e l’arrangiamento sono di Tiziano Novelli, il mio produttore, e il testo è stato scritto da Patrizia Fregonese De Filippo che è anche la regista del videoclip appena realizzato.E’ stato proprio Tiziano, conosciuto l’anno scorso quando ho vinto la prima edizione del Music Festival di Roma, che a settembre ha inviato il mio brano a Sanremo per le nuove proposte. La canzone parla di un amore costruito sulle parole vane di un ragazzo sfuggente, della rabbia e della disillusione di una giovane donna che decide di rinunciare a questa storia perché instabile e senza futuro.
1457558_10202135612743413_1119604296_nMusica, danza e teatro, quando nasce la tua passione per l’arte?
Fin da quando ero piccola, quando passavo il mio tempo a cantare con mio padre. Ricordo che a 6 anni sapevo recitare a memoria “La livella” di Totò, perché la sera prima di andare a dormire mi leggeva spesso le sue poesie e anche quelle di Trilussa. Oggi purtroppo non c’è più, ma il nostro legame è ancora forte anche grazie alle passioni che mi ha trasmesso e che amavamo condividere.
Torniamo al Festival : Il volo, Nek e Malika Ayane. Sei d’accordo con il podio sanremese?
In realtà no, sono rimasta un po’ delusa. Non discuto la qualità vocale dei ragazzi che hanno vinto, solo che li trovo un tantino antichi. Preferivo di gran lunga Annalisa e Chiara, ho apprezzato molto Masini e mi è dispiaciuto troppo per Raf e Alex Britti. Il mio podio avrebbe visto al primo posto Annalisa e Nek pari merito, medaglia d’argento a Chiara e quella di bronzo a Masini e Malika.
Bocciati?
Senza dubbio la coppia Platinette/Di Michele, non per il brano ma per la qualità vocale, poco adatta al festival. Non ho apprezzato particolarmente le canzoni di Lara Fabian e della Tatangelo, idem per Moreno e Nesly, anche se in questo caso non amo proprio il genere rap.
Al Music Festival di Roma 2014

Al Music Festival di Roma 2014

Tra le nuove proposte chi avresti premiato?

Amara, il testo della sua canzone, “Credo”, era davvero stupendo. Buona l’esibizione dei Kutso, irriverenti e originali.
Prima di salutarci svelaci i tuoi prossimi impegni
Con Tiziano stiamo lavorando a una serie di brani, sarebbe bello poter realizzare un album. Il 19 presenterò il singolo come ospite alla seconda edizione del Music Festival di Roma e a maggio sarò in scena con il musical “Indietro di un’ora”, uno spettacolo costruito sui brani dei Negramaro, cantate dal vivo ovviamente. E a settembre proverò a entrare al Conservatorio. Sono una persona determinata e dinamica, non mi fermo mai. Non per niente il mio motto è “Chi la dura, la vince” e io con tutta la mia forza, spero di farcela.
Pubblicato su http://www.tiburno.tv

Laura Efrikian, “Vivo intorno a tutto ciò che amo. La mia casa, come un raccoglitore di ricordi”

di Rara Piol

Laura Efrikian

Laura Efrikian

Laura Efrikian è un’attrice e annunciatrice televisiva trevigiana che vive a Fonte Nuova dal 2007, anche se le sue radici sono da ricercare nella lontana Armenia. Da suo padre Angelo, violinista e direttore d’orchestra, ha ereditato l’amore per l’arte che l’ha portata giovanissima a frequentare un corso di recitazione presso il Piccolo Teatro di Milano con la direzione di Giorgio Strehler. Per la televisione ha condotto Canzonissima nel ‘61 e il Festival di Sanremo nel ’62, in teatro ha interpretato “Il mercante di Venezia”, “La tempesta” e molti altri… Ha preso parte a due importanti sceneggiati televisivi, quali La cittadella e David Copperfield e a molte commedie importanti prodotte dalla Rai, come Le piccole volpi o Rossella. Dal ’94 possiede una casa in Kenya ed è a capo dell’Associazione benefica “Laura for Africa”. Nel 2008 ha ricevuto un premio alla carriera conferito dall’Ente Premio Le Donne e il Teatro presso il Teatro San Carluccio di Napoli. Ha pubblicato due libri, “Come l’olmo e l’edera” nel 2011 e “La vita non ha età” nel 2013, entrambi per raccontare la sua storia, ma soprattutto per non dimenticare le proprie radici. È stata sposata con Gianni Morandi, dal quale ha avuto due figli, Marianna e Marco.

È proprio vero, ci sono case che raccontano… E agli occhi di chi li osserva, ogni oggetto narra una storia diversa: un amore antico, un aneddoto divertente, un viaggio in una terra lontana. Come la dimora dell’attrice Laura Efrikian, immersa nel verde della campagna di Fonte Nuova e con un giardino che le fa da cornice: ogni angolo, arredato con gusto ed eleganza, ci svela una piccola parte di lei, dal quadro che la ritrae appena diciannovenne all’armadio del ‘700 che acquistò con l’amico Lucio Dalla, dalle ceramiche bianche e blu ai disegni della storia armena realizzati dal suo bisnonno Giuliano Zasso… Così, in un pomeriggio soleggiato, tipico delle splendide ottobrate romane, Laura Efrikian si racconta ai lettori di Tiburno nel suo salotto, ripercorrendo per noi la via dei ricordi.

LAURA EFRIKIAN2Come vive la casa Laura Efrikian?
Credo che sia un luogo fondamentale per l’essere umano, non semplicemente il tetto che lo ripari dall’esterno. Ho avuto case molto grandi e piene di mobili e quando mi sono trasferita qui ho dovuto separarmi da alcuni oggetti, perché non potevo portare tutto con me. Ho conservato dunque tutto ciò che mi legava a qualcuno o ad un particolare momento della mia vita, fino a considerare la mia dimora come un raccoglitore di ricordi.

Per esempio?
Una staffa, come quelle che si mettevano ai cavalli, che ora uso come cornice per la foto dei miei nonni che si baciano, la loro fu una grande storia d’amore. Oppure la libreria del ‘900 di mio padre, o il tavolino con le due poltroncine di mia nonna Laura. Forse l’oggetto che ha la storia più divertente, però, è quel vecchio armadio del ‘700…

Ce la racconta?
L’ho acquistato moltissimo tempo fa in un negozietto in Via dei Coronari a Roma, dopo una lunga trattativa. Ricordo che io e Lucio Dalla fingevamo agli occhi del commerciante di essere sposati e che, il mio consorte, fosse una persona tremendamente tirchia. Così io tornavo dal venditore e lo pregavo affinché mi vendesse quell’armadio ad un prezzo ribassato. Beh, la commedia funzionò, e dopo qualche tempo riuscii ad acquistarlo senza spendere eccessivamente.

LAURA EFRIKIAN1Qual è la stanza che preferisce?
Potrei dire la cucina, ma ahimè non è certo il mio regno. Per comodità, scelgo senza dubbio la camera da letto che diventa molto spesso il mio ufficio. Il lato in cui non dormo si trasforma in una postazione dalla quale prenoto biglietti per il teatro, decido a quali eventi partecipare, scrivo… E poi c’è un bellissimo divano con delle rose dipinte sopra, che contiene le mie fotografie preferite, così se qualche sera stento a dormire, mi siedo per terra accanto alle foto e mi lascio cullare dai ricordi.

Se dovesse pensare a un momento della sua carriera, quale sceglierebbe?
Ricordo con affetto e piacere la commedia “La porta chiusa” di Marco Praga, dove ho avuto l’onore di lavorare con Giancarlo Giannini e Sara Ferrati: quando li ho conosciuti ho avuto la sensazione di essere entrata nel teatro.

E della sua vita invece?
La nascita dei miei figli, soprattutto quella di Marianna. La mia prima figlia, Serena, non era sopravvissuta alle prime ore di vita, così quando ho dato alla luce Marianna avevo moltissima paura. Appena me l’hanno portata e mi hanno assicurato che era tutto nella norma, mi è sembrato quasi di aver fatto un miracolo.

Con i figli, Marianna e Marco

Con i figli, Marianna e Marco

Perché dopo tanti anni ha deciso di tornare a Fonte Nuova?
Vivevo a Roma con mia madre quando un giorno ho ricevuto una telefonata da mio figlio Marco, era il 2007. Mi consigliava di sedermi perché stava per annunciarmi l’arrivo non di uno, bensì di due nuove vite in casa Morandi. La nascita di Jacopo e Leonardo mi è sembrata un’ottima ragione per tornare a vivere qui, dove tutto è cominciato.

Nonna a tempo pieno dunque, che rapporto ha con i suoi nipoti?
I figli di Marianna abitano a Bologna, quindi passo molto più tempo con i tre maschietti di Marco. Da qualche tempo abbiamo anche istituito il pigiama party e loro sono entusiasti di venire a dormire qui. Sono sempre affascinata dalle loro domande e dalla loro grande curiosità, sono una scoperta continua. Jacopo poi ama i fiori come me, proprio qualche tempo fa mi ha chiesto una pianta di rose rosse, così siamo andati insieme in un vivaio e l’abbiamo comprata: tra tutti è quello che, forse mi illudo io, somiglia di più alla nonna.

A loro è dedicato il suo ultimo libro “La vita non ha età”.
Sì, affinché siano non solo coscienti di chi sia la loro famiglia e le loro radici profonde, ma anche perché non la dimentichino nel tempo. Nel libro racconto la mia storia, dalle origini dei miei avi alla mia seconda casa in Kenya.

Laura For Africa

Laura For Africa

È da lì che nasce il progetto Laura for Africa?
Sì, nel ’94 ho comprato un appartamento a Mambrui, a una ventina di kilometri da Malindi. Lì mi sono resa conto della miseria in cui versano gli abitanti dell’Africa, ospiti in casa propria e proprietari di niente in un paese invece ricchissimo. Ho cominciato ad aiutare il mio Houseboy Agostino, facendo studiare i suoi figli. Con la raccolta fondi siamo riusciti a far costruire due pozzi e aiutiamo costantemente l’orfanotrofio “Asante Sana” di Piera Chiodi. Spero di tornare il prossimo gennaio e portare loro ancora aiuti e scolarizzazione.

Intanto, come passerà il suo tempo qui a Fonte Nuova?
Con la mia famiglia e con gli amici che ho trovato qui, come Rossella e Giuseppe. Mi piace moltissimo organizzare una partita a burraco il sabato sera, o andare a teatro con loro, perché no a vedere mio figlio Marco, mi seguono spesso anche a qualche conferenza sulla storia armena. Finirò l’acquarello che ho cominciato per i miei nipoti e guarderò il tramonto ancora una volta, dal balcone di casa mia.

 

Pubblicato su Tiburno martedì 28 ottobre 2014

Andrea, “La società può cambiare, una nota alla volta”

Fisico, pianista, compositore, è ricercatore presso “La Sapienza” e docente presso “S.Cecilia”.

(Versione integrale)

Andrea Lucarelli

Andrea Lucarelli

di Rara Piol

Andrea Lucarelli, di Fonte Nuova, dopo il liceo scientifico al G. Peano di Monterotondo, si è diplomato con lode in Pianoforte al Conservatorio di Santa Cecilia a Roma, presso il quale ha conseguito anche la laurea in Composizione e dove attualmente è docente di “Lettura della partitura”. Laureato con il massimo dei voti in Fisica, oggi ricopre il ruolo di Ricercatore nel medesimo dipartimento, presso l’Università La Sapienza di Roma. È stato coordinatore dei docenti per Label Formazione, nell’ambito della preparazione del materiale didattico per il sito dell’Enciclopedia Treccani, e insegnante di matematica e fisica a tempo determinato per la scuola pubblica. È inoltre autore di brani musicali, come “Sectio Aurea”, ispirato alla serie numerica di Fibonacci, e “La Lumière sonore”, pezzo con il quale ha vinto il premio “Via Vittoria 2013” – uno stage in Giappone con un programma di scambio internazionale presso la Tokyo Ondai University.
“Credo fortemente che il cambiamento e la crescita sociale debbano partire dalle piccole comunità” – ecco perché Andrea ha collaborato con il Comune di Fonte Nuova nel progetto “Lezioni/concerto di pianoforte” nel 2009, presso la scuola media statale Sandro Pertini, e prevede in un futuro prossimo una nuova cooperazione con l’amministrazione Cannella, sia nell’ambito scientifico che in quello musicale.

Laureato con lode in Fisica, una facoltà tra le più complesse. Perché questa scelta?

A dire il vero dopo il liceo volevo fare il giornalista, perché ho sempre pensato che fosse un lavoro che offriva la possibilità di spaziare in ogni campo del sapere. Così ho iniziato un percorso di studi umanistici alla “John Cabot University”, grazie a una borsa di studio, e contemporaneamente ero iscritto alla facoltà di Filosofia, entrambe a Roma. Dopo un anno ho capito che nessuna delle due rispondeva alle mie domande: ero curioso di conoscere e comprendere la struttura intima e profonda di ciò che mi circondava. Allora decisi di iscrivermi alla facoltà Fisica della Sapienza, uno dei migliori posti al mondo dove fare scienza, per la grandissima eredità della figura di Enrico Fermi, per l’esperienza al CERN di Ginevra e la laurea ai Laboratori Nazionali di Frascati con una tesi in fisica teorica delle alte energie.
Fisica e Musica, dimensione razionale e regno dell’astratto. Come concili queste due attività all’apparenza così distanti?

Con la più assoluta naturalezza, proprio perché in realtà sono più vicine di quanto sembrino. Stravinskij (grande compositore russo del ‘900 ndr) sosteneva che “Più l’arte è controllata, limitata, lavorata, più è libera”, e non posso che essere d’accordo. La musica, se non è organizzata, alimenta un linguaggio che non è più né umano né artistico. Così io scelgo un algoritmo e lo sviluppo in piena libertà: lo schema, la parte razionale per intenderci, è sottointeso, invisibile all’orecchio inesperto, che gode invece della pura forma artistica, quella più astratta.

DSC_7206 filtro e firmaTi senti più “fisico” o più “musico”?

Io mi sento da sempre un ricercatore nel senso più ampio del termine. Indago ciò che si cela dietro e dentro le cose: credo che la loro bellezza e armonia non siano fenomeni casuali. Sto lavorando al progetto “La fisica degli strumenti musicali”, cercando proprio di dimostrare le profonde connessioni esistenti tra gli strumenti musicali, appunto, e i principi scientifici che sono alla base del funzionamento degli stessi. Con l’approvazione dell’Erasmus Intensive Programme, il prossimo anno porterò il mio lavoro al Conservatorio di Santa Cecilia e in altri cinque conservatori europei (Austria, Inghilterra, Francia, Germania e Ungheria).

A proposito di ricerca, da anni la situazione in Italia va peggiorando: finanziamenti quasi inesistenti e poca considerazione. Come vivi questa condizione?

A volte devi spiegare che le ore che passi in laboratorio, quelle impiegate davanti al computer o trascorse a riflettere ed elaborare dati, siano un “Lavoro”. Tutto ciò non solo è assurdo, ma soprattutto è la conseguenza di anni di imbarbarimento e involuzione culturale. Come si può pensare che un paese evolva senza la ricerca? Anche se, parlando di progresso, la ricerca è solo uno dei problemi in Italia.

Quali pensi che siano gli altri?

Credo fortemente che il cambiamento e la crescita sociale debbano partire dalle piccole comunità. Come si può lamentare la mancanza di persone interessate al teatro o alla musica se nessuno li ha mai educati ad apprezzarne l’arte? Alla base di ogni individuo vi è la sua formazione ed è su quella che noi tutti dobbiamo lavorare costantemente. Per questo, quando me lo consentono, sono contento di lavorare con e per il territorio in cui vivo.

Come hai fatto nel 2009?

Esattamente! Durante l’Amministrazione Vittori, presentai un progetto musicale e, insieme a Giovanni Tommaso (direttore artistico dell’Umbria Jazz Clinics di Perugia ndr) e Kathleen Aurigemma, grazie al sostegno dell’allora vice preside Mirto, abbiamo organizzato questo corso di pianoforte presso la scuola media Sandro Pertini. Abbiamo acceso un interesse nei ragazzi per una dimensione che magari la scuola non ha tempo di fornire. E se per un pomeriggio a settimana hanno spento PlayStation e televisione, allora direi che il nostro sforzo è stato produttivo e gratificante.

Parlaci dei progetti che hai in corso con il Comune di Fonte Nuova.

“Work in progress”: per il momento ho parlato solo con l’Assessore alle Politiche giovanili, Sugara Seneviratne, e prossimamente ne discuterò con l’Assessore alla Pubblica Istruzione, Mario Magazzeni. Si tratta di due progetti di divulgazione, uno nell’ambito scientifico con incontri su tematiche affrontate dalla ricerca attuale e con ospiti professionisti del settore; l’altro è musicale, con lezioni-concerto sui grandi brani, dai classici fino alla musica contemporanea, e con esibizioni dei miei allievi del conservatorio.

Svolgi moltissime attività, eppure sei un lavoratore precario. Come vivi la crisi che attraversa oggi l’Italia?

Ricevo premi e ho l’occasione di viaggiare nel mondo dedicandomi a ciò che amo, ma non si vive solo di questo. Quello che attraversa la mia generazione è un periodo di enorme difficoltà, soprattutto poiché viviamo in un sistema disorganizzato che non riconosce il merito in modo stabile ed economicamente retribuito. In Germania quello lavorativo è un percorso lineare, più o meno prestabilito. In Italia se sopravvivi sei un genio, considerando che devi costruirti la strada mentre stai ancora camminando. Certo, andarmene all’estero mi costerebbe grande fatica, per i legami affettivi e lavorativi che ho creato qui. Ma oggi nessuno può permettersi di avere la puzza sotto il naso e rifiutarsi di partire, se necessario. Nonostante questo, conservo la passione per il lavoro ed il mio naturale ottimismo.

Qual è il tuo sogno Andrea?

Il mio è piuttosto un augurio. Spero di poter andare avanti alimentando sempre la mia curiosità verso il mondo e la sua struttura, la sua armonia, per esplorarne ancora le sue meraviglie. Per ora mi dedico alla ricerca alla Sapienza, all’insegnamento in Conservatorio, al mio progetto “La Fisica degli strumenti musicali” che esporterò in Europa e mi preparo per lo stage in Giappone. Vivo nella consapevolezza che il mio già esteso percorso formativo non si esaurirà a breve: sono ancora incuriosito dalla composizione elettroacustica, dalla direzione d’orchestra e dalla fisica dei sistemi complessi.

 

Pubblicato su Tiburno il 23 settembre 2014

Samantha Innocenti, da Miss a cantante e attrice. Il talento tiburtino passa per l’Inferno di Dante.

di Rara Piol

Samantha Innocenti (Foto di Beatrice Polizzi)

Samantha Innocenti (Foto di Beatrice Polizzi)

Samantha Innocenti vive a Tivoli ed è laureata in Tecnica della riabilitazione psichiatrica, ma il suo obiettivo nella vita è quello di diventare un’artista completa: infatti studia canto, pianoforte, dizione, doppiaggio e recitazione con il Maestro Elio Polizzi, noto compositore di musiche da film d’azione americani, nonché orchestratore sia nel classico che nella musica commerciale. Samantha ha partecipato a molteplici concorsi, come Miss Italia nel 2001, e vinto premi, tra cui nel 2009 il titolo “Una Ragazza per il Cinema”, nel 2011 Protagonista dei Fotoromanzi Grand Hotel, nel 2012 Miss Motorissima. Attualmente sta lavorando a diversi progetti discografici e cinematografici, tra cui un videoclip in spagnolo, che ha deciso di anticipare alla redazione di Tiburno.

Come ti sei avvicinata al mondo dello spettacolo?

È iniziato tutto cantando nel coro della Chiesa, incoraggiata dai miei genitori e soprattutto da papà che mi ha trasmesso questa grande passione per l’arte a tutto tondo. Certo, poi mi sono “specializzata” nei vari settori, prediligo il canto pop mentre nel ballo ho scelto il latino americano, vincendo i Campionati Italiani di Salsa e Bachata nel 2009.

Come hai capito che sarebbe diventato il tuo lavoro?

Forse grazie agli ultimi progetti che ho terminato di recente e che ora sono in fase di lavorazione. La casa di produzione cinematografica, televisiva, discografica ed editrice che mi segue è la Goldbeat Enterteinment Productions srl, e lavorare con loro mi ha per la prima volta chiarito la differenza tra professionista e dilettante.

Ha comportato alcune rinunce nel tuo quotidiano?

Assolutamente no, la musica e il cinema sono una parte fondamentale della mia vita, della mia anima, perciò non potrei minimamente pensare di vivere senza.

Cosa provi quando ti esibisci?

Credo che la musica sia l’espressione dei sentimenti dell’animo. Dall’apparenza può sembrare diversamente, ma io sono una persona molto riservata nella vita di tutti i giorni. Quando salgo su un palcoscenico però, prendo in mano il microfono o mi trovo davanti ad una telecamera pronta ad esibirmi, divento un’altra, mi trasformo.

C’è un’artista dalla quale trai ispirazione?

Il Maestro Polizzi mi ha mostrato e fatto ascoltare delle grandi artiste, ma tra tutte sono sempre rimasta affascinata dal savoir-faire e dall’eleganza espressiva di Anita’O Day (cantante jazz statunitense, famosa negli anni ’40 ndr).

Il mondo dello spettacolo è legato a un tipo di bellezza alquanto canonizzato, sei d’accordo?

Credo che la cura della propria immagine sia una cosa importante, soprattutto in questo settore. D’altro canto sono assolutamente contraria all’omologazione a tutti i costi, verso uno standard di artificiosità, tipica delle ultime generazioni e della scarsa autostima. Sento spesso dire che oggi avere un seno prorompente e perfetto sia fonte di orgoglio e sicurezza. Fortunatamente non avere la sesta non mi crea alcun problema psicologico, quindi come mi accetto io, devono farlo gli altri.

Un’anteprima dei progetti ai quali stai lavorando?

Ho cantato uno dei dieci brani dell’album “Musica divina”, composti dal Maestro Elio Polizzi, sui testi tratti dall’Inferno della Divina Commedia di Dante Alighieri, con lo scopo di facilitarne lo studio. Ho interpretato il testo tratto dal XXVI canto e nel video sono raffigurata come Nausica. L’album è in collaborazione con l’emittente televisiva Roma1, che ha promosso la divulgazione nel mondo degli altorilievi dello scultore Maestro Benedetto Robazza, rappresentanti appunto, l’Inferno dantesco. La mostra, di livello mondiale, è accompagnata dalle musiche del mio Maestro ed è patrocinata da RomaCapitale.

Quando verrà pubblicato?

Questo ancora non posso dirlo, ma nell’attesa saluto con piacere altri due originali artisti che hanno partecipato alla realizzazione dell’album: Federico Belfiori e Claudio Spampinato, campione del mondo di scioglilingua, che effettua una performance incredibile “rappando” il testo di Lucifero a velocità supersoniche.

Sei stata anche protagonista di un videoclip in spagnolo.

Esattamente, si tratta di un brano dance che si intitola “No quiero llorar” (Non voglio piangere ndr). Ora è in fase di montaggio, credo concluderemo entro agosto o metà settembre, quindi passerò volentieri la mia estate negli studi della Goldbeat.

Prossimi obiettivi?

Oltre a quanto già detto, sempre per il Maestro Polizzi, sto partecipando come attrice ad una sua interessante trasmissione televisiva, della quale però non posso anticipare nulla. Proprio in questi giorni sto registrando il videoclip di una canzone con l’istruttore di Kickboxing campione del mondo, M°Italo Mancini. Incrocio le dita!

Un consiglio alle ragazze che oggi vogliono avere successo nel mondo dello spettacolo?

Come mi ha insegnato il mio Maestro, la forza e la sicurezza per sentirsi al di sopra di tutti è quella di seguire la fatidica frase del filosofo Bacone: “L’uomo vale quanto sa”… Ma per aggiornare la frase ai tempi nostri direi che “Anche la donna vale quanto sa”.

 

Pubblicato su Tiburno il 29 luglio 2014

 

Dal lavoro in Metro nasce il libro “Italian Underground” del giovane Alessio Fabrizi

di Rara Piol

Alessio Fabrizi, esperto di comunicazioni

Alessio Fabrizi, esperto di comunicazioni

Alessio Fabrizi, classe 1980 di Mentana, è laureato in Scienze della Comunicazione e ha frequentato la scuola di giornalismo della Fondazione Basso (sez. internazionale). Dopo un periodo lavorativo all’Atac, scrive il suo primo romanzo “Italian Underground”, edito nel 2011 da Meligrana Editore, che ha avuto una seconda edizione ed è stato presentato al Salone del Libro di Torino. Ha conosciuto il teatro e il lavoro in radio e attualmente è progettista ed esperto di comunicazione: promuove eventi, campagne e prodotti legati all’innovazione e alla sostenibilità ambientale, in particolare attraverso i canali dei social network. In questo momento è a Tallinn, in Estonia, per l’Etourism 2.0, progetto finanziato da un programma europeo di partnership tra aziende.

Perché hai scelto di laurearti in scienze della comunicazione?

Finito il liceo scientifico a Monterotondo, la Facoltà di Scienze della Comunicazione si presentava come una delle più interdisciplinari e affascinanti, e questa scelta mi ha donato quella libertà di movimento e indipendenza che stavo cercando nel mio percorso di studi.

Dalla vita universitaria a quella lavorativa, come sei finito all’Atac?

Ho capito ben presto che la facoltà che ho scelto non mi ha formato quanto avrebbe dovuto, soprattutto nel settore lavorativo propriamente legato ai mezzi di comunicazione e agli uffici stampa. Appena laureato, per circa 3-4 mesi sono stato “fermo”, senza soldi, né sbocchi lavorativi concreti. Fino a quando non ho trovato casualmente su un giornale l’annuncio di un concorso per addetti di stazione alle metropolitane di Roma. Mi sono sempre piaciuti i treni, sono andato a fare il concorso, e stranamente, l’ho vinto.

Com’è stato lavorare “sotto terra”?

Lavorare in metropolitana mi ha dato la possibilità concreta di conoscere più a fondo la città, dai suoi angoli più periferici, penso a Battistini o al deposito della Magliana, fino al centro, con piazza Barberini che si sveglia pian piano o con l’alba a Trinità dei Monti, mentre mi trovavo ad aprire i cancelli della stazione di Piazza di Spagna. Ho scoperto anche cos’è un contratto a tempo indeterminato, quali sono i diritti di un lavoratore, la malattia, le ferie pagate, l’aspettativa, tutte tutele della persona che, facendo comodo al pensiero dominante, oggi vengono considerate dei privilegi.

Così nel 2011 scrivi “Italian Underground”.

383876_2429089579083_896936854_nSì, il libro è ambientato appunto nella metropolitana di Roma ai giorni nostri e descrive quel che accade, con il particolare punto di vista offerto da un addetto ai lavori, o se vogliamo, quasi da “un dietro le quinte”: un operatore di stazione che guarda mostrarsi, dalla sua postazione, nel suo splendore e nel suo abbrutimento, la vita e la sua città. Volevo creare una relazione tra i tanti mondi paralleli ed è stato anche una specie di giustificazione “dovuta” verso la mia scelta sofferta di lasciare quel lavoro in cerca di altro…

Oggi il lavoro e’ un tasto dolente, soprattutto per i giovani. Come vivi questo momento?

Con grande fatica. Nonostante i tanti progetti e potenzialità che il momento attuale offre non posso non risentire della mancanza di tutele sociali e delle occasioni che non si possono cogliere poiché non supportati economicamente.

E quale pensi sia la soluzione al problema della disoccupazione?

Senza dubbio un altro stato sociale, funzionante e che permetta il cambiamento e la mobilità mantenendo le stesse garanzie contrattuali. Non penso che occorra diminuire i diritti di chi lavora in cambio di maggiore occupazione. Penso che se il reddito minimo di cittadinanza esiste in quasi tutta Europa, non capisco perché qui non si dovrebbe adottare.

Cosa dovrebbe fare un giovane oggi in Italia?

Penso che ciascuno di noi abbia per necessità e aspirazioni “doveri” differenti. Premesso ciò, penso che realizzare un proprio percorso lavorativo indipendente possa essere la migliore delle soluzioni in questo momento. E in particolare scoprire le opportunità offerte dai programmi europei.

Come l’Etourism 2.0?

Esattamente! Sto realizzando insieme al “Mullihotell”, realtà estone, una ricerca cercando di creare un network europeo di piccole e medie imprese del settore dell’accoglienza, legate alla sostenibilità e a una diversa concezione del turismo. Il Mullihotell è una innovativa forma di campeggio: si tratta di bolle trasparenti della grandezza di una stanza che consentono di immergersi completamente nella natura. Perfino la BBC gli ha dedicato un servizio. Ora sono in partenza dei nuovi progetti che per prudenza dovuta al “lancio” ancora non posso anticipare.

Se e quando tornerai in Italia, cosa farai?

La mia intenzione è quella di promuovere le realtà pubbliche e private, produttive e non profit del territorio. Ho sempre lavorato per la salvaguardia e la cura del territorio dove ho vissuto e che ho a cuore, per questo abbiamo costituito Ecobaleno, associazione culturale e ambientale. Sto cercando di utilizzare le opportunità offerte dall’Unione Europea per poter lavorare in Italia, anche se non so cosa potrà riservare il futuro.

Hai avuto esperienze anche in radio e a teatro…

Credo che la radio sia lo strumento di comunicazione più bello, poiché con la tua voce puoi riempire la vita di qualcun altro, puoi avere un rapporto che per quanto sia oggettivo e distaccato rimane pur sempre intimo. Il linguaggio è diretto, senza fronzoli, è lì che scopri quanta potenzialità c’è nella parola in sé. Il teatro è senza dubbio stata un’esperienza formativa molto importante: durante gli anni di liceo, con Giancarlo Zagni e suo figlio Daniel, che tenevano un laboratorio teatrale, ho potuto apprendere tanto, soprattutto di me stesso. Proprio ultimamente con l’Associazione Daniel Zagni Lab ho rimesso piede su un palcoscenico, quello del teatro Ramarini di Monterotondo.

Alessio, progetti per il futuro?

Dal 2006 mi occupo di tematiche ecologiche, con il laboratorio della decrescita di Roma e in questo momento stiamo redigendo un libro, tra il saggio e il manuale di istruzioni, sulla nostra esperienza in questo campo. In cantiere ci sono idee per altri due romanzi e una serie di racconti. Per quanto riguarda il lavoro l’obiettivo è creare una start-up di turismo sostenibile… Per il futuro stiamo collaborando all’avviamento di innovativi progetti riguardanti la tematica dei rifiuti e in più nei prossimi mesi ci struttureremo come realtà di supporto alla progettazione e al reperimento di fondi europei.

 

Pubblicato su Tiburno il 22 luglio 2014

 

 

“Ecco svelato il mio punto C”

Intervista esclusiva con la blogger Clizia Incorvaia  

di Rara Piol

Clizia Incorvaia

Clizia Incorvaia

Clizia Incorvaia, classe ’84 e origini siciliane, è una showgirl, attrice e modella. Laureata in Scienze della comunicazione all’Università Cattolica di Milano, da giovanissima   compare  in vari spot nazionali Fiat, Puma, Kinder etc. e in diversi video musicali. Debutta come giornalista con una rubrica di moda su Match Music e nel ruolo della stagista intellettuale a Markette nel 2007, lo show satirico condotto da Piero Chiambretti  su La Sette. Nel 2009 conduce “Glamour shots”, un programma di moda prodotto da Sky in cui Clizia sottolinea come il cinema e la moda si influenzino a vicenda. Nelle vesti di una Principessa raccontastorie, torna nel 2010 al fianco di Chiambretti nell’omonimo show in onda su Italia Uno. L’anno seguente crea insieme alla sua migliore amica, l’attrice Lola Ponce, un brand femminile, innovativo e glamour dal nome GIRLS SPEAK, “ragazze che parlano”, già in vendita in Sicilia e presto in tutta Italia. Dal piccolo al grande schermo, l’abbiamo vista di recente nel film “Sole a catinelle” di Checco Zalone e la vedremo in “Tutta colpa di Freud”, pellicola di Paolo Genovese in prossima uscita nelle sale cinematografiche.   

Alta, bionda, labbra carnose e uno sguardo malizioso.   Nella lista delle fashion bloggers italiane più cliccate  c’è anche la bellissima  Clizia Incorvaia,  giovane attrice e modella di origini siciliane. Nel suo blog, chiamato  “Il punto C”, apre una finestra sul mondo reale per fotografarne l’anima e le tendenze . Lo fa con estrema semplicità e  positività e l’aspetto più curioso è che lo fa indossando (spesso)  una maschera di Barbie.  L’abbiamo incontrata nel salone di bellezza del noto hair stylist Lino Sorrentino a Colleverde, e tra un colpo di spazzola e uno di phon, ci ha svelato quale è il suo punto C e il mistero nascosto dietro quel provocatorio volto di Barbie…

Come nasce e come è cresciuto il tuo rapporto con la moda?

Fin da piccola divoravo magazine di moda a cui mamma Corinna era abbonata e osavo look improbabili perché lei mi vestiva sempre in modo “unconventional”, pensate che il primo costume a tanga La Perla l’ho indossato a 5 anni! Ero talmente incuriosita dal mondo della moda da mettere a soqquadro gli armadi di nonna Maria che, fortunatamente, conservava tutto. Il mio archivio di abiti parte proprio da lì!

734842_468834426510893_767884912_nLaureata in Scienze della comunicazione, creatrice di un brand e protagonista di servizi fotografici di moda. Come descrivi il fenomeno del fashion blogging?

E’ lo specchio di una società che cambia il modo di comunicare, servendosi dei social network per condividere tutte le sue emozioni. E le aziende di moda oggi lo sanno bene, tanto da non investire più sulla carta stampata, ma si affidano alle fashion blogger che sono lo strumento migliore per pubblicizzare e vendere.

Credi che per i giovani possa rappresentare una reale prospettiva di lavoro, in un’Italia nella morsa della crisi?

Onestamente non credo costituisca la chiave di volta, è un fenomeno in discesa e a breve avremo altro. Ai giovani di oggi suggerisco di essere eclettici, preparati e capaci sempre di reinventarsi.

Quando nasce l’idea del blog e perché lo hai chiamato “Il punto C”?  

Nasce il maggio scorso, sotto suggerimento del grande amico Elio Fiorucci, per dare un’immagine di donna ironica, eclettica e attenta all’animo delle città che ama esplorare. Il nome ha un richiamo malizioso al famoso punto g, perché tutte dovremmo scoprire il nostro fattore c, ossia “cool”. E poi sta per il punto di vista di Clizia.

1229863_577278772333124_1564387067_nPerché in tutti gli scatti fotografici indossi la maschera di Barbie?

La mia è una donna diversa, un’anti barbie e un’anti velina. La maschera nasce proprio per questo, come contrapposizione ad una società popolata da maschere di donne steriotipate, affannate nella ricerca di un ideale di donna perfetta e plastica, con il rischio dell’omologazione.

Un’anti-Barbie che racconta il mondo. Qual è l’esperienza on the road che più ti ha colpito?

La mia Barbie gira il mondo un po’ sul concept del nanetto di Amelie (protagonista della pellicola francese del 2001 ndr), che esplora il mondo sempre con nuovi occhi! Mi ha molto divertito scattare a Madrid nella calle Montera, una delle strade principali in cui in pieno giorno tra negozi e passanti distratti le prostitute giravano e vendevano il loro sesso indisturbate e serene, tra i turisti che sorseggiano una birra spagnola con una tapas.

Un blog che non si limita ad essere un contenitore di foto.

Affatto, tocca temi importanti come il femminicidio, perché essendo sensibile alle donne, è attento a tutto quello che è l’universo femminile con i suoi limiti e i suoi tabù e problematiche.

1535511_643220219072312_431539966_nDonne e tendenza. Cosa rappresenta la moda nella tua vita?

La moda non è altro che un prolungamento dell’ io, che si esprime attraverso gli abiti che non son altro che “oggetti culturali” che raccontano qualcosa della nostra personalità e della nostra anima.

Capi promossi per il 2014?

Via libera a pantaloni e gonne shorts in eco pelle che daranno subito un tocco deciso al vostro guardaroba, ma smorzateli con qualcosa di più sweet altrimenti rischierete di apparire delle ex metallare! Promossi a pieni voti le scarpe a punta con stiletto e un bel tuxedo (completo da uomo) che accende la femminilità!

Quelli invece assolutamente “out”?

Bocciate le Hogan con gomma in vista stile scarpa ortopedica, che molte persone si ostinano ancora ad utilizzare. Out i piumini, sostituiteli con pelliccette eco nuove o vintage e sarete molto più attuali subito!

Cosa ti è piaciuto di più della passerella del Pitti?

Mi hanno colpito molto le riproduzioni dei David di Michelangelo proposte da Pep Marchegiani, comparse nelle vie fiorentine provocando critiche perché c’era un David superdotato. Una provocazione che suggerisce all’arte italiana, che è sempre stata forte e gloriosa, di andare avanti in un momento di stallo come questo! E mi trovano perfettamente d’accordo .

Clizia con Lino Sorrentino

Clizia con Lino Sorrentino

Hai creato il brand Girls Speak, un progetto pink: che genere di moda firma?

Ci rivolgiamo a donne stufe di seguire modelli stile “bambole assenti e mute” e che vogliono rompere gli schemi, ma soprattutto che sappiano giocare con la vita e con la moda stessa. Per ora ci siamo concentrate su t-shirt dal sapore eighties, che hanno come protagonista un uomo nudo con i tacchi. A breve realizzeremo capi che dal giubbino all’accessorio non potranno mancare nell’armadio di una vera girls speak.

Per il tuo look ti affidi al tuo hair stylist Lino Sorrentino, con il quale hai anche lavorato professionalmente.

Lino è un professionista che lavora sulla fisionomia della persona con grande passione, e questo fa la differenza. Lavorare con lui al progetto della Florence Biennale 2013 è stato gratificante per entrambi. Come direbbe Goethe, la nostra è pura affinità elettiva!

Progetti futuri?

Tanti, sia nel cinema che nel mondo della moda, ma preferisco lasciarvi l’effetto sorpresa! Un buon 2014 a tutti e che i nostri sogni si realizzino… Non tutti però, altrimenti che ci rimarrà più da realizzare nei prossimi anni a venire?

Pubblicato su Tiburno il 21 gennaio 2014

Lino Sorrentino, Vip Hair Stylist: “Tra le mie star anche la Marchesa D’Aragona”

di Rara Piol

Lino Sorrentino con la Marchesa D'Aragona

Lino Sorrentino con la Marchesa D’Aragona

Lino Sorrentino, 47 anni, nato ad Amsterdam e cresciuto in Campania, oggi vive a Colleverde dove gestisce una doppia attività, Artemis: un salone di bellezza e un outlet di mobili di lusso. Vip Hair Stylist per la nota azienda Matrix vanta un curriculum professionale d’eccellenza, soprattutto nel mondo dello spettacolo, che lo ha visto impegnato sul red carpet del Roma Fiction Fest fino alla Florence Biennale 2013, una delle più grandi rappresentative di artisti a livello mondiale con più di 2.500 opere esposte.

Inutile negarlo. C’è chi nella vita è destinato a vivere sotto i riflettori, proprio come Lino Sorretino. Vip Hair Stylist , maestro nell’arte del look e della cura del capello, la sua abilità creativa è tale da far sentire ogni donna che passa nel suo salone di bellezza, una vera e propria star. E dalle richieste  del territorio, esaudite nel suo salone di Colleverde, a quelle dello Star System,che lo portano spesso in giro per il mondo, la sua agenda lavorativa è sempre ricca di impegni anche sotto le feste. Aspettando il Natale, ci racconta solo alcuni dei progetti professionali che ha realizzato di recente rispondendo alle nostre curiosità.

Curi ormai da anni il look della Marchesa D’Aragona, eletta vincitrice morale dell’ultima edizione del reality Pechino Express.  Che tipo di donna è?

È una persona estremamente umile e nobile d’animo, oltre ad essere un esempio per tutte le donne, perché non è mai troppo tardi per mettersi in gioco, curando sempre il proprio aspetto con attenzione ed eleganza. Nutro per lei una profonda stima e lavorare insieme è sempre gratificante per entrambi. Con affetto mi chiama “adorato mio” mentre io la definisco  la “Marchesa del Popolo”, secondo me è una maestra di vita!

Il tuo estro ha lasciato il segno anche sulla passerella del Roma Fiction Fest e alla Biennale di Firenze 2013.

Clizia Incorvaia nello scatto artistico per la Florence Biennale 2013

Clizia Incorvaia nello scatto artistico per la Florence Biennale 2013

Sul red carpet  di Roma ho pettinato la bellissima attrice californiana Edy Ganem. Per la Florence Biennale invece ho realizzato un’opera con uno dei maestri della fotografia italiana, Bruno Oliviero, e l’attrice e showgirl empedoclina Clizia Incorvaia, di recente sul grande schermo insieme a Checco Zalone. Si tratta di uno scatto artistico che rappresenta il rapporto tra la donna e il suo hair stylist attraverso il filtro dello specchio, che rimanda alla donna stessa la sua “nuova” immagine. Sono fiero di anticiparvi che siamo tra i cinque finalisti per l’assegnazione del prestigioso premio “Lorenzo il Magnifico”.

Amatissimo dalle star e non. Vogliamo rassicurare le future clienti che il tuo “listino” è very normal?

Assolutamente sì! Oltre ad essere in linea con i prezzi di mercato, siamo anche molto sensibili al periodo delicato che l’Italia sta attraversando. Tutte le donne che entrano nel mio salone di bellezza sono delle stelle e dal trucco al parrucco voglio che abbiano tutte le attenzioni che una donna merita. Con lo spirito natalizio, a tutte le clienti più affezionate regalerò in dono un gadget prezioso, così da coccolarle anche sotto le feste.

Come passerà il Natale la famiglia Sorrentino? Da buon partenopeo quale specialità prediligi?

Il Natale è una festa che  sia io che mia moglie e le mie tre figlie sentiamo molto.  Come ogni anno a Natale , ma anche a Capodanno,  saremo tantissimi, oltre ai nostri familiari verranno da noi anche molti amici. Quest’anno faremo   l’albero “anticrisi”, tutto in oro, così da augurarci tempi migliori. Siamo a Roma da tanti anni ma il menu di natale è sempre e categoricamente partenopeo, con tanto di capitone, pastiera e struffoli, roccocò e mostaccioli: una squisitezza!

Con tutte queste prelibatezze, quale Vip inviteresti al cenone della vigilia?

Lino Sorrentino con Clizia Incorvaia

Lino Sorrentino con Clizia Incorvaia

Accontenterei le mie figlie invitando la cantante statunitense Selena Gomez, idolo della piccola Aurora, mentre so che Maria Cristina apprezzerebbe la presenza degli One Direction, una boy band anglo-irlandese. Alessia è già felice di poter invitare il suo fidanzato Lorenzo.

Prossimo progetto?

Ancora non posso dire nulla, ma il mio prossimo impegno potrebbe riguardare una mia possibile partenza per Miami nei prossimi giorni… Chi si ferma è perduto!

Pubblicato su Tiburno il 3 dicembre 2013